TRIPOLI, IL SOGNO DI IERI E L’INCUBO DI OGGI

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LUCIO TUFANO

LA GRANDE ILLUSIONE IMPERIALISTA

“Tripoli bel suol d’amore”

 

Il clima dell’epoca

“A Tripoli nell’interesse di tutti”, è l’invocazione categorica ed esultante dell’imperialista Giovanni Giolitti, al Teatro Regio di Torino, dopo il suo discorso sulla necessità d’invadere la Libia. Siamo al 7 ottobre 1911. Delusi i socialisti de “La Squilla Lucana” che chiedono di ridurre le spese militari[1]. Il clima primaverile di Potenza, ancora frescolino, non basta ad attenuare i calori e l’elettrizzante idea di ottenere un’altra colonia dopo l’Eritrea. La conquista di Tripoli è ormai di dominio pubblico, nelle convinte intenzioni e nelle carte del ministro Giolitti. È ormai nella storia.

Sono i socialisti di Basilicata a contestargli la politica guerrafondaia, così com  e era accaduto con Crispi: “un atto irriflessivo di leggerezza e di sentimentalità. È il Mezzogiorno che dovrebbe stare in guardia … al di là delle oasi, la Tripolitania e la Cirenaica hanno lunghe distese di deserto … una regione grande tre volte l’Italia, un milione di kmq., senza acqua e senza neppure un fiume, non è terra promessa …”. Intanto il 7 ottobre, la bandiera italiana sventola già sul forte di Sultania, salutata da una robusta salve dei cannoni della Squadra Navale. Sulle coste della Libia oltre alle truppe sono sbarcati batterie mortai (210), cannoni da 149 e da 906 krupp (i cannoni della Marina. Il Forte è stato occupato da compagnie da sbarco, con l’efficace protezione delle artiglierie. Gli arabi delle tribù hanno fatto atto di sottomissione. Il contrammiraglio Borea Ricci è stato nominato governatore di Tripoli. “Il Lucano” del 7-8 ottobre 1911, plaude: è la rivelazione della forza navale italiana e di un antico desiderio di civiltà e di progresso. Tripoli è necessaria per l’Italia se questa vuole rimanere una grande potenza Mediterranea: “più che la terra ingrata ai nostri lavoratori, gli emigranti lucani potranno di

ssodare terreni vergini nel nuovo mondo italiano”.

È il 29 ottobre; il primo mese di guerra con l’affermazione dell’assoluto dominio dell’Italia sul mare e l’avvenuto sbarco dell’intera spedizione Caneva (50mila uomini) con l’occupazione della costa.

Da Potenza partono i soldati del 6° Reggimento artiglieria da fortezza con le più calorose manifestazioni della folla cittadina che applaude, facendo ala lungo il percorso per la Stazione Inferiore e porgendo ai soldati fiori, bandierine e sigari. La guerra di Tripoli avrà frequenti servizi sulla stampa potentina. Il comitato d’onore dell’Associazione Stampa Lucana del novembre 1911 è composto da: Sergio De Pilato, Eduardo Pedio e Pasquale Indrio.

Anche se soffia un vento impetuoso dal deserto, i piloti italiani Piazza, Moizo, Rossi e Gavotti si sono alzati in volo a grande altezza con gli aeroplani in ricognizione sulle nostre linee di avamposti, spingendosi per chilometri sulle dune sabbiose. A Potenza i signori Amorosino, in società con i signori Cefalo e Mazziotta, hanno aperto un nuovissimo cinematografo nell’antico locale della Sala Italia con il nome di Italia-Iris, che presto darà al pubblico potentino “bellissimi e inediti film delle migliori case produttrici, senza escludere quelle rinomate della Gaumont e della Vitagraph …”.

Sulla strada che da Sciara-Sciat porta alle nostre postazioni di trincee e truppe, il maggiore Vincenzo Bianculli di Moliterno presenta ai soldati, lì dislocati, gli ufficiali del suo battaglione. Con l’intero reggimento di cavalleria “Lancieri di Firenze” è anche partito per il fronte africano l’ufficiale Giacomo Lacava, figlio dell’on. Pietro Lacava di Corleto Perticara.

Intanto in Basilicata, nella trepidante attesa della vittoria, il prof. di Montemurro propone di ribattezzare quella terra, in cui si combatte, in “Tripolitalia” e, da Rionero in Vulture, si nomina “Forte Tripoli” una delle sorgenti di acque minerali più importanti.

Nel capoluogo lucano, alla Sala Italia-Iris continuano, più che mai affollati, gli spettacoli ci Cafè-chantant, con ballerine venute da Napoli e spettacoli cinematografici. «Una vera oasi, in questo letargo di vita cittadina», scrive l’editorialista de “Il Lucano”, nel dicembre 1911.

Partono per la guerra altri soldati e prima di raggiungere la Stazione Inferiore, zaino affardellato in colonna serrata con il tricolore sui berretti e sulle canne dei fucili, fanno sosta in piazza Sedile. Cantano gli inni di guerra, “Addio mia bella addio, l’armata se ne va …”, accompagnati dalla musica del 29° reggimento di Fanteria, di stanza a Potenza.

Al Casino Lucano si svolgono le sauteries familiari delle domeniche, ed a Carnevale, sempre al Teatro Stabile, nei piani superiori sfoggiano splendide toilette le signore borghesi, ed il ballo si protrae fino alle quattro del mattino.

La sig.na Olga Spera ha recitato “La canzone d’oltremare” del poeta Gabriele D’Annunzio, nell’estate del 1912 si è nel pieno della guerra; da Tripoli a Bengasi, a Zamzur, a Misurata, l’avanzata è trionfale: «2.500 soldati italiani hanno ragione di 6.000 arabi-turchi. La bandiera italiana viene issata sulla bianca cupoletta del marabutto di Sidi-Alì». Vi arrivano anche i granatieri del tenente colonnello potentino Nicola Riviello che, con il 27° battaglione bersaglieri, raggiungono la testa della colonna.

Ma i nemici combattono accanitamente; la nostra bandiera è forata dalle pallottole mentre il tenente colonnello Riviello viene ferito, al comando della colonna Lequio, riportandone conseguenze così gravi da morirne qualche tempo dopo essere rientrato in patria[2].

Il ministro dell’agricoltura, il lucano on. Nitti, non appena consolidato il nostro dominio sulla costa libica, si rende conto della necessità di conoscere e far conoscere al paese la regione tripolina, un po’ meglio di quanto si fosse già saputo dai pochi viaggiatori e dai tanti improvvisati esploratori. Costituita una missione di tecnici con un geologo, un componente delle Miniere, un agronomo, un botanico, uno zootecnico ed altri …, il lavoro viene espletato con ampi mezzi e consegue esiti esaurienti. Il rapporto presentato al ministro Nitti è un grosso volume di oltre 500 pagine, con 223 illustrazioni e tavole fuori testa. A Potenza, la compagnia Bonelliana “Magnani”[3], di operette, viene applaudita fragorosamente.

Come hanno fatto Roma, Napoli e Bari, anche Potenza ha goduto dello spettacolo ed ha ottenuto un grande successo. La Compagnia Magnani, nelle serate che si sono susseguite ha rappresentato «Primavera Scapigliata» di G. Strauss, “Magnifico l’allestimento dell’opera, ricco e moderno nonché elegante il corredo”. I suoi attori Romano Scriscuolo, Alfredo Petroni, l’Aldini, la Magnani (forse la madre o la nonna della nostra Magnani) ed altri sono stati tutti applauditi, con “La Principessa dei dollari”, “Conte di Lussemburgo” e “La Reginetta delle Rose” di Leoncavallo.

Con una lettera personale a S. E. Pietro Lacava, il Ministro della Marina, Leonardi Cattolica, comunica che una nave da guerra prenderà il nome della nostra regione: la Nave Basilicata. “Il tal modo – scrive il ministro – la Regia Marina ha inteso rendere doveroso omaggio alla regione nobilissima della quale di tanto e debitrice la Nazione risorta[4]. La guerra vittoriosa si svolge lungo le città libiche della costa. I nostri onorevoli Mango, Materi, Mendaya, Longo, Dagosto e Grippo hanno lasciato la capitale per le vacanze.

“Fra qualche giorno partiranno anche gli onorevoli Ridola e Santoliquido”. Francesco Saverio Nitti è a Vallombrosa.

La stampa è feroce contro l’andazzo borghese rispetto a quanto è il costo di vite umane e di sacrifici: “Non solo non dovrebbe essere lecito preoccuparsi di sport, di pattinaggio, di giuochi all’aria aperta; ma è deplorevole che, mentre i nostri figli muoiono sulle arene infuocate, in Italia i signori ufficiali frequentano gli ambienti mondani e le feste sportive, e a Tripoli la nostra colonia civile e militare si renda iniziatrice di pubblici divertimenti, e il Kursaal sia affollatissimo, di giorno e di notte …, ed è strano come, a Potenza, gli ufficiali si facciano vedere in pubblico a gustare gelati, la mezza pompiera e fragola, o uno shop di birra, allegramente al Caffè ed è biasimevole che abbiano frequentato recentemente la «barcaccia» al Teatro Stabile, divertendosi un mondo agli spettacoli di operette, ed anche flirtando … Meditazione ci vuole invece per le “arene infuocate” e dell’al di là, per come è così facile morire, quando “l’armata se ne andata …”, inutili le canzoni e le strofette di guerra, “addio mia bella addio”, e l’inno di Mameli e i canti marziali si sostituiscono al «Miserere» o alla «marcia funebre» della Jone, al «Pensiero mesto» di Chopin, allo «Stabat» di Pergolesi.

Frattanto allo Stabile continuano le recite della Drammatica Compagnia Nazionale, Raffaello Mariani, valentissima nel “Cardinale De Medici” e nel “Cardinale Lambertini”. “Bene la Solari, fine e leggiadra la Galanti, l’Angeloni, la Ivaldi e le altre. Così anche per lo Scalpellini, il Marcucci, il Mironi … L’attività degli impresari del Teatro Stabile, in tale periodo, è encomiabile. Si tratta di Pasquale Crisci, Vincenzo Cupolo, dell’avv. Giulio De Rosa e di Stefano Josa.

Già nel mese di giugno, un altro bel negozio si è ingrandito e rinnovato, è quello di Raffaele Marchesiello ed il figlio Gerardo, la cui operosità è cosa risaputa per la numerosa clientela.

Il giorno 26, alle ore 18:00, sono partiti per Napoli ad imbarcarsi, destinazione Tobruk, quaranta soldati del 29° reggimento fanteria[5]. Accompagnati allo scalo ferroviario dalle autorità militari, dal tenente colonnello Grimaldi, dalla musica militare e da una gran folla, poi raccoltasi alla stazione ad omaggiare i soldati di bandierine, dolci e sigarette.

Il 6 aprile è la giornata per la commemorazione dei caduti; grande manifestazione in piazza Prefettura: la truppa è formata da un battaglione, da tre compagnie e quattro plotoni con bandiera e musica, disposti in linea di fronte al Teatro Stabile. ufficiali e sottoufficiali in grande uniforme, i primi con sciarpa, i soldati in grigioverde. Gli ufficiali fuori rango e gli altri in congedo davanti al Caffè d’Italia. Alle ore 10:55, il battaglione del 29° Fanteria con bandiera e musica, con il colonnello Lepore e tutti gli altri ufficiali. Sulla scalinata del Teatro Stabile le signore, dal lato della via Pretoria schierate le scolaresche e gli insegnanti. Verso la Prefettura le associazioni ed il tiro a segno, il personale della Provincia e del Comune. Infine il Corteo per via Plebiscito, via Pretoria, via Napoli, corso Vittorio Emanuele, piazza Sedile.

Nella città la borghesia continua la sua vita di società. La sezione potentina federata del T.C.I. si è

cimentata con l’ascensione a Serranette; la prova di Cross-country viene affidata al master Antonio Bevilacqua, al dott. Severaldo, a Nino Tripepi. “A Picerno, con il treno del mattino, ad attenderli la signora Rodinò, elegantissima in golf di lana bianco e gonna bleu, squisita confezione della Tailor’s Work Shop, Moccia di Napoli; berretto bianco «Guglielmo», con la nipote signora Clara ed una comitiva del Touring di Taranto, la signora De Palma con il marito prof. Gastone, i figli, appassionati alpinisti, da Salerno. Alle ore 18:00 inizia l’ascensione sui monti Foj; alle 11:00 si tocca la vetta. Triplice salva di hurrah!, e deliziosa colazione pic-nic fra i narcisi, le viole, le giunchiglie e le primule odorose.

Al Teatro Stabile è arrivata la compagnia lirica internazionale «Borboni», con la “Lucia” del Donizetti. “Spettacolo grandioso, completa la funzione artistica e ottimo l’allestimento”. Il pubblico ha applaudito in particolare la Isabella De Frate, il Grignani ed il Mancesi. Bene l’orchestra diretta dal cav. Fossati. Dal 7 al 19 giugno la drammatica compagnia italiana «Emma Grammatica» allieta la città. “L’eletta Emma è l’astro invocato da Catulle Mendès …”. La cronaca dice della sua esuberante drammaticità … “conoscitrice di tutti i segreti della passione”. L’attore Leo Orlandini in «Corrado Libertini» e «Nemmeno un bacio» di Roberto Bracco, bene U. Casalini, la Zanchi, la Verani, la Zopegni ed il Marchio.

“Con «La Passerelle» la Grammatica, a Potenza, ha anche superbamente svolto la parte di G. Gauthier”.

È così che si dipanano i giorni di quella stagione illusoria ed esilarante in cui la borghesia, allora dominante per casta e famiglie, recita il suo ruolo da esibizioni e protagonismo delle retrovie. Tutto è funzionale al potere nella città capoluogo, nessuno sembra accorgersi delle condizioni disperate della gente che vive nelle campagne. La città vive il pieno degli eventi, spettatrice a distanza delle vicende vittoriose che la stampa riporta anche quotidianamente, in preda ad una euforia di paese imperialista, con i suoi onorevoli certi del potere gestito e da gestire. Tra diversivi e tenore di vita, le autorità e le garanzie della sicurezza offerta dall’ordine e dalla mansuetudine delle masse, fatta eccezione per i socialisti che osano polemizzare sulle decisioni politiche adottate dal Governo, la città, ristretta nella sua cinta urbana, svolge il suo destino di città di potere prefettizio ed amministrativo, la sua civiltà urbana di capitale della Basilicata.

* * *

Oggi l’Isis è stato protagonista indisturbato dalle Siria alla Libia. Dalle coste di quella regione ci sono giunte minacce.

La Libia è l’area più pericolosa che da un momento all’altro può diventare una potenziale piattaforma perché si possa ritenere l’Italia un sicuro approdo.

Si sa ormai come il nostro paese sia nel mirino, specie per la sua “valenza simbolica” di importante ed antico epicentro della Cristianità e della civiltà cattolica. La sua vicinanza alla Libia mette l’Italia in condizioni di essere inoltre approdo di infiltrazioni terroristiche per via mare e per le migliaia di transfughi che, con i barconi sono arrivati ed arrivano sempre più frequentemente in cerca di una vita migliore. Varie sono le categorie di individui pronti a colpire: emissari addestrati dall’Isis, cellule dormienti, donne, sorelle e mogli, di combattenti prese dal delirium fondamentalista, giovani nati in occidente infatuati dal nuovo culto eroico.

E non basta … perdemmo la Libia dopo El Alamein, le potenze alleate decisero che gli italiani non potessero più fruire delle loro colonie.

Gheddafi fece evacuare gli italiani residenti, circa 120.000, che man mano dovettero lasciare quella terra, i loro beni, le autostrade, gli ospedali, le scuole che contribuirono ad edificare. Non solo si rinunciava al loro passato, ma i ragazzi in ispecie dovettero fare a meno dei dolci al miele della cucina ottomana, e gli adulti ai markud ai peperoni e pomodori, e al caffè nero …

Khalifa Haftar ha mosso, da Tobruch le sue forse armate anche se il segretario generale dell’ONU si era recato a Bengasi, in Cirenaica per evitare l’escalation della guerra civile in quell’inquieto Paese, i Libyan National Army, fedele al Parlamento di Tobruch avanza su Tripoli.

Ora con la guerra tra Tobruch e Tripoli ed in attesa che si formi un nuovo governo, della Libia tutta intera, certamente verrà meno sulle coste occidentali, quelle che cui sono partiti i barconi, la sorveglianza concordata con il governo italiano.

La preoccupazione di una nuova emergenza profughi con il traffico di massa degli scafisti riprenderà la sua attività.

Da noi arriveranno, sulle coste italiane, centomila profughi africani, i reduci dell’Isis e di Al Qaeda che hanno voglia di terrorizzare l’Occidente e nemmeno una goccia di petrolio. Questo grazie alla Francia ed agli alleati del m.llo Haftar.

Lucio Tufano

[1] La Squilla lucana del 9 maggio 1911.

[2] Il Lucano: la sanguinosa battaglia di sidi-alì, 25.7.1912.

[3] Il Lucano, 24-25 luglio 1912.

[4] Il Lucano, 21-22 agosto 1912.

[5] Il Lucano, 29-30 marzo 1913.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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