TERRE LUCANE, IL LIBRO CHE CELEBRA IL DECENNALE DELLA SEZIONE LUCANA DELL’ACCADEMIA TIBERINA

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di Maria Rosaria Macchia

Battesimo istituzionale per “Terre Lucane”, il volume edito per I Tipi dell’Accademia, che racconta la Lucania estesa e celebra i dieci anni dell’Accademia Tiberina di Basilicata. Lunedì 24 luglio, a Potenza, il Presidente del Consiglio Regionale, Carmine Cicala, ha voluto sigillare l’evento e la ricorrenza con la consegna del Gagliardetto della Regione per riconoscere l’alto valore culturale delle azioni e dei programmi sviluppati in questi anni dal Presidente Nicola Pascale e da tutte le Accademiche e gli Accademici. Nella Sala B. dello stesso Consiglio, davanti agli autori e ad un pubblico attento, si è svolto un seminario coordinato da Gianfranco Blasi, e al quale hanno partecipato il Presidente Cicala, il Responsabile  della Struttura di Coordinamento per gli Eventi e l’Editoria del Consiglio Regionale, Pierluigi Maulella, il Presidente dell’Accademia lucana, Nicola Pascale e il Segretario Generale, Rocco Carbone. Un prezioso volume, “TERRE LUCANE”. Il cammino di un popolo tra storia e storie”, a cura di Nicola Pascale, scritto a più mani da diciannove autori lucani, frutto di ricerche e iniziative culturali promosse dalla Sezione lucana dell’Accademia Tiberina in occasione del suo primo decennio di attività.

Mario Ascolese, Aniello Ascolese, Marco Ascolese, Giuseppe Balena, Gianfranco Blasi, Rocco Carbone, A. Sergio De Franchi, Giuseppe D’Elia, Marilena Di Grazia, Anna Maria Di Tolla, Cristina Florenzano, Domenico Marcigliano, Michele Marsico, Annamaria Molinari, Nicola Pascale, Leonardo Pisani, Emma Russo Carrara, Leonarda R. Santeramo, Rosanna Sassano, Pasqualina Satriano, Federico Valicenti.

 

Diciannove autori, uniti a comporre un raffinatissimo e pregevole mosaico di arte, letteratura, fede, economia, natura. Tante le tematiche affrontate in analisi e studi che hanno il merito di coinvolgere e affascinare il lettore attraverso una scrittura dalla grande capacità affabulatoria. I “territori”, i temi, il riferimento a dati e luoghi collocati nella nostra regione fungono da cartelli indicatori di un percorso le cui ramificazioni non sono mai eccessive. Titoli come tasselli guida, insomma, per il lettore che si accorge di trovarsi dinanzi a una straordinaria coreografia che realizza riflessioni, atmosfere  e richiami particolari, come nel caso dell’affascinante saggio di Giuseppe Balena, in cui  l’autore percorre la strada che lega il culto ancestrale della Vergine nera in Basilicata (principalmente nei centri lucani di Viggiano e Matera ma anche altrove) al mondo celtico, trasferito al mondo cristiano attraverso la cultura templare e la predicazione di San Bernardo di Chiaravalle, ispiratore della Regola dei  Cavalieri del Tempio. Il culto della vergine “nigra sed formosa” si connota, nelle pagine di Balena, come un fenomeno “di stampo chiaramente religioso ma anche fortemente simbolico”. Rimanendo in tema di “cultura religiosa”, Domenico Marcigliano (Fra Mimmo)  analizza la presenza Francescana in Basilicata e l’iconografia ad essa collegata su una vasta area del territorio lucano fin dalla prima metà del XIII secolo. L’importanza di tale presenza nella terra di Basilicata è di fondamentale rilievo soprattutto sul piano culturale, “si pensi all’incremento dato agli studi filosofici, teologici e umanistici negli studi conventuali e nei seminari” e alla “vocazione” didattica delle opere d’arte promosse e scaturite dalla spiritualità francescana, capaci di comunicare messaggi e tradurre in forme facilmente assimilabili i temi della predicazione del Santo di Assisi. Altra importante “presenza” in terra lucana è il culto di Santa Sofia, la cui diffusione è stata egregiamente studiata  e analizzata da Nicola Pascale seguendo principalmente gli assi agiografici, agionomici, iconografici e rituali. Sofia, illustre matrona di origine italica, era madre di tre figlie, a cui aveva dato i nomi di Pistis (Fede), Elpis (Speranza), Agape (Carità). Tutte e quattro furono martirizzate al tempo dell’imperatore Adriano e fu probabilmente il monachesimo italo-greco a svolgere un ruolo primario nella diffusione del culto della santa. L’indagine, encomiabile, condotta dall’autore sui pochi e frammentari riferimenti storici, spesso di tenore allegorico e teologico, mostrano tuttavia inequivocabili tracce di una fioritura forte e intensa del culto di Santa Sofia nella plurisecolare devozione, cattolica e ortodossa, dei territori lucani, testimoniata dalla presenza di chiese, cappelle e monasteri. Il lavoro di Pascale costituisce un contributo di grande valore per la storia religiosa delle terre lucane.  Il profumo della libertà pervade le pagine del bellissimo saggio di  Gianfranco Blasi sul giornalista e politico lucano Giuseppe Chiummiento, antifascista convinto e militante. Dalle pagine del giornale da lui stesso fondato, La Basilicata, “organo del nittismo meridionale”, in giorni in cui “la storia viaggiava incontrollata verso tragici eventi”, emerge anche un’idea di territorio e di futuro.  Chiummiento, scrive Blasi, “usò il giornale come cuneo e leva comunicativa. Non rinunciò a rischiare personalmente in nome della rinascita” e molti furono i giornalisti, gli intellettuali e i poeti che vi scrissero, fra cui il giovanissimo Leonardo Sinisgalli, insieme ai quali condivise l’urgente richiamo a nuove energie morali e spirituali capaci di stimolare un risveglio delle coscienze. Ancora un profumo, stavolta di “gelsomino e di libertà”, guida il lettore nella riflessione di Annamaria Molinari sulle esperienze poetiche delle lucane Aurora Sanseverino, Isabella Morra, Beatrice Viggiani, ricco ricettacolo di fragilità e fecondità, che toccarono, sebbene in modi differenti,  gli amari frutti  dei pregiudizi di genere e di un conformismo velenoso. “Il pregiudizio pervicace era ed in parte è stato ed è contro le donne. Quasi che esprimere talenti fosse o sia stato considerato oltraggioso”, scrive la Molinari.  Particolarmente vibranti sono le pagine dedicate proprio al fascinoso profilo della poetessa Isabella Morra, prigioniera di luoghi impervi dove splendevano soltanto «la luna e i calanchi», dove “mancava il mondo/ nascosto altrove” come recita la poesia di Gianfranco Blasi posta a chiusura del saggio.

 

Terre Lucane è un libro che si fa anche antropologia della memoria, come nelle “Due storie di emigrazione” di Leonardo Pisani. La prima, è il racconto della bellezza di un incontro nato dalla comune condizione dei due protagonisti, entrambi ”emigranti”. Il friulano e il lucano, Primo Carnera e Francesco Libonati, uno “pugilatore” di fama, l’altro scultore. Entrambi divenuti simbolo per tutti gli italiani costretti a lasciare il suolo natìo. La seconda, è il ricordo straordinario del pugile potentino Franco Blasi, emigrato in Francia alla fine degli anni ’50 e tornato poi a vivere a Potenza, dopo una brillante carriera da fuoriclasse silenzioso (“le mute” lo chiamavano i francesi poiché picchiava forte ma non parlava mai), capace di impartire lezioni di generosità e arte pugilistica.

Terre Lucane si offre al lettore anche come rifugio sentimentale di narrazioni,   di memorie storiche  che vengono quasi inventariate e patrimonializzate come nell’ottimo saggio di  Leonarda Rosaria Santeramo “La via del grano dal Sele al Bradano, da Eboli a Matera”. È attraverso una strada che nascono le alternative, è attraverso una strada che è possibile conquistare dei diritti. Come si fa a immaginare un cammino o una destinazione se la strada non c’è?

Dalla caduta dell’impero romano (476 d.C.) fino alle soglie del secolo dei Lumi, “il sistema viario principale dell’Italia meridionale comprendeva tronchi di antichi itineraria, tratti di viae pubblicae romanae e lunghe vie erbose (tratturi) per lo spostamento degli animali in transumanza”, scrive la Santeramo. Nel 1789 fu Ferdinando IV che, attraverso luoghi impraticabili ed inaccessibili, “fece una strada rotabile e sviluppò i commerci fra province disgiunte”. Era la “via del grano”, così chiamata poiché oltre ad avere la funzione di congiungere i comuni dell’entroterra campano e lucano, da Eboli a Melfi, assicurava il trasporto del grano e delle altre derrate alimentari dalla fertile Puglia, attraverso la lucana valle del Bradano, a Napoli, capitale del Regno. Fu un segno di progresso “in attesa di futuri eventi più dirompenti nella lunga marcia di emancipazione del nostro Mezzogiorno”.

La Redazione di Talenti Lucani, che mi ospita, si ripromette di censire anche gli altri autori, tutti meritevoli di attenzione e considerazione. Qui, per ora, facciamo riferimento ancora ad altri due saggi. Quello di Rocco Carbone, scrittore e pubblicista in tematiche inerenti la medicina naturale e olistica, autore di originali e pregevoli opere, ha regalato ai lettori di Terre Lucane un importante saggio sulla Medicina di Pitagora e la Farmacia Federiciana in Lucania fra storia, arte e farmacopea. Un excursus storico e culturale che da Pitagora giunge alle costituzioni federiciane di Melfi, senza rinunciare ad un accenno alla Scuola Medica Salernitana.  Molto interessante il richiamo alle farmacie storiche in Basilicata.

Un accenno finale va fatto al lavoro dello Chef stellato di Luna Rossa, Federico Valicenti. Il suo saggio chiude il libro quasi come un sigillo. Il mio Pollino, il suo, il nostro Pollino, fra fede, economia, sapori e tradizioni. “ Una natura che ha molto da insegnare – scrive Valicenti – che sprona a vivere l’ambiente come elemento fondamentale della vita dell’uomo, non solo preservandolo ma accudendolo, amandolo. Ascoltare il silenzio degli altopiani, quello senza tempo dei boschi, la sua energia, la tranquillità, e la pace per porsi domande profonde su quello che la natura vuole da noi”. Unicità di luoghi, profumo antico di comunità, storia e storie della Lucania estesa. Saggi di grande spessore e di grande pregio sul piano culturale ed emozionale compongono quest’opera. Molto ricca e interessante è anche la bibliografia posta a conclusione di ogni saggio, che dimostra come l’intero lavoro sia frutto di una ricerca scrupolosa, documentata e ineccepibile. Ad arricchire il libro anche un prezioso indice dei luoghi e dei nomi. “Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane” scriveva Emily Dickinson.  Direi che non esiste vascello migliore di Terre Lucane per comprendere l’energia, la storia, l’arte, la letteratura, le tradizioni e le mille sfaccettature della Basilicata che è Lucania ma anche “Luceania”, come sostiene il poeta e scrittore Davide Rondoni, terra di luce, terra abitata, lavorata, sudata, sognata e dipinta.

 

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