UNA POLITICA SENZA CULTURA E’ UN CORPO SENZA TESTA

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Da sempre al centro governatore dei destini dell’uomo, come in un gioco di dama, muove pedine nello scacchiere alla ricerca delle mosse più azzeccate che portino al successo , al blocco di tutti i pezzi dell’avversario, la politica italiana sembra già da molto tempo abbia preso troppo gusto a mettere in atto strategie pubblicizzate e comunicate quali panacea di ogni male più che per risultati effettivamente prodotti. Molte volte procede per tentativi ed errori in pochi sprazzi di luce difficilmente percepibili e lenitivi , mentre la discrasia tra le fasce sociali, tra le condizioni dei ricchi, la difficoltà della classe media e l’arte del tirare a campare dei veri poveri che senza veli di un’ingiusta vergogna della loro indigenza  a cui, tra i pochi, solo la Chiesa e diverse associazioni fino ad’ora hanno provveduto, è sempre più chiara e visibile. Dietro i bisogni c’è sempre più una dignità silenziosa o gridata, ma ormai nudata, per mancanza di attenzione e per persistente mancanza di utili soluzioni. Tanti errori e indifferenza perpetrata da scelte politiche succedute e che hanno guardato invece più a determinate categorie che mantengono la loro sussistenza e garantiscono elettoralmente la loro elezione e il piazzamento in posti istituzionali di comando. A questo sta ora cercando di riparare un potere esterno alla politica, individuato dal Presidente Mattarella e che , come ultima possibilità di recuperare un credito ed una fiducia che in buona parte sono evaporati,  i politici , ad eccezione della Meloni, hanno deciso di appoggiare.  E’in  un momento  in cui il dialogo tra le diverse forze politiche era scaduto in un reciproco scarico di responsabilità che rendeva ingovernabile il Paese, la politica ha avuto essa stessa bisogno di un aiuto a ritrovarsi , provando, proprio come i poveri cittadini, una inopia non certo materiale, poiché lì la “mangiatoia” è sempre ben fornita,  attenzionata,  autogestita e rivendicata, quanto forse la coscienza del loro stato e il rischio di perdere il potere . Tra l’altro l’incapacità alla comunicazione efficace, la mancanza di contenuti incisivi nelle riforme necessarie, la pavidità di fronte a scelte coraggiose che potevano mettere a rischio la  popolarità dei rappresentanti politici, in molti casi la povertà di spirito ormai sforata da ogni punto di vista  e mal difesa per mancanza di argomentazioni credibili, tutto ciò divenuto sentimento nazionale delle persone comuni  ha reso incomprensibile e non necessaria la politica stessa . La convergenza, seppure obbligata dalla volontà di non sentirsi esclusi da un governo Draghi che avrebbe rivoluzionato  progetti e vecchi metodi all’interno dei confini nazionali ed europei  gestendo il Recovery plan, è stata vista come occasione storica unica, ad eccezione del partito Fratelli d’Italia”. E la cosiddetta collaborazione con i conclamati antagonisti non fa mancare , però, la voglia di mettersi sempre in primo piano e prendersi i meriti di ogni provvedimento, dopo discussioni dove solo la mediazione del capo del governo riesce a dissolvere il rischio conseguente a reiterate minacce di uscita dal governo. E ogni forza sembra desiderare che l’altra fuoriesca.  E’ tempo di finirla con i tradimenti all’interno dei partiti per screditare  gli stessi compagni con cui si è condiviso un percorso e la questione di Renzi contro Letta a suo tempo ha dimostrato che non premia nei consensi. Come anche i continui attacchi alle forze politiche di schieramento diverso solo per evitarne la crescita a vantaggio della propria sono svelati alla popolazione che si disaffeziona sempre più alla politica. Ci si chiede quando ci sarà una vera svolta oltre quella economica a cui si sta cercando di provvedere. Quando l’Italia tornerà ad essere guidata da condottieri leali, dopo che  “nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una   selva oscura  chè la dritta via era smarrita “ ?  Nel giorno del XV appuntamento di” Senato per la Cultura”,  la Presidente ha voluto che i versi del Sommo Poeta  Dante ,  l’orgoglio culturale dell’Italia nel mondo da sempre, riconoscendo la loro attualità, fossero declamati a ricordo del loro contenuto. In realtà come serve al popolo italiano la cultura dei grandi a riferimento e orientamento in  comportamenti civici conformi   alla gravità del momento emergenziale pandemico-socioeconomico, liberi da violenze e discriminazioni di sorta, propensi al rispetto della Costituzione,  ancor più serve alla politica a ricordare che la giusta via l’ha smarrita da tempo e che è la gente ad essere smarrita e confusa dal modello culturale e politico che viene loro proposto, che chiede la condanna certa per i corrotti e una giustizia uguale per tutti. Che i pensionati non siano mai stati difesi e considerati nei piani programmatici e operativi dei governi, che mai abbiano ricevuto un superbonus come oggi per incentivare le nascite e aiutare le famiglie o che siano stati considerati parte attiva dell’economia produttiva è purtroppo una verità. I poveri sono stati individuati nei percettori di pensioni cosiddette misere ed è il caso di Formigoni  al quale le alte cariche, quelle che parlano giustamente dell’importanza nell’attualità dellla Cultura di Dante,  hanno concesso, in deroga alla legge Grasso, il ritorno del beneficio del vitalizio. Sarà forse questa l’attualità della cultura del passato di cui questi politici si riempiono la bocca? La loro è la cultura dei “miseri”che interpretano i bisogni al contrario, sanno modificare in fretta le leggi a piacimento, giustificare i colpi di mano da padroni del potere . La popolazione non ha nulla da imparare da tali modelli né condivide che  si servano dei ruoli importanti che rivestono per ritenersi degni di viaggiare per lungo e largo usando aerei dello Stato come bus o metro arrogandosi il diritto di non pagare il biglietto. Tantomeno di acquistare aerei vecchi per missioni estere ad un prezzo inadeguato per un mezzo che nell’hangar aeroportuale ha trovato dimora. Se solo si potesse, li si farebbe viaggiare a piedi se non altro, insieme ai meravigliosi luoghi e paesaggi dell’Italia, vedrebbero da vicino come i comportamenti di molti di loro hanno schiaffeggiato la povertà, incontrando i disperati, i carcerati, i pensionati,  che si privano dei pochi soldi per i disoccupati della famiglia, le periferie dei loro cuori, le angherie di cui sono stati capaci,  vedrebbero dal vero e non dalla narrazione libresca quanto sia attuale la scena infernale di Dante  con la differenza che vi si trovano nei gironi persone che scontano colpe di chi li ha mal governati . Allora udirebbero declamare dalla loro bocca i versi scritti dal sommo poeta “ Caina attende chi a vita ci spense “ ossia , garantendo sempre il rispetto della dignità umana che ancora è concessa  loro, “prima o poi il voto vi punirà, vi giudicherà sulla terra, prima del giudizio di Dio”.

 

 

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