by ROCCO ROSA
Al Bar di santa Maria, a Potenza, stavo commentando col mio amico proprietario del locale, i lavori di realizzazione di una fermata autobus, impressionato sfavorevolmente dalla qualità delle mattonelle di cemento usate all’entrata di una piazza tutta pavimentata di sampietrini e di fronte ad una villa tutta pavimentata di pietra vulcanica. Inserire quelle mattonelle dozzinali l’ho visto come una violenza alla qualità dell’ambiente, una sciatteria, una sottovalutazione estetica da far paura. Il mio interlocutore mi ha fatto parlare e poi ha detto cacchio cacchio : noi da vent’anni abbiamo uomini che odiano Potenza. E lì una lunga spiegazione secondo la quale il capoluogo sarebbe stato fagocitato dalla periferia,al punto che non riesce ad emergere come riferimento obbligato della politica, ruolo che tocca naturalmente ad un capoluogo di regione. Figurarsi adesso che Matera è diventata il polo di attrazione del Mezzogiorno e che ,come tale, è contornata di attenzione e di soldi.
Siamo partiti da una mattonella e siamo arrivati ai grandi sistemi. Ho chiuso la discussione per poi continuare a ragionare tra me e me, nel tragitto verso casa. E quella mattonella mi è tornata in mente per aprire una considerazione sul perché il capoluogo è ormai periferia della regione: si, una città sfruttata, trascurata, mai amata veramente, che è servita da trampolino di lancio per la politica e da ascensore per crescite individuali, imprenditoriali e professionali. Mai un progetto di bellezza, una attenzione al degrado, uno scatto di reni per qualcosa di utile. No, case, case e case : e poi centri direzionali che hanno alterato la veduta della città, casermoni come quello della ex SIP e dell’Anas, un altro casermone pronto ad alzarsi nel bel mezzo di un crocevia. Amministratori che non guardano per terra, che non girano le strade , che non vedono la città in quel suo deperimento quotidiano, dove ognuno, privo di esempi che vengono dall’alto, si comporta come crede : insegne selvagge, scarpate piene di rifiuti, aiuole trascurate anche da chi vi ha messo la pubblicita in cambio della manutenzione ( e l’hanno chiamata adozione!), opere fatte in maniera cervellotica, come la stazione di autobus a viale del Basento.
In tutto questo la gente di Potenza, i suoi bisogni, i servizi che le necessitano sono stati derubricati alla quotidianità amministrativa di una città senza soldi, un tirare a campare , con decisioni che più che guardare ai cittadini guardavano agli interessi di casta o a quelli politici o a quelli degli amici degli amici. E quando abbiamo avuto un pò di soldi per riqualificare i quartieri, li abbiamo spesi in cazzatelle, come il ponte sul nulla a Parco Aurora o quella casamatta a rione Serpentone cui un simpaticone ha dato il nome giusto sul muro.
Perché prendersela con quelli che odiano Potenza, se i primi ad odiarla sono i potentini eletti da potentini?
2 commenti
In questa città per anni abbiamo avuto al governo personaggi che da bambini avrebbero giocato solo “se portavano il pallone”. Questo è il triste risultato.
hai perfettamente ragione,Enrico