La tanto sbandierata fabbrica dei droni che avrebbe dovuto sorgere nei pressi del giacimento petrolifero di Tempa Rossa è già al capolinea.
Il progetto, presentato come una bandiera della “nuova industrializzazione sostenibile”, è stato messo in pausa, forse cancellato, lasciando dietro di sé il sospetto di una retromarcia politica e un senso di svuotamento degli accordi siglati tra Regione Basilicata e Total E&P Italia.
Un passo indietro che stride con le parole pronunciate dallo stesso Governatore all’inizio del suo mandato, quando parlava della “centralità dello sviluppo sostenibile” per il futuro della regione. Oggi, a distanza di anni, lo scenario è ben diverso: si parla di rinegoziazione o addendum dell’accordo Total, ma i contorni dell’operazione sono tutt’altro che chiari.
A coordinare la trattativa , da quanto trapela, sarà la stessa figura istituzionale che al tempo dell’autorizzazione ambientale ricopriva prodromicamene e contemporaneamente due incarichi chiave: Direttore Generale del Dipartimento Ambiente della Regione e Commissario straordinario dell’ARPAB, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
Due ruoli che, per la delicatezza delle funzioni, avrebbero dovuto restare separati. E invece furono affidati alla stessa persona, proprio nella fase propedeutica al rilascio delle autorizzazioni.
Ora, il rischio è che anche la rinegoziazione segua lo stesso schema: chi contratta rappresenta, controlla e garantisce tutto, in un equilibrio precario che solleva interrogativi sull’imparzialità dell’intero processo.
Se si vuole davvero dare un senso a una nuova fase di accordi con Total, serve una verifica preventiva e rigorosa sull’effettiva conformità delle procedure adottate finora rispetto alle prescrizioni normative. *In particolare, vanno approfonditi i dati e le relazioni trasmesse all’UNMIG (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse)*, soprattutto per quanto riguarda la validazione dei parametri ambientali previsti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Domande inevase si accumulano da anni:
• È stato eseguito un monitoraggio di bianco della qualità dell’aria nelle aree circostanti il Centro Olio di Tempa Rossa, come previsto? E se sì, è stato condotto dall’ARPAB o da soggetti terzi?
• Le centraline di monitoraggio dell’aria nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara, Gorgoglione e Pietrapertosa sono funzionanti e conformi al PMA (Progetto di Monitoraggio Ambientale)?
I parametri rilevati, le modalità di analisi e i format di restituzione dei dati corrispondono a quanto la normativa impone ?
• Il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee è attivo e regolarmente aggiornato?
• *Come sono stati trasmessi i dati ambientali all’UNMIG se il Cma è stato avviato solo dopo l’ok all’emungimento dai pozzi e secondo quale protocollo tecnico*?
• È stato formalizzato un protocollo operativo tra ARPAB e ISPRA, nell’ambito del Centro di Monitoraggio Ambientale, che assicuri trasparenza, imparzialità e continuità nel controllo?
Il giacimento è in piena produzione, ma il territorio e i cittadini restano in gran parte all’oscuro sull’impatto reale delle attività.
La Regione parla di sviluppo sostenibile, ma agisce senza chiarezza su chi controlla cosa, chi gestisce i dati, e come vengono validati.
Prima di firmare nuovi accordi, sarebbe il caso di dimostrare che quelli vecchi sono stati rispettati. E che chi siede oggi al tavolo della rinegoziazionenon si liti a rappresentare, ancora una volta, tutti gli attori in campo, ma abbbua ciscienza di rappresentare i cittadini col necesssario cintrappeso moraleni.