Siamo tutti Vettel: perché Whiting ha sbagliato tutto

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

La gara di domenica scorsa non è stata tranquilla. Neanche divertente, ma di certo non tranquilla. La lotta per la vittoria è sempre stata blindata: il GP del Messico è andato a Lewis Hamilton, seguito a ruota da Nico Rosberg. L’inglese gli ha rosicchiato 7 punti, ma con 19 di vantaggio il tedesco può ancora vincere in scioltezza.

La vera azione è avvenuta però nelle retrovie. Frutto di una strategia migliore della concorrenza (un solo pit-stop prolungando la durata delle gomme morbide), il podio è di Sebastian Vettel a pochi giri dalla fine. Tenta un attacco a Max Verstappen, in terza posizione. L’olandese perde la frenata, blocca le gomme, va lungo. A questo punto cerca di fare la curva ma si rende conto che perderebbe la posizione e quindi accelera sull’erba. Rispunta davanti a Vettel e riesce a resistere.

Quasi subito il box Red Bull gli dice: «Okay Max, ridagli la posizione» perché così funziona in F1. Tutto è pensato per far correre le macchine dentro la pista. Non si può uscir fuori, prendere vantaggio quando qualcuno vuole sorpassarti e farla franca. Ma Max Verstappen è tanto giovane quanto refrattario agli ordini di scuderia. E resiste strenuamente fino al traguardo.

Dietro di lui Vettel impazzisce e perde tempo. Prima si innervosisce, poi si calma, fiducioso che la Direzione Gara dia una penalità all’olandese. Ma intanto è arrivato Daniel Ricciardo. L’australiano tenta il sorpasso all’interno quando Vettel si sta allargando perché ha rinunciato a un controsorpasso su Verstappen. Il tedesco della Ferrari lo vede nello specchietto e lo stringe. Gli lascia un minimo spiraglio: le due macchine si avvinghiano e fanno la curva tenendo sul fiato sospeso milioni di telespettatori. Ma la fanno.

Charlie WhitingDopodiché, il diluvio. Charlie Whiting non riesce a far prendere una decisione al collegio dei giudici in tempo utile. Senonché, mandare sul podio Max Verstappen non se ne parla: oltre al fatto che i messicani sono tifosi molto calienti, ne nuocerebbe l’immagine della F1. E la credibilità di Whiting stesso.

Arrivano così 5 secondi penalità per Max. Segue corsa precipitosa di Vettel verso il podio, Vettel tra i tifosi, abbraccio di Vettel e Arrivabene, Vettel che dice a Rosberg «eh non mi ha dato la posizione ma hai visto alla fine sono qui», giustizia è fatta e via discorrendo.

Dopo i festeggiamenti dello champagne, doccia gelida. Whiting ha  comminato una penalità di 10 secondi allo stesso Vettel. Il motivo? La sua difesa su Daniel Ricciardo. Secondo i giudici di gara, Vettel avrebbe fatto quello di cui i piloti veterani si sono lamentati facesse Verstappen. Ovvero: chiudere la porta a frenata iniziata. Il podio va così d’ufficio a Ricciardo.

Mentre – lo si può vedere sui social network – la tifoseria ferrarista va in escandescenza, ci sono da fare alcuni appunti oggettivi. Anzitutto, sulla manovra di Vettel. Il tedesco avrà anche cambiato linea in frenata, ma senza chiudere la porta. Fatto sta che due macchine ci sono passate. Verstappen su Hamilton, solo qualche gara fa, ha in pratica buttato fuori l’inglese. Perché Verstappen chiude la porta a frenata iniziata, costringendo l’avversario a lasciare i freni e sterzare all’ultimo, finendo lungo nel migliore dei casi. Vero che la nuova regole dice “spostarsi” e non “chiudere”, ma è vietata la scorrettezza o la bagarre? In più, Vettel tutelava un podio che Verstappen gli stava togliendo. Perché non facendolo passare, Verstappen aveva rallentato il ferrarista. Al punto da far rimontare il compagno di squadra Ricciardo. Fino a permettergli di tentare il sorpasso.

Vettel in scia a VerstappenMa se anche queste attenuanti non bastassero, c’è da ridire anche sulla sentenza. Anzitutto, è arrivata così in ritardo da far apparire la corsetta di Vettel una messinscena mediatica della F1. Che senso ha avuto regalare alle telecamere una storiella di questo tipo… se non fare audience?

In secundis, 10 secondi per una difesa su un sorpasso che non sarebbe dovuto esistere (e che c’è stato per scorrettezza altrui e inerzia della Direzione Gara) sono una misura draconiana. In proporzione, cosa farebbe oggi Charlie Whiting contro Michael Schumacher, quando al GP del Canada di qualche anno fa quasi buttò a muro Rubens Barrichello? I tifosi più inveleniti si domandano invece perché finora non ha mai agito contro Verstappen. E se in futuro lo farà.

Ipotizziamo però che la manovra di Vettel richiedesse una penalità e che le attenuanti non potessero bastare per un semplice warning (il cartellino giallo della F1). Perché non retrocessioni sulla griglia del prossimo GP? Alterare l’ordine d’arrivo di questa gara ha davvero fatto fare una magra figura al Circus. Anche perché, con questa penalità, Verstappen è davanti a Vettel in classifica di gara, e Daniel Ricciardo conquista il podio perché ha avuto l’opportunità di chiudere il gap col ferrarista.

Insomma, caro Charlie, una sentenza così non è certo qualcosa di cui potrai vantarti. E se ci rivolgiamo a te non è certo perché Vettel ti ha mandato a quel paese in diretta mondiale («fuck off Charlie», un urlo che molti tifosi hanno perfino apprezzato). Perlomeno, speriamo che non è per questo che lo hai penalizzato. Se ci rivolgiamo a te anziché agli altri giudici di gara, notoriamente molto severi, è perché la regola del cambio di traiettoria a frenata iniziata l’hai scritta tu. La settimana scorsa nel GP degli Stati Uniti. E perciò non sei credibile come vittima del formalismo regolamentare. .

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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