
PIPPO CANCELLIERI
Tutto era iniziato in quel Luglio 1961.
Io nemmeno me ne sarei interessato se verso la seconda metà degli anni settanta, presso la Comunità Cristiana di Base di Sant’Anna, non avessi incontrato Carletto Lentini.
Di tre anni più giovane, diplomato Chimico Industriale, aveva subito iniziato a lavorare presso la LiquiChimica di Tito Scalo.
Preparato, allegro, sempre disponibile a raccontarmi della fabbrica e di cosa in essa si faceva, riusciva a farmi digerire processi industriali complessi che diversamente sarebbero stati ostici da comprendere anche a me, studente di Ingegneria alla Alma Mater Studiorum.
Così uscì fuori l’urea quale componente base per la realizzazione di tutti i concimi chimici che l’Azienda stava iniziando a produrre.
Io provai a dirgli che il costo di una sacco di 10-10-10 al Consorzio Agrario era pressoché risibile nonostante venisse dall’altro capo del Mediterraneo e che i bancali di concime erano sempre li nel piazzale, segno che l’Agricoltura Lucana e più in generale meridionale, affatto estensiva per caratteristiche geomorfologiche e climatiche, non è che ne facesse tantissimo uso.
Lui mi rispondeva che con gli schemi idrici in via di realizzazione, il concime chimico avrebbe finalmente sviluppato qui da noi una agricoltura fiorente.
Poi una sera mentre scendevo a casa in via Torricelli la folgorazione.
Mi venne improvvisamente in mente che l’indimenticato Prof.Zirpoli in una sua lezione di Economia ed Estimo di cinque anni prima, aveva parlato del costo di un componente “estraneo” che veniva (e viene) somministrato ai bovini da latte e di più da ingrasso, in funzione di aiuto alla sintesi proteica che avveniva nel rumine, con l’effetto di favorire la produzione di carne!
L’urea!
Subito tornai indietro e raggiuntolo prima di casa sua più sopra del Seminario, gli chiesi:
- Carlè ma che differenza c’è fra la nostra urina e l’urea che fate a Tito Scalo?
- Nessuna, mia caro nessuna, solo che la nostra a Tito non ti fa aumentare l’azotemia fino ad annegarti nelle proteine, visto che noi a Tito la facciamo fuori dai nostri corpi!
Ma il “peggio” doveva ancora presentarsi a me.
Leggevo molto, molto di più di oggi. Di tutto con una preferenza per Gogol o Conrad, quello del Cuore di Tenebra che negli stessi anni si infilò come una lama affilatissima perfino nel cervello di Francis Ford Coppola, poi anche classici latini dalla parte opposta del testo a fronte e che ora non riesco a tradurre oltre poche righe ogni tanto, Il Rosso e il Nero che fosse per me imporrei a scuola, e Sciascia che mi passò l’amore per Pirandello; ma anche giornalisti come Montanelli del quale oltre la coraggiosa eleganza, apprezzavo un poco meno i temi che trattava; e Aniello Coppola che dopo l’esperienza su l’Unità scriveva su Paese Sera.
Il tutto favorito dal fatto che al Collegio Poeti, dove per borsa di studio risiedevo a Bologna, bastava fare richiesta alle case editrici e queste del tutto gratuitamente ti inondavano di Libri, riviste e giornali, fidando in noi che certo saremmo più avanti diventati classe dirigente!
Aniello Coppola, che giornalista!
Il compagno della mai pianta abbastanza Bimba De Maria, questa della quale ricordo il dolce epitaffio che un commosso Mughini le scrisse in morte.
Coppola mi fece capire che dovevo abbandonare la Tesi di Ponti (ponti che poi avrei fatto a dozzine) per chiederla a Pianificazione ed Organizzazione Territoriale, cosa che mi costò alla Laurea i dieci punti che avrei preso con Ponti a “vantaggio” di un tre con litigio finale alla presenza dell’ora mio medico personale, dott.Franco Casella che scese dagli spalti a separare me da quei docenti (sic!) che mi contestavano il tema già al titolo!
L’industrializzazione dalla Val Basento in qualità di tragedia annunciata.
Avevo scoperto che il nostro Emilio Colombo, allora al massimo del suo fulgore politico, dopo il voltafaccia all’Ing.Ippolito con la conseguenza che il nucleare era stato abbandonato in itinere e dopo i fatti di Reggio Calabria, aveva varato il cosiddetto “Pacchetto Colombo”.
Perle come le mega raffinerie sugli scorci migliori della costa calabrese e sicula, chimica ovunque possibile e su tutto la peggiore delle idee che mai si vedrà ancora per secoli al Sud, il Quinto Centro Siderurgico nella piana degli aranci a Gioia Tauro!
E dire che le raffinerie di base, la chimica di base e l’acciaio da getto da lateriti africane, erano tutte cose che in quegli anni venivano dismesse in Europa a vantaggio di produzioni altamente specialistiche e alimentate da una ricerca privata e pubblica imponente.
Si buttarono tutti a tuffo!
E tra i tanti che ancora dominano la cosiddetta grande industria italiana, spuntarono magicamente prima Ulisse Seni ingegnere e poi il ragioniere calabrese Raffaele Ursini!
Ulisse Seni è quello della prima CipZoo poi rilevata dal secondo quando dopo solo dieci anni da una scrivania da oscuro travet in Liquichimica, di questa ne diventò il padrone!
In quegli anni essere ragioniere o geometra in Calabria ti offriva enormi possibilità di fulminanti carriere sia nel Pubblico come tutti abbiamo poi visto, che nel privato!
Ursini, ma chi era costui? (Cit.).
Certamente un uomo determinato che sapeva sfruttare ogni occasione per soddisfare la propria smisurata ambizione, capace fra l’altro di ragionare in modo estremamente veloce per cogliere la pur minima opportunità.
A Priolo (il mega stabilimento chimico in cui si trattavano prodotti da sintesi del petrolio e dove si interessava della compilazione di buste paga, venne certo in contatto con qualcuno che gli raccontò delle enormi potenzialità dell’urea e che andavano ben oltre la sua qualità di componente base dei concimi chimici.
L’urea poteva essere utilizzata per l’ingrasso degli animali dotati di rumine.
Chiese certo del perché solo per quelli che avevano il rumine.
Sempre il solito deve avergli detto che nel rumine, attraverso una congrega di operosi batteri, perfino la paglia diventava proteina!
I batteri con l’aiuto di un componente anche esterno, l’urea appunto, svolgevano ancora più operosamente il compito loro affidato, quello di aiutare il bovino a fare latte o di più carne. Avrete notato a tale proposito che i bovini anche non stabulati tendono a mangiare paglia dove essi stessi hanno provveduto alla minzione espellendo appunto urina cioè urea!
Fu a questo punto che certo chiese:
- Ma se invece che paglia quegli stessi batteri sempre con l’aiuto della urea, attaccassero le cere (paraffine) da petrolio e che tranne che nelle chiese nessuno usa più nemmeno per le candele, si potrebbero ottenere proteine?
Nacque così l’idea della bistecca di petrolio che per pudore si iniziò da allora a chiamare bio-proteine!
La domanda col senno di poi naturalmente, è: “Colombo sapeva cosa stava avviando tra Tito Scalo e Priolo”?
Io non credo, salvo inventario naturalmente.
Di certo però sapeva chi era Ippolito che tanto aveva sostenuto fino al suo arresto tutto saragattiano, perché questi nei numerosi anni di sua frequentazione, di certo gli aveva spiegato fin nei minimi dettagli gli studi di Fermi e gli esperimenti che si conducevano a via Panisperna in Roma e nell’immediato dopo guerra, al primo ciclotrone mondiale a Frascati e anche perfino cosa si intendeva fare ad Ispra.
Io mi sono fatto l’idea che preso dalla piazza di quei giorni, non seppe e peggio non volle, resistere alle spinte che per il tramite di ambienti clericali gli arrivavano dai grandi potentati della finanza e della industria e che già da tempo avevano nel mirino IRI, Enel, Eni, IMI e perfino INA!
Resistette per un pò Falck, fino a quando assediato da tutte le parti per il terribile reato commesso di costruire acciai di altissima qualità, pensò bene di mettersi a girare il mondo col suo Guia fino alla sua morte.
Pure Raul Gardini per girare per oceani con la sua Azzurra, prima di ficcarsi una palla in testa della sua PPK che aveva letteralmente strappato di mano ad un capitano della Wermacht nel ’44!
Epilogo.
La pena è vedere oggi la bonifica profonda ai bordi della Liquichimica di Tito Scalo, come se una falda freatica dopo quaranta anni si potesse bonificare sia pure a suon di milioni di euro, quando per quaranta anni appunto, ha portato tutto quanto in essa disperso, ben oltre la Ferriera a Potenza e fino a Metaponto almeno dieci volte andata e ritorno.
E lasciamo stare quanto avviene oggi nel triangolo Viggiano-Pisticci-Corleto, pena sulla quale ho detto e scritto oltre la noia.
P.s.: Qualcuno sa quante ore sono state lavorate alla Liquichimica di Tito Scalo e quante di Cassa Integrazione, ora che tutti gli addetti sono in pensione da almeno dieci anni? Magari scopriamo che il Reddito di Cittadinanza è al paragone un … giochino!
P.p.s: Carletto e Franco, vorrete perdonarmi per avervi impunemente citato.