Nessuno vuole disconoscere l’oggettivo abbassamento della qualità di vita che i Comuni del perimetro petrolifero hanno sopportato e sopportano, con effetti di inquinamento , di compromissione dell’ambiente, di distruzione di risorse e di disvalore nelle attività economiche connesse alle zone interne, con eccellenze alimentari che vengono accantonate .
Così come nessuno mette in discussione il principio della compensazione ambientale per i danni subiti e quindi il principio di portare occupazione e progresso nelle zone che stanno pagando il sacrificio dell’estrazione di un bene valido per l’economia nazionale. Ma l’esperienza del passato ci dice che non è alimentando la corsa alle royalties da parte dei comuni o allargando strumentalmente il perimetro della zone a forte disagio ambientale che si fa l’interesse generale della Basilicata. E’ questo il concetto che una classe politica che non voglia vivere di clientelismo e di sussidi deve portare come novità nel dibattito regionale e nazionale, e che una dirigenza bocciata dall’elettorato deve introdurre come segnale di cambiamento. Non va in questa direzione la proposta del consigliere Aliandro che ripropone i sussidi a pioggia e che rischiano soltanto di aprire una ennesima guerra tra poveri. Un contributo a cambiare registro viene dal consigliere di italia Viva Luca Braia il quale si attesta su un preambolo di principio alla discussione : e cioè che a) non ci possono essere differenziazioni di trattamento fra i comuni del perimetro della val d’agri e di quelli della valle del sauro ( cioè Eni e Total) e b) che se è vero che “I territori interessati direttamente dalle concessioni devono avere, sicuramente un riconoscimento maggiore perché, oggettivamente, vedono precluse altri tipi di sviluppo, è pur vero che “tutti i Comuni debbano essere ‘uguali’ rispetto alla condizione generale di programmare e indirizzare al meglio gli investimenti, al fine di produrre la maggiore ricaduta possibile in termini di sviluppo e occupazione. E dunque si faccia una discussione generale su che cosa porta sviluppo nella valle del sauro e si fissino obiettivi capaci di cambiare la situazione ben al di là di quegli interventi di facciata che hanno riguardato i territori della val d’agri e i loro Municipi, incapaci di spendere al di fuori di una visione comprensoriale di sviluppo e tutti intentii a fare e rifare piazze e dare sussidi.
Ci si chieda ad esempio se questa galleria per Corleto ha o meno una priorità e se il percorso della 32 , ammodernato per pochi chilometri col secondo lotto dei lavori, debba agevolmente proseguire verso Laurenzana e Corleto collegando agevolmente la valle del Camastra, quella del Sauro e quella della val d’agri, verso Nord ( Viggiano, villa d’agri) e verso sud ( sant’arcangelo). Questa è la realtà: sono passati cinquant’anni e passa da quando l’ente irrigazione ha fatto il primo tratto della 32 e ci sono voluti dieci anni , e l’incazzatura del neo presidente della provincia,Guarino, perchè due o tre chilometri di mulattiera fossero trasformati in superstrada e resi agibili. COme si può pretendere di dare sviluppo alla parte più interna del potentino e del materano se non si incomincia dalle infrastrutture? Ha ragione chi dice che questi interventi dovevano farsi prima, ma se non incominciamo da qualche parte non si faranno mai. ROCCO ROSA
TOTAL, NO AD UN’ALTRA GUERRA TRA POVERI
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