VAL BASENTO UN FALLIMENTO VOLUTO!

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PIPPO CANCELLIERI

Una data storica quella del 29 luglio 1961, si apre, in una zona tra le più povere del mezzogiorno un nuovo scenario di svolta sociale e di benessere economico.
Approda in Basilicata l’industria chimica con un importante progetto industriale.
Un’area che occupa poco meno di 2 milioni di metri quadri da sempre destinata all’agricoltura e pastorizia si trasforma in un grande polo industriale della chimica nazionale.
Lo stabilimento occupa, 1 milione di metri quadri, circa la metà di tutta la zona è collegato con un metanodotto ai vicini pozzi di gas naturale.
Quest’ultimi scoperti verso la metà degli anni cinquanta.
Oltre la produzione di metanolo e metilacrilico, vi si producevano le fibre tessili sintetiche.”

Dimostrerò che non solo non fu vera industrializzazione ma che anche neppure lontanamente fu qualcosa somigliante ad essa.

Partendo da “metanolo” e “metil-acrilico”.

In quegli anni la nascente industria estrattiva si trovò di colpo dinnanzi al problema dell’utilizzo del metanolo e delle cere che erano e sono una parte preponderante di quanto si ottiene dalla sintesi frazionata del petrolio estratto.

Bisogna spiegare come avviene il processo di raffinamento del petrolio.

Il fluido estratto dalle profondità è costituito da tre frazioni, una gassosa, l’altra liquida e la terza sostanzialmente assimilabile ad un solido.

Il loro equilibrio interno è stabile se confinato dalle pressioni e temperature delle profondità, mentre non lo è più una volta estratto e portato alle nostre temperature correnti in superficie.

La parte gassosa estremamente difficile da trattare, tende a separarsi velocemente e a contatto con l’aria può generare fluidi gassosi addirittura esplosivi appena in presenza di eccesso di ossigeno.

Per alcuni di essi non serve neppure una scintilla bastando lo sfregamento molecolare per causare una esplosione.

Ecco allora come si fa.

Si ripristina per piccoli volumi alla volta, una pressione anche importante e nel contempo si raffredda il tutto e lentamente si abbassa la pressione mentre si alza la temperatura.

Per ogni salto di grado centigrado ed unità di pressione si separano dal fluido prima i gas, poi i liquidi e poi ancora le cere che sono sostanzialmente le cere.

Alcuni gas si portano all’abbruciamento in quanto non trattabili con le attuali tecnologie, altri liquefatti comprimendoli, si avviano a particolari utilizzi quali combustibili o solventi.

Stessa cosa per la parte liquida, distinguendo che fra essi ci sono le cosiddette benzine (anch’esse sostanzialmente considerati esplosivi), poi il kerosene e il gasolio (questi liquidi infiammabili ma non esplodenti), appena poi gli oli minerali, i grassi ed infine le cere.

Detto ciò il problema sono i primi gas estratti che tendono ad esplodere perfino a vista!

Ma anche quella terra di mezzo fra i gas e i primi liquidi, la zona in cui compare, appuntate il termine, il “metanolo”.

Anche le cere sono un problema, soprattutto le prime che escono dopo i liquidi e prima di quelli che noi tutti chiamiamo asfalti. Un esempio di queste sono le glicerine, liquidi semisolidi che bruciano male senza interventi successivi (transesterificazione), procedimento che ha un costo non piccolo là dove lo si applicasse correttamente.

Torniamo al “metanolo”.

Esso è sostanzialmente un alcole che a differenza del suo omologo Alcool-Etilico e che si ottiene grazie ai batteri che attaccano zuccheri vegetali, non solo non è edibile ma è a catena chiusa e non aperta come quello del vino!

Chi ha un minimo di passione per la Chimica sa di cosa intendo parlare.

Una catena chiusa come del resto una catena aperta, se spezzata tende a chiudersi immediatamente con la prima che immediatamente tende a chiudersi catturando ossigeno, atomo questo che volentieri si fa catturare, generando nuove molecole spesso ancora più letali.

L’etilico è più lento ma tanto lento che la sua catena rimane sostanzialmente aperta per sempre.

E dove trova la catena chiusa ossigeno oltre che nell’aria?

Ma dentro di noi se lo assumiamo, soprattutto nel sangue arterioso (emoglobina) e più ancora nei punti dove questo ha depositato l’ossigeno in attesa che l’organo deputato lo utilizzi per non morire asfissiato.

La retina, i polmoni, il cervello, il muscolo cardiaco!

Da lì in avanti se ne assumi piccole quantità, non muori subito, magari cieco o scemo ma lentamente perché questa molecola modificata dalla presenza di ossigeno, vaga in giro per il corpo finche i globuli bianchi la fermano da qualche parte ricoprendola di piccoli cristalli proprio per evitare di ricominciare il ciclo di ricerca di ossigeno!

Immaginate di avere un bruscolino sotto una palpebra per sempre, prima o poi l’occhio si infetta.

E se l’esserino estraneo è più piccolo di una cellula umana fra le quali si muove e addirittura più piccolo di una fibra di amianto, di un batterio o del virus del Covid-19 … cosa succede prima o poi?

Omissis! Per pietà cristiana.

Allora atteso che certi materiali non possono essere impunemente (sic!?) dispersi nell’ambiente, e visto che ci sono le glicerine e le cere di cui nessuno sa cosa farsene e che pure queste non possono essere gettate di qua e di la o la sotto (stra-sic!?), che fare?

Ma facciamo un bellissimo stabilimento vicino ai pozzi dove facendo incontrare i due “sottoprodotti” del processo di raffinazione del petrolio, con un opportuno catalizzatore, otteneniamo magari un filato adatto per tessuti!

Ho tralasciato volutamente il fatto che nel petrolio e di più nel nostro petrolio quello lucano sono presenti quantità industriali di zolfo tenuto a bada (confinato) proprio dalla pressione nel fondo del pozzo e dalle catene chiuse come quella di cui ho parlato e che appena arriva in superficie questo disperatamente si attacca all’idrogeno e all’ossigeno formando l’anidride solforosa del cui profumo estremamente tossico, possiamo deliziarci tutti a Viggiano o a Corleto Perticara.

E tralascio la fine che ogni tanto il catalizzatore sopra citato, deve necessariamente fare quando termina il suo ciclo di vita estremamente breve.

Conclusione.

Tu caro Rocco, stamattina quando ti raccontavo di questi fatterelli, mi hai detto testuale:

  • Ma queste cose nel 1959 le sapevano?

Mattei di sicuro, Colombo forse no circondato dalla pletora adorante di “figuri” cosiddetti consulenti che si vendevano come classe dirigente di uno sviluppo che sviluppava solo il loro carrozzone di accompagnamento fatto di amici e parentame, che oltre via Pretoria mai avevano percorso altro in cultura.

La tragedia di oggi amico mio, affonda le radici in quegli anni e dalla quale oggi nessuno vuole trarre insegnamento, che i nuovi affari in danno della nostra terra lucana, sono ancora più remunerativi e tanto di più a giudicare dal finto benessere delle migliaia di auto tedesche da centomila euro, in una Basilicata in cui nulla si produce e niente si trasforma oltre il petrolio!

Con una chiosa finale.

Non ho parlato di Liquichimica e CipZoo quindi di Ulisse Seni e Antonio Ursini, loro si geni del catalizzatore!

   

 

  

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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