TUTTA “COLPA” DI UN GATTO?

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di FRANCESCO PELLEGRINO

Nelle pagine web di questi giorni, è riportata la vicenda di cui è protagonista un piccolo felino nella città di Fukuyama, in Giappone. Il gatto in questione sarebbe finito accidentalmente in una vasca contenente Cromo esavalente (Cr VI). Questa vasca era coperta da un telo che, a seguito del passaggio del felino, si sarebbe spostato facendo precipitare il piccolo animale all’interno della vasca. Come si vede dalle telecamere di sorveglianza dell’azienda, il felino sarebbe riuscito ad uscire dalla vasca e ad allontanarsi apparentemente illeso. Tuttavia, le autorità locali hanno chiesto alla popolazione di non accarezzare/toccare il gatto per non incorrere in possibili contaminazioni di Cromo VI. Ma, cos’è il Cromo (VI) e perché ha fatto disporre tali misure di sicurezza? 

Il Cromo è un elemento della tavola periodica con numero atomico 24 e l’isotopo (elemento con uguale numero atomico ma diversa massa) più abbondante in natura è il 52Cr (circa 84%). In natura il Cromo VI È presente in diversi stati di ossidazione: cromo metallico (con stato di ossidazione zero), il Cr3+ (III o trivalente) e il Cr6+ (VI o esavalente). Tra queste tre forme quelle maggiormente diffuse in natura sono il Cr (III) e il Cr (VI).Focalizzandoci su queste ultime due forme, possiamo dire che il Cromo trivalente, in tracce, viene considerato un oligoelemento, essenziale per le funzioni biologiche; mentre il Cromo esavalente è altamente nocivo per l’uomo. Secondo l’International Agency for Research on Cancer (IARC – Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) sono disponibili sufficienti evidenze per classificare i composti del Cromo VI come cancerogeni per l’uomo (quindi appartenenti al Gruppo 1). 

I composti del Cr(VI) hanno usi diversi nelle filiere industriali, ad esempio vengono utilizzati nei processi dei rivestimenti metallici, come la cromatura galvanica, i quali conferiscono ai prodotti una resistenza all’ossidazione ed alla corrosione o ancora  vengono utilizzati nella concia delle pelli e  nella produzione tessile.

Detto ciò le principali vie di esposizione dei composti del Cr(VI) sono la via respiratoria (inalatoria), il contatto cutaneo e la via orale (attraverso la bocca). Mentre per le prime due le persone più esposte sono i lavoratori che entrano a contatto con tali composti, la via orale è la principale via di contaminazione a cui la popolazione è esposta, ad esempio attraverso l’ingestione di alimenti e acque contaminate. L’Italia, mediante il Testo Unico Ambientale  (D. Lgs 152/06) distingue, nelle acque sotterranee, tra Cr totale, (Cr3+ + Cr6+) e  Cr (VI) mediante i valori soglia di 50 µg/L per il primo e 5 µg/L per il secondo, integrando di fatto il valore limite di 50 µg/L per il Cr totale fissato dal D.Lgs. 31/2001 e s.m.i.. Le più recenti disposizioni legislative (parte B, Allegato I, D. Lgs 18 del 23/02/2023) hanno mantenuto tale limite fino a gennaio 2026 dopodiché il limite per il Cr totale nelle acque destinate al consumo umano sarà ridotto a 25 µg/L, in assenza ovviamente di nuove disposizioni.

Ritornando al piccolo animaletto sfortunato, le autorità competenti hanno chiesto alla popolazione di non toccarlo in quanto, cadendo nella vasca, il pelo dell’animale è stato contaminato da questo elemento. Pare subito evidente che, se toccato, l’animale possa contaminare le mani dell’uomo, causando irritazioni della cute ed aumentare la probabilità di assorbimento cutaneo.

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Sull' Autore

Sono Francesco Pellegrino, lucano, originario di Nova Siri (MT) e da qualche anno adottato dalla città di Potenza. Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Chimiche presso l’Università degli Studi della Basilicata nel 2015 e sono iscritto all’Ordine professionale Territoriale dei Chimici e dei Fisici di Matera dal 2017. Dopo varie esperienze come chimico in aziende di analisi ambientali, ed essendomi appassionato a tali tematiche, ho intrapreso la professione di consulente per le aziende che operano in tale ambito. Attualmente sono docente di chimica presso la scuola secondaria di II grado e contestualmente frequento la Scuola di Specializzazione in Valutazione e Gestione del Rischio Chimico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

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