TORNERA’ UN ALTRO INVERNO..

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Aniello Ertico*

Ci risiamo!
Entrato ormai nel dna sociale delle comunità e delle amministrazioni lucane tutte, il cromosoma dell’eventificio estivo lucano si esalta manifestando la più eclatante mutazione delle consuetudini. Si tratta di una vera e propria trasmutazione, con tanto di modificazione dei caratteri esteriori (che con l’estetica nulla ha a che vedere) e che predilige la vestizione di ogni singolo paese, borgo o villaggio, con le spoglie di un qualunque valtour village. Sembra esserci davvero una sorta di competizione per accaparrarsi il cantante di grido (dalle meteore artistiche figlie dei talent alla riesumazione di atrofizzati ex sex simbol degli anni ’70) pur di scintillare, giusto per qualche ora o per alcuni giorni, in occasione delle festicciuole patronali. A proposito di Patroni e Santi vari, non ci si illuda: di devozione reale neppure l’ombra, se non altro per l’impossibilità di recuperarne traccia tanto è il feticcio di paganesimo contemporaneo con tanto di riadattamento di statue e madonne varie, relegate al ruolo di vip lignei sotto cui scattarsi improbabili selfie processionali. Roba da documentario antropologico.
Si aggiungano le valanghe di convivi nei borghi dirupati, inni alle tradizioni pseudo contadine, meditazioni pubbliche sul modello “ritrovo joga” per contemplare origini nobilissime di stampo contadine (come fosse una specifica ed esclusiva prerogativa), ovazioni alle identità smarrite la cui unica traccia è recuperabile nelle rievocazioni storiche quasi mai sostenute da una storia reale, con l’immancabile corredo di sagre e sagrette annesse, con tanto di premi, autocelebrazioni e narrazioni improponibili che, iscritte tutte all’alveo della “cultura come volano di sviluppo”, riescono ad assumere le sembianze di appuntamenti surreali che, a parte la noia mortale, raccontano una Basilicata che da settembre a luglio proprio non esiste. Tutta questa roba da villaggio turistico, allestito temporaneamente in ogni borgo, appare per un verso un anestetico potentissimo per non guardare in faccia una realtà drammatica, proponendo, d’altro canto, una specie di urlo disperato che ogni paesello tenta di lanciare nel nulla pur di convincersi di esistere ancora. Ora, per l’amor di Dio, io capisco e rispetto profondamente le aspettative dei numerosi migranti che ad agosto pervengono per poche settimane nei paesi d’origine e riesco, seppur con qualche sforzo, a riconoscere una residua legittimità di noi resistenti nel fruire della festosità estiva. Una legittimità che, tuttavia, non giustifica l’artificio, il barbatrucco nella rappresentazione di un territorio che tutto è tranne quel che si sforza di manifestare per trenta giorni l’anno. Non mi pare di essere irriguardoso se dichiaro che la qualità della vita di un territorio lo si determina destagionalizzando le rilevazioni. Ossia, a me interessa capire come si vive e
cosa accede in questa regione a novembre, a febbraio, ad aprile e non certo durante le feste patronali né tanto meno se, arrivando nel borgo sperduto il cantante di grido, ci si sente meno sfigati perché riconnessi ad un mondo altro che proprio non ci appartiene normalmente.
Negli anni ’90 tutte le parabole di vecchia generazione a Tirana erano puntate su Mediaset italiana. Era il tempo della televisione delle “ragazze di non è la Rai”. Gli albanesi del tempo guardavano lo schermo e immaginavano che quella roba non solo fosse vera ma anche a portata di vita. Ci è voluto un decennio e poi hanno capito che la realtà dovevano costruirsela loro: lo hanno fatto… e come se lo hanno fatto! Noi in Basilicata, ad agosto, puntiamo parabole su tutto quel che non siamo ancora mai diventati e per puro rimbalzo tecnico ci crediamo pure attrattivi. In tal senso, e solo in tal senso, trovano spiegazioni fenomenologie specifiche di promozione territoriale basate su straordinarie supercazzole (vedi le vampiresche presenze di acheruntina matrice), premi lucanissimi conferiti a chi in Basilicata quasi mai
non c’è proprio (…per sua fortuna), programmi d’intrattenimento culturale il cui punto di caduta finale è quasi sempre la celebrazione di un qualche illustre estinto o meno illustre superstite purché abbia lo sguardo rivolto nostalgicamente al passato. Attenzione, poi è evidente, entro agosto in ferie ci andiamo anche noi, compreso gli animatori dei villaggi lucani. Andiamo ovviamente quasi sempre fuori da questa regione, a mo’ di fuga. Da qualche tempo andiamo in ferie anche in Albania, dove di parabole non c’è
più bisogno, a vedere come hanno fatto, in meno di trenta anni, a diventare seriamente più felici di noi.
Tuttavia, poco male, magicamente o drammaticamente se si preferisce, entro metà settembre torneremo ad occuparci di roba destagionalizzata, de secolarizzata: lo spopolamento, il dimensionamento scolastico con l’esigenza di ricorrere alle pluriclassi, la mancanza di servizi essenziali e l’insostenibilità della vita nei borghi senza medici di base o senza la farmacia (le banche o anche solo gli atm sono ormai già un lusso mancando in 2/3 dei comuni lucani). I più audaci parleranno delle esponenziali e preoccupanti statistiche circa la ludopatia, l’alcolismo o l’analfabetismo funzionale e si tornerà a quel che siamo nonostante l’agosto appena terminato. Resta interessante, sempre antropologicamente parlando, chiedersi perché si continua a fare roba che empiricamente ha dimostrato di non servire assolutamente a nulla. A settembre, vampirescamente, si richiude il sarcofago dove vivere la catalessi ciclica con il fastidioso rumore di fondo del vuoto intorno. Ci sono due tipologie di vuoto: quello che chiede di essere riempito e quello che si riempie del nulla. Il secondo è assai pericoloso perché tendenzialmente è propedeutica all’estinzione.
Ma, nessun rancore, era giusto per dire come la penso.

*Aniello Ertico,Neuropsicologo,Vicepresidente nazionale Associazione sociologi italiani

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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