Una strada per valorizzare le aree industriali lucane: il riconoscimento di area APEA

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RICCARDO ACHILLI economista

Siamo arrivati ad uno snodo della crisi che richiede progettualità e messa a valore di asset territoriali che non riescono, da diversi anni, a partecipare in modo utile allo sviluppo locale. Uno degli asset non sufficientemente valorizzati del territorio lucano è costituito dalle sue aree industriali consortili. Per motivi storici, peraltro non diversi da quelli delle altre regioni del Sud, la gestione consortile delle aree industriali non è più riuscita, da diversi anni, ad utilizzare il patrimonio di aree industriali infrastrutturate come polarizzatore e calamita di nuovi investimenti, ripiegando in una gestione essenzialmente burocratica dell’esistente.

Un modo per cercare di ricostituire una capacità attrattiva di nuovi investimenti, peraltro tentata in Basilicata in passato, ma forse senza la dovuta convinzione da parte delle istituzioni regionali, è quello di convertire almeno una parte delle aree consortili in “aree produttive ecologicamente attrezzate” (APEA).

Si definisce area “APEA” un’area destinata ad attività produttiva industriale, artigianale, commerciale, agricola, turistica e alberghiera, o a servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari e di telecomunicazioni, anche in forma mista, caratterizzata dalla gestione integrata di infrastrutture, servizi centralizzati e risorse atti a garantire gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo locale e aumentare la competitività delle imprese insediate, in conformità ai principi di prevenzione e controllo integrati dell’inquinamento, con la finalità di conseguire, unitamente alla competitività del sistema produttivo, la salvaguardia dell’ambiente, della salute e della sicurezza.

Tali aree sono quindi dotate di un sistema di controllo delle emissioni di inquinanti e di riduzione dei gas climalteranti, nonché di impiantistica per lo smaltimento ed il trattamento delle emissioni, dei reflui e dei rifiuti industriali e di produzione di energia rinnovabile. Tutta questa impiantistica è gestita in forma comune e viene messa a disposizione delle imprese ivi insediate.

Le APEA, da un punto di vista territoriale, possono avere carattere puntuale o diffuso. Nel primo caso, la sede operativa dei soggetti costituenti risulta ubicata in uno specifico e circoscrivibile ambito localizzativo; nel secondo caso, i soggetti costituenti possono essere ubicati anche in ambiti territoriali non contigui, ma devono comunque dimostrare di mettere in atto idonei programmi ed azioni finalizzate a conseguire gli obiettivi ambientali previsti.

Un caso interessante, che potrebbe essere utilizzato come benchmark, è quello della Regione Lazio, che sin dal 2015 ha normato, con delle Linee-guida regionali, l’istituzione di aree APEA sul suo territorio. In particolare, tali linee-guida prevedono che la governance sia costituita da un Comitato di Coordinamento, composto da un rappresentante di ciascun soggetto costituente e presieduto da uno di essi secondo quanto stabilito dal regolamento. Il Presidente del Comitato di coordinamento è anche l’interfaccia referente per la Regione Lazio. In particolare, i Comuni con aree ricadenti dentro l’istituenda APEA ed i Consorzi Industriali, unitamente alle associazioni di categoria, possono andare a costituire i “soggetti costituenti” dell’APEA, redigendo il progetto (il c.d. “documento APEA”) che converte in aree APEA le aree per insediamenti produttivi ordinarie. Dette linee-guida disciplinano altresì la procedura di approvazione del documento APEA e di riconoscimento del requisito di APEA da parte della Regione.

Il Comitato di coordinamento dell’APEA può, tra l’altro, formulare proposte di progetti e programmi per lo sviluppo sostenibile dell’area e dei Soggetti costituenti, per il potenziamento dell’impiantistica e delle infrastrutture dell’area, al fine di migliorare le azioni finalizzate alla realizzazione degli obiettivi dell’APEA (ad es. incremento delle quantità e tipologie di sottoprodotti, energia, reflui, servizi e capacità ceduti/trasferiti, per lo sviluppo di iniziative per il risparmio energetico, l’eco-efficienza e l’eco-innovazione, per il marketing territoriale e l’attrazione di investimenti), andando a costituire, quindi, una vera e propria agenzia di sviluppo locale. In tal senso, quindi, i Consorzi Industriali possono rilanciare la loro missione, uscenda da una logica meramente gestionale ed amministrativa.

Le imprese insediate nell’APEA hanno numerosi vantaggi, tali da rendere appetibile l’insediamento: esse, infatti, possono usufruire di impianti ed infrastrutture comuni ed all’avanguardia per il trattamento e smaltimento di reflui, emissioni e rifiuti industriali, con notevoli risparmi dei costi di investimento e di gestione (spesso imposti da obblighi di legge), godere di tariffe energetiche agevolate grazie alla produzione in comune di energia rinnovabile (un po’ come avviene con Tecnoparco Valbasento) ed usufruire di semplificazioni amministrative relativamente a:

– procedimenti autorizzativi,

– unificazione delle autorizzazioni,

– procedure per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione unica ambientale e dell’autorizzazione integrata ambientale,

– semplificazione nella valutazione dei progetti,

– limiti e scadenze previsti nelle autorizzazioni,

– modalità e frequenze dei controlli periodici da parte delle Autorità Competenti.

In sostanza, il riconoscimento APEA per le aree produttive consente, oltre che di cogliere obiettivi di ecosostenibilità, anche di riprogettare servizi, infrastrutture e vantaggi localizzativi, restituendo ai Consorzi la loro missione storica di promozione dello sviluppo locale. Una strada interessante, che la Regione Basilicata potrebbe tornare a battere, stavolta, auspicabilmente, con maggiore determinazione rispetto al passato.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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