UN MONDO DI ZOZZONI

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teresa lettieri

 

Finchè sui social (e non) la dimensione dell’inciviltà dell’uomo sul tema rifiuti è stata misurata attraverso le immagini del Guatemala, un esempio tra i tanti, strabordante di ogni genere di immondizia, la nostra coscienza di produttori e consumatori ha giaciuto indisturbata, seppur animata da qualche guizzo di saggio monito al rispetto rappresentato dalla “condivisione e divulgazione” degli sporcaccioni che abitano questo pianeta. Ma soprattutto, lo abitano lontano da noi, il che ci rende già meritevoli di una stelletta al merito. Come se l’ambiente fosse compartimentato e quindi pure i suoi abitanti, come se gli impatti in una determinata area si risolvessero solo ed esclusivamente in quel posto a prescindere da chi lo vive e chissenefrega della fame nel mondo ( non è attinente ma è d’uopo segnalare come i discorsi, quasi sempre, si chiudono diversamente dal tema di partenza). Poi, uno dei fiumi italiani, vittima di una siccità che attanaglia il Nord Italia, comincia a rivelare i tesori di famiglia, i più preziosi , perché indicatori di quella civiltà della quale ci fregiamo. E ritirati oggi e ritirati domani, il letto del Po ha espresso la patacca di merito, sull’altro reverse della giacca. Quello che siamo, perché tra l’autoproclamarci rispettosi e dimostrarlo c’è di mezzo un fiume. Per il mare, invece, è bastato aspettare la morte di un capodoglio, una giovane femmina, trasformata in un natante di 22 chili di plastica, a parte un feto. Non in Guatemala, ma al largo della Sardegna. E’ bastato un solo brivido, perché siamo stati costretti ad ammettere che lo zozzone è ubiquitario e nomade, esattamente come lo sono gli impatti sul capitale naturale. A salvarci, le foto del cetaceo che, seppure monche della paternale di rito laddove gli immondezzai non hanno sesso, religione e nazionalità, hanno spostato l’attenzione (per poche ore, non vi trastullate) sulla fame del mondo e sul cricket o sui capricci della prossima partoriente del reame inglese. In fondo, l’estate è lontana ed in attesa del gossip sulle scatolette di tonno abbandonate sulle spiagge, le pedicure sugli scogli, la lasagna riversa sulla sabbia e qualche orpello in mare per chi non ha controllo dei vari sfinteri, affrontiamo altri argomenti. Così come continueremo ad eludere i vari regolamenti comunitari o le buone iniziative siglate “plastic free” che servono solo ad ammucchiare per poche ore gli ambientalisti di ultima generazione insofferenti al cumulo nel  popolo dei maiali, pur essendone una reale rappresentanza. Anche perché, come è tradizione, basta la giornata con il cappellino siglato da una delle associazioni ambientaliste per sfoderare quella ipocrita porzione di coscienza  che ci restituisce alla civiltà. In realtà, il problema non è la plastica, piuttosto che il vetro o le cicche di sigaretta nonché i bidoncini di Mastro Lindo, ad aver pregiudicato lo stato di salute delle nostre acque o dei nostri dirupi (già vi vedo a raccattare con la maglietta stampata i profilattici esausti dei single vaganti storcendo il regale naso mentre vostro figlio, guanti munito e al vostro seguito, si ricorda che 12 ore prima proprio in quel punto si è reso protagonista del lancio del giavellotto, porca miseria e chi glielo dice a papino). Il vero vulnus da risolvere alberga in quella porzione di emisfero, destro o sinistro non saprei, che ha incellophanato la buona creanza, quella che non distingue tra il comportamento che si tiene tra le quattro mura di casa e fuori perché viviamo entrambi i posti, ne siamo i titolari e i custodi  sempre e senza distingui. Ogni prodotto dell’uomo e della innovazione rappresenterà sempre un problema laddove mancano gli strumenti della sua gestione, immediata e futura. E la prima gestione ed organizzazione di una qualsiasi opportunità che viene introdotta per agevolare, facilitare, competere, ridurre, migliorare, è affidata proprio al  rispetto e alla educazione per se stessi e per il prossimo, per l’ambiente in cui viviamo e quello che vogliamo garantire a quelli dopo di noi che garantisce l’uso responsabile di quella utilità , senza tralasciare ciò che determinerà da lì ad un futuro non proprio imminente. Il “moplen” che all’Italiano Natta, nel 1963, assicurò il premio Nobel e che ancor oggi rappresenta il materiale di vasche e vaschette, probabilmente e aldilà delle osservazioni che possono essere sollevate sulla composizione e i derivati utili ad altri ambiti di confronto, ha rappresentato una delle conquiste in termini di versatilità e convenienza, sistematicamente bocciate dall’irresponsabile uso e smaltimento, frutto di un problema culturale e non ambientale. L’uomo è scientificamente e innovativamente SPORCO! E su questo non ci sono leggi che tengano.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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