“Un giorno tutto questo…”

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di valeria iannuzzi

( dal salone  del libro di torino)

Un’occasione di unione, condivisione e divulgazione, quella concepita per le giornate del salone internazionale del libro. In corso a Torino, dal 10 al 14 maggio, il grande evento coinvolge ed accoglie visitatori da tutta Italia: bambini, studenti universitari, scuole, adulti, intere famiglie assieme ai loro piccoli animali domestici hanno raggiunto la grande struttura del capoluogo piemontese per vivere una o più giornate di desiderio e curiosità di cultura. Cinque i padiglioni, centinaia gli stand e gli spazi in cui organizzazioni, associazioni, piccole e grandi editorie, autori in esordio e grandi nomi hanno dato voce al proprio lavoro, alle proprie idee e ai propri propositi ed iniziative con l’obiettivo di trovare nel pubblico un riscontro quanto più ampio possibile. Il passato neppure è abbandonato: si parla di scrittori, di cantautori, di intellettuali, artisti, con uno sguardo però attuale, vivace, che non è mai ricordo remoto, ma contemporaneo: uno spunto di riflessione per la costruzione di stabili fondamenta. Unico è il percorso che raggiunge ogni angolo della fiera: cultura…che non vuole mai essere provinciale, ma vuole e deve essere universale. Un desiderio, questo, una prospettiva un bisogno. La cultura non ha confini, limiti, dovrebbe esser di tutti, e ognuno dovrebbe poterne usufruire e indossare ciò che è stato passato e ciò che è presente. Solo la conoscenza può rendere l’uomo consapevole e critico, e solo l’uomo consapevole e critico potrebbe cambiare la direzione del vento.

C’è anche bisogno della lettura finalizzata allo svago, al fantasticare, al mero piacere. Ma anche questa ha la sua forte concretezza: in tutto ciò che leggiamo ci colpiscono parole, immagini, riflessioni che risuonano in una zona già nostra, che noi già viviamo e che, seguendole nelle righe, vibrano e si espandono in noi stessi per proiettarsi poi all’esterno, a partire dalla nostra piccola realtà e quotidianità.

“Un giorno tutto questo…” è lo slogan di questa 31esima edizione del salone. Varie sono state le interpretazioni per continuare e concludere la frase: “un giorno tutto questo sarà alla portata di ognuno.” concluderei io, pensando anche alla cultura che purtroppo ancora non è entrata nelle case e nelle scuole di molti Paesi.

L’atmosfera tra i padiglioni del Lingotto è gioiosa, colorata. C’è accoglienza per tutti: i laboratori di lettura e scrittura per i più piccoli, i luoghi di ritrovo per trattare temi di attualità, di politica, di storia, di cinema, di musica, di arte… Ogni curioso e appassionato può trovare il suo posto.

È forse impossibile visitare ognuno degli stand del salone, pur approfittando di tutti e cinque i giorni in cui si svolge l’evento. Questo è un buon motivo per cui ho incontrato più stand possibili, ho ascoltato, discusso, ma la scelta dello stand in cui ho acquistato l’unico libro è stata casuale. Lì, ho sfiorato e sfogliato quante più pagine possibili finché ho preso una decisione: “la filosofia della cultura”, una diagnosi del conflitto della cultura moderna esemplato nell’inquieto vivere umano, nella tragica e lacerante contraddizione che, nel suo fluire, segna la vita nella lotta contro le forme oggettivanti e cosalizzanti. Non so se il testo darà risposte esaustive ad una crisi da me così percepita e in generale così attuale e diffusa, ma, sicuramente, un nuovo punto di vista, diverso dal nostro, aiuta sempre a capire meglio noi stessi, gli altri, e la realtà che viviamo. 

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