” TRINCIATO FORTE” di SALVATORE MOLINARI

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Giovanni Benedetto

Ad Albano, in piazza Marinaro,prima manifestazione pubblica dopo le note restrizioni anticovid.
Rigorosamente nel rispetto del distanziamento sociale, si è tenuta la presentazione del secondo libro scritto dall’ing. Salvatore Molinari.
Nato ad Albano di Lucania,  ingegnere elettronico al Politecnico di Milano, fa della Puglia il suo luogo di lavoro presso alcune aziende private, per poi dedicarsi all’insegnamento delle materie tecniche in istituti tecnici e presso un liceo scientifico statale di Bari.
Di recente in quiescenza,  ritorna a vivere nel suo paese natale di Albano di Lucania, dal quale non si è mai staccato anche quando viveva con la famiglia in terra pugliese.
Nella quiete di Albano  raccoglie i suoi pensieri, a partire dalle esperienze culturali giovanili trascorse nei movimenti studenteschi della Milano degli anni 70, in cui l’autore partecipò attivamente e con forte intensità emotiva.
Scrive tre libri: La scomparsa di Novella Tammone e Trinciato Forte, il terzo è prossimo alla stampa.
L’autore ha voluto ambientare i suoi due scritti nel pieno di contesti storici e politici: il primo nell’Argentina sanguinaria della dittatura degli anni 70 con contorni misteriosi che assume le caratteristiche di un giallo.

Trinciato Forte, presentato l’altra sera alla presenza del sindaco Rocco Guarino e del moderatore il giornalista Daniele Adamo, parla di storie ambientate nell’Italia della Resistenza antifascista tra il 1943 e il 1947.

Perché a tarda età ha ripreso carta e penna per scrivere i suoi pensieri e di cosa parla il libro, uscito di recente ed edito dalla casa editrice ” Yuocanprint” ,ce lo racconta direttamente l’autore:

La passione per la lettura l’ho avuta fin da adolescente quando nei collegi che per esigenze di famiglia ero costretto a frequentare, preferivo passare spesso i lunghi pomeriggi nella biblioteca piuttosto che nel cortile a correre dietro ad un pallone. Leggevo di tutto ma prediligevo i racconti di avventure che spaziavano da una parte all’altra del pianeta e quelli di fantascienza.

Negli anni ho anche iniziato a scrivere e per me è stato quasi inevitabile cimentarmi con la stesura di libri che riportassero spesso sintesi di pezzi di vita, idee che passano improvvise per la mente, sensazioni che ti colgono dopo aver ammirato un paesaggio o vissuto situazioni particolari. Iniziai durante l’università con articoli di cronaca e occupandomi di una rubrica di orientamento per gli studenti, poi con racconti brevi su un giornale che si stampava all’interno del politecnico di Milano.

Qualche anno fa decisi di mettere ordine tra i tanti fogli scritti che conservavo e che riportavano proprio stralci e idee per eventuali libri gialli. E così nel 2013 iniziai a scrivere il primo romanzo, un giallo dal titolo “Novella e Soledad”.

Il libro, scritto tra il 2013 e il 2014 è ambientato nel periodo che abbraccia gli anni dal 1920 ai giorni nostri. La storia si sviluppa negli anni 2003-2004. Il periodo storico di riferimento è quello degli anni della dittatura militare in Argentina (1976-1983). La vicenda narrata parte dai primi anni ’20, periodo di emigrazione italiana verso l’Argentina e si sviluppa alternando le vicissitudini del principale personaggio, Novella Tammone, in seguito al suo rapimento. Gli accadimenti evolvono poi tra l’Italia e la Svizzera.

Successivamente, nel 2017 partecipai con questo primo libro ad un premio letterario nella sezione gialli e thriller indetto dall’editore DeAgostini/Newton Compton e dalla loro associata Libromania.

Il libro si piazzò tra i primi cinque su una platea di circa seimila partecipanti e fu premiato al salone internazionale del libro di Torino nel maggio 2017. In seguito firmai un contratto con la DeAgostini e Libromania per la pubblicazione del libro in seconda edizione con un altro titolo, “La scomparsa di Novella Tammone” e con alle spalle l’esperienza di una grossa casa editrice iniziai a vedere con soddisfazione il mio libro viaggiare e farsi strada nel dedalo di autori presenti in questo mondo particolare.

Il secondo libro “Trinciato FORTE”, nasce da alcune idee e considerazioni personali che rimuginavo da tempo.

Nel corso degli studi universitari a Milano frequentavo spesso un centro sociale poi diventato famoso, il Leoncavallo e alcune librerie di Porta Ticinese tra cui la Calusca fondata da Primo Moroni nel 1971, uno scrittore, libraio e intellettuale italiano, punto di riferimento della sinistra extraparlamentare di quegli anni. Al Leoncavallo conobbi molta gente, tra cui un amico che chiamavamo “Condor” di Sesto san Giovanni che studiava Architettura e il cui papà Pietro era un ex partigiano. Molte sere non tornavo in Brianza dalla mia famiglia restando a dormire a casa dell’amico Condor. Alla libreria Calusca un pomeriggio mi capitò tra le mani un numero della rivista “Primo Maggio” che acquistai. Su quel numero di Primo Maggio c’era un articolo molto bello su un gruppo di ex partigiani che dopo il 25 aprile entrarono in semi clandestinità, era la storia della “Volante Rossa” che non conoscevo e che mi appassionò molto.

Una sera che rimasi a Sesto dal mio amico Condor, durante la cena chiesi al suo papà se conoscesse la storia della “Volante Rossa”. Pietro non si fece pregare e iniziò a raccontare come un fiume in piena. Disse di aver conosciuto Giulio Paggio, il “tenente Alvaro”, il capo della Volante Rossa. Per tutta la sera ascoltammo le sue storie di ex partigiano.

Qualche anno fa lessi un libro di Giampaolo Pansa, “il sangue dei Vinti” nel quale venivano documentate tutte le azioni, gli omicidi e le violenze di cui gruppi di ex partigiani come la “Volante Rossa” si macchiarono sul fine degli anni ’40.

E così pensai di scrivere questo giallo che ambientato in un immediato dopoguerra con le ferite ancora aperte a reclamare vendetta dei torti subiti, inizia seguendo Diego Bonfanti nelle sue numerose imprese da comandante partigiano e la sua storia d’amore con Rada Rybakov, nata in uno dei numerosi viaggi in Russia come incaricato del P.C.I.

La storia di Diego e Rada, bella e passionale, si declina nel matrimonio, la nascita dei figli ed il trasferimento in Brianza, nella terra di Diego, in quella terra che doveva rappresentare la scenografia della loro vita di innamorati e la realizzazione dei loro sogni.

Sogni interrotti da un susseguirsi di vendette covate ed alimentate giorno dopo giorno, vendette anche personali che vanno oltre le iniziali motivazioni di origini belliche. Vite distrutte, deteriorate in un’abbondanza di rabbia e di rancore. La vendetta rappresenta la colonna sonora macabra e morbosa, il sottofondo che fa da leitmotiv a tutto il romanzo ma destinata ad un epilogo con tanti risvolti.

La mia tecnica di lavoro è proprio questa: scegliere un preciso periodo storico di riferimento e inserirmi dentro a capofitto con un giallo fatto di situazioni e personaggi inventati di sana pianta.

I miei prossimi scritti, ai quali sto lavorando sono un romanzo giallo che descrive l’omicidio di un fanciullo avvenuto in circostanze non chiare in un mondo che anni fa apparteneva soprattutto al mondo contadino, quello della magia taumaturgica e curativa; l’altro lavoro con cui mi sto cimentando è la scrittura di dieci racconti brevi sempre del filone giallo/noir”.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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