Da giorni ci stiamo spendendo per una solida organizzazione dell’assistenza coronavirus a domicilio, ritenendo che per le peculiarità orografiche del territorio regionale, per la scarsa densità demografica delle nostre città e paesi, e per la oggettiva carenza di posti in rianimazione, la popolazione debba essere centellinata prima di arrivare in ospedale. Centellinata nel senso di seguita , soprattutto in presenza di sintomi che possano segnalare un qualche tipo di contagio. In questa direzione la Regione finalmente si sta muovendo ed ha messo su alcune squadre di pronto intervento, situate nelle cinque macrozone della Basilicata. Ma qual è il lavoro che debbono fare, e quali strumenti si rivelano indispensabili?. Gianfranco Gallo, il blogger potentino che si interessa di sanità, mi ha passato un articolo intervista fatto dal giornale Sanità Informazioni.it all’oncologo di Piacenza , dr.Luigi Cavanna, unitamente al post da lui indirizzato al Governatore Bardi, a suggerire che quella è la strada da seguire. Ne riportiamo gli stralci più significativi e che possono costituire , se necessario, un contributo all’efficientamento del servizio di casa nostra:
«La nostra strategia- dice Cavanna- è stata quella di cominciare un trattamento specifico antivirale. Voglio chiarire che la terapia antivirale decodificata non esiste a tutt’oggi, ma ci sono farmaci dimostrati efficaci come l’idrossiclorochina e antivirali che si usano per l’Aids. Abbiamo accumulato molte esperienze: se questi farmaci vengono somministrati precocemente, malati che partono da una febbre a 39-40 con una ossidazione al limite non sono stati ricoverati e sono migliorati a casa. Questa è la chiave di volta. Il problema non è andare a fare il tampone a casa, spesso non c’è tempo: l’importante è iniziare precocemente le cure».
Attualmente sono un’ottantina i pazienti in cura ‘a distanza’, con controllo domiciliare. «Ma sono destinati ad aumentare perché adesso si è creata una task force: abbiamo cominciato con il caposala e il sottoscritto, ma adesso anche l’Azienda sanitaria e la regione Emilia Romagna stanno strutturando gruppi di medici e infermieri che vanno nelle case proprio con l’obiettivo di curare precocemente i malati e tenerli monitorati».
Ma come capire se un malato ha il Covid oppure no?, gli chiede l’intervistatore.
«All’inizio, nel dubbio, facevamo i tamponi, adesso non più. Se una persona ha sintomi come febbre, tosse secca, dolori articolari, disturbi del gusto e dell’olfatto in una zona endemica come Piacenza non ci sono dubbi. Il tampone ora lo faremo solo per capire se il paziente si è negativizzato». Inoltre, per avere conferma della diagnosi, Cavanna porta nelle case anche strumenti per fare delle ecografie al torace: «Sono dei piccoli apparecchi, noi ne abbiamo uno piccolo ma ancora un po’ ingombrante. Comunque stanno arrivando quelli palmari, che si mettono in tasca. Questo tipo di polmonite è interstiziale, quindi dà una immagine caratteristica anche nelle ecografie. È una diagnosi facile da fare». Nella foto, il Dr. luigi Cavanna