Teatro Cava del Sole. Sembra aperto ma è chiuso

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Porte chiuse al teatro di Cava del Sole.

Sembra che manchino le condizioni per il collaudo.

Un fatto straordinario che, se accertato, ridurrebbe la messa in opera della struttura a una mera installazione artistica, non fruibile ma costosissima.

Veniamo con ordine ai fatti.

Il progetto era nato con l’auspicio che Matera, finalmente, come tutte le città d’arte diffuse nel mondo, avesse un “Teatro” pubblico fruibile da tutti che non fosse a carattere privatistico, immerso in uno scenario spettacolare di grande impatto come quello della Cava del Sole.

Un’esigenza che la cittadinanza, le associazioni culturali e gli operatori turistici avevano più volte manifestato. Un desiderio che il Sindaco del Comune di Matera, Raffaello De Ruggeri, in più occasioni, soprattutto da presidente della Fondazione Zetema, aveva manifestato. Da sindaco, infatti, l’1 dicembre 2015, dopo un anno dalla proclamazione di Matera Capitale Europea della Cultura, trasmette una precisa richiesta alla Fondazione Matera Basilicata 2019 con cui chiede esplicitamente all’elaborazione di un teatro da realizzare nell’ambito della Cava del Sole. Fatte le dovute verifiche di compatibilità della richiesta con i desiderata della Fondazione, il D.G. Paolo Verri, lancia un bando per 15 partecipanti al “primo workshop”. Bando preparato dell’Open Design School di Matera, realizzato sotto il coordinamento di Joseph Grima con la supervisione dell’ideatore del progetto ODS, Mattia Acito e del responsabile scientifico del workshop, Paolo Cascone. Dopo solo 3 anni dall’investitura, nel 2017, a due anni dell’anno da Capitale Europea della Cultura, il “concept” per il recupero e la rifunzionalizzazione della Cava del Sole, prende forma. Un concept irrealizzabile in tempi brevi. E lo stesso Sindaco di Matera, prende atto del ritardo con cui si sono avviate le procedure e  le dichiara ufficialmente “non realizzabili” suggerendo ad Invitalia, soggetto attuatore degli interventi infrastrutturali di Matera 2019, di ripiegare la scelta (obtorto collo) sulla proposta primordiale dalla Fondazione. Una proposta che ipotizzava la realizzazione di un’istallazione amovibile. Più semplice e veloce da realizzare.

Tutto riparte, quindi, dopo tre anni, da dove tutto è iniziato. Lettere, proposte, contro proposte, studi di fattibilità, analisi ecc., ecc. consulenze. Consulenze architettoniche, geologiche, strutturali, energetiche ecc., ecc. affidate a professionisti scelti dall’Elenco degli Operatori Economici e degli Esperti della Fondazione. In particolare, per la progettazione, viene scelto l’Architetto Antonio Mattia Acito, selezionato per la sua esperienza sul Parco delle Cave e per il suo contributo al primo workshop dell’Open Design School. Procedure, immediatamente contestate dall’Associazione Liberi Professionisti Ingegneri e Architetti (ALPIA) che, in una lettera del presidente l’on Gianluca Rospi inviata al sindaco di Matera, rilevano alcune incongruenze rispetto ad un “modus procedenti dubbio” specie sulla determinazione del corrispettivo.

L’allestimento e la Gestione del nuovo teatro della Cava del Sole per lo svolgimento degli eventi, vale 9.710.966,98 di euro e ha un termine di quattro anni. Nonostante dubbi e perplessità, le opere vengono affidate alla società GEA (ed altri) che consegna i lavori in tempo utile per la giornata dell’inaugurazione dell’anno da Capitale europea della Cultura ed è presentato alla città e al mondo intero nella cerimonia inaugurale alla presenza del capo del Governo e di tutte le autorità locali.

Tutto bene. Tempi rispettati, struttura caratterizzata secondo l’ambiente caveoso, ospiti soddisfatti, ingegneri pagati, ditta realizzatrice pagata, tutto rendicontato. Ma non si può procedere alla chiusura della pratica  perché sembrerebbero mancare permessi e collaudi propedeutici all’uso pubblico.

Ma come, tutti quei soldi e non c’è il collaudo? Sembrerebbe proprio così. Una storia di burocrazia che fai il paio con quelle di sperpero di denaro pubblico su cui la Corte dei Conti presto potrebbe essere chiamata a indagare. Ma c’è tempo fino al 2022 per rendere fruibile la struttura mobile, salvo smontarla per trasferirla altrove dove, amministratori lungimiranti, burocrazie e lacci vari, non dovrebbero condizionare la fruibilità di uno spazio costato quasi quanto una struttura complessa.

Poco vale se, nel contratto di gestione del Teatro della Cava del Sole, sia stato previsto l’uso “semi gratuito” per il Comune. Uso che prevede solo l’utilizzo dello spazio pubblico da occupare in dieci occasioni di carattere istituzionale all’aperto e dieci al chiuso, da svolgersi tra il 2019 e il 2020 e di cinque all’aperto e cinque al chiuso da svolgersi tra 2021 e il 2022. Il tutto, alla modica cifra che scaturirà dal calcolo dei costi per consumi energetici, del costo per il personale utilizzato, per le attrezzature e le sedie occorrenti.

Non proprio un affare per il Comune e per la Fondazione Matera Basilicata 2019 che diventa un vero e proprio salasso in caso di “nolo” per gli operatori culturali ai quali è stato già comunicato che, una volta superato il problema del presunto mancato collaudo, per l’utilizzo della struttura e dei servizi annessi, i costi sembrerebbero lievitare da un minimo di 5000 euro al giorno a un massimo di 10000 euro, secondo i servizi aggiuntivi richiesti.

Giuseppe Digilio

 

 

 

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