Sarebbe lecito pensare che dopo tutto quello che si è passato da febbraio in poi, con esperienze drammatiche e con emergenze continue, il responsabile della sanità regionale si muova per tempo per organizzare la rete difensiva sul territorio, al fine di evitare la corsa agli ospedali. Ottobre è dietro l’angolo e la gran parte degli esperti sono convinti di una possibile recrudescenza del Covid 19 con l’arrivo dell’autunno. Invece alla regione si dorme alla grande, segno di una grave sottovalutazione del problema.I medici di famiglia hanno chiesto un incontro sulla questione, ma non hanno avuto il piacere di vedere al tavolo i vertici del Dipartimento, né l’assessore né il direttore generale. Eppure tutti sanno che , per non ripetere l’esperienza di febbraio, è quella la prima linea da organizzare , rendendo questi presidii idonei a fronteggiare la situazione. La volontà di collaborazione dei medici c’è, solo che manca l’interlocuzione con i decisori pubblici. Ci sono problemi che urgono: la vaccinazione antinfluenzale potrebbe essere affidata ai medici di famiglia, per evitare affollamenti presso gli uffici d’igiene, così come l’assistenza medica nelle scuole, ma più di tutti una diversa organizzazione delle USCA, le unità di intervento a domicilio, che oltre ad essere esigue dal punto di vista della consistenza numerica, sono state malamente utilizzate. Questo per non parlare dell’attivazione di tutto quel programma che pure il Governo ha messo tra le cose da fare per rendere più autonomo e funzionale il territorio: “la costituzione di microteam delle cure primarie, con medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sanitari, tecnici, che lavorino insieme in autonomia e sinergia ; la creazione di strutture locali zonali di supporto, con gli strumenti diagnostici di primo livello; la stesura di un protocollo per l’intervento domiciliare in funzione anticovid, l’assunzione di operatori sanitari sul territorio,e via di seguito. Non solo non si è fatto niente sul terreno realizzativo, ma non si pensa nemmeno a mettere giù un piano , pronto magari per ricevere i primi finanziamenti da una Europa che pure ha voluto aprire i cordoni della borsa per gli italiani. Si sa che per mantenere le persone in casa, evitando la corsa agli ospedali c’è bisogno di attivare risposte zona per zona, un luogo dove poter effettuare un elettrocardiogramma, un’ecografia esami radiologici, analisi di laboratorio. Tutto questo viene sparso a piene mani nelle intenzioni della politica, ma nel frattempo l’attenzione è tutta presa dagli ospedali, da quello che vi succede, da quello che dovrebbe cambiare. E mentre si va in giro a promettere una riforma che è una scatola vuota, si trascura di fare quello che è utile e possibile, e che magari non porta voti di campanile. E’ assolutamente grave che in questo periodo i medici di famiglia siano costretti ad annunciare forme di mobilitazione contro l’assenteismo della massima Istituzione regionale.Rocco Rosa
OTTOBRE E’ VICINO, MA L’ASSESSORE NON LO SA
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