METTERE AL MONDO

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E’ di qualche giorno fa la pubblicazione del rapporto di Save the Children “Le equilibriste: la maternità in Italia”, diffuso in occasione della Festa della mamma. La ricerca non fa molti sconti alla situazione della maternità italiana, e include il cosiddetto Indice delle Madri, che identifica le Regioni in cui è più o meno facile essere madri, elaborato in collaborazione con l’ISTAT.

L’indice misura, attraverso 11 indicatori, la condizione delle madri rispetto alle tre diverse dimensioni della cura, del lavoro e dei servizi, dove il miglioramento di una dimensione può essere strettamente correlato al miglioramento delle altre.  La Basilicata è in coda alla classifica, fra le peggiori regioni “mother friendly“, pur risultando la prima fra le regioni del Sud Italia. Peggiori servizi, meno figli: l’equazione è probabilmente semplicistica, ma il mito degli anni ’50, ancora duro a morire, del Sud come area del Paese nel quale si sfornano figli a manetta pare ormai morto e sepolto.

Ho spesso riflettuto su cosa che cosa voglia dire essere madre. Certo, generare dal proprio corpo. Ma anche prestare cura e accudimento, sentirsi responsabili, regalare a piene mani amore e pazienza, gioire dei successi, dare paletti educativi (cosa è giusto e cosa no, cosa sono la libertà e le regole minime per stare in un consesso civile), e soprattutto dare ad un figlio gli strumenti per camminare nel mondo da solo, prima o poi  (“non basta un utero a fare una madre” lo dice anche Massimo Recalcati in un video che sta girando molto sui social network).

[Interludio: per questo a mio parere non hanno alcun senso le forme di genitorialità panzer, le mamme – ruspa tanto di moda nel 2018 che sono lì pronte ad eliminare qualunque forma di disagio e di difficoltà dalla vita dei propri figli. Crescere vuol dire avere ben chiaro un sistema di poche regole cristalline, ed andare incontro ai problemi cercando di superarli, aggirarli, abbatterli, o farsene travolgere, perchè no, e provare ad uscirne vivi]

Ho però sempre pensato (un pensiero di convenienza, lo ammetto) che ciò che rende madre può essere anche una generazione non uterina. Ciò che rende madre può essere anche la generazione di chi mette in campo progetti ed idee, nel tentativo di lasciare un segno di sé nel mondo che non può essere lasciato altrimenti. Generare può essere fatto anche dalla testa, dalle mani, dal cammino che si percorre, soprattutto se il progetto che  si prova a mettere su strada coinvolge giovani generazioni. Che poi, a pensarci bene, è un “mettere al mondo” che ha stesse caratteristiche della maternità che ho elencato prima: curare, accudire, usare amore e pazienza, sentirsi responsabili, gioire dei successi, darsi regole e impostare gli strumenti per l’autonomia e la sostenibilità nel tempo. Così, questo è stato ed è il mio modo di generare, e di tante come me. Perché arrivate ad una certa età diventa pungente il pensiero di non avere nessuno a cui lasciare le cose di famiglia, una casa, dei mobili antichi, qualche antico gioiello arrivato fino a noi da una nonna e forse da lei dalla sua, di nessun valore se non quello storico e affettivo.

Del resto la solitudine è l’altra faccia della libertà (e viceversa): e allora via con progetti, modi sempre nuovi e diversi di (provare a) migliorare la vita di chi ci sta attorno, e la propria, per lasciare qualcosa a generazioni di quelli che potevano essere figli nostri ma non lo sono, quelli che potevano toccarci in sorte ma la sorte ha deciso diversamente. Provare a costruire qualcosa con loro e per loro, qualcosa che duri, che resti, che sfidi il tempo, proprio come un essere vivente che porta con sé il nostro stesso corredo genetico, e ha i nostri stessi occhi, o modo di parlare, o di camminare. Siamo madri ogni volta che ci apriamo al mondo per generare qualcosa che duri dopo di noi, e ogni volta che ci poniamo in ascolto di altre persone, ogni volta che costruiamo una qualche opera dell’ingegno umano, tangibile o intangibile, letteraria, musicale, artistica, fatta di cemento o di carta da riempire, di byte o di mattoni, di ferro o di idee.

Qualunque genere di mamma voi siate, buona Festa della Mamma a tutte.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.


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