VALERIA IANNUZZI: I MIEI CONTATTI CON IL CID

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Quando ieri ho letto il titolo “Chiusura attività del Centro internazionale di dialettologia” mi si è spezzato il cuore. E non è solamente una metafora, è il tonfo reale di un luogo di passione, confronto, ambizione, impegno, che crolla davanti agli occhi dei lucani.

Il Centro internazionale di dialettologia (C.I.D.) è un luogo che ha moltissime sedi: quella che anima l’Università della Basilicata a via Nazario Sauro, ma anche quella di ogni casa, di ogni vicolo, di ogni associazione, di ogni scuola che ha ospitato le ricerche e le lezioni della professoressa Del Puente e del suo gruppo di ricerca. È un luogo che viaggia a qualsiasi ora per raggiungere qualunque posto perché il motore principale che lo spinge è quello della divulgazione culturale. Che non è mai, per gli altri, una ricezione passiva di alcune informazioni, ma è sempre un riconoscere la propria lingua e soprattutto un ritrovare sé stessi, per completare la nostra carta d’identità (riflettiamoci: cosa saremmo senza la nostra lingua?). Durante la mia triennale in Lettere Moderne a Potenza, ho avuto molte occasioni di conoscere e accedere alle attività del C.I.D. Oltre ad aver assistito ai corsi frequentatissimi ed entusiasmanti della professoressa Del Punte, ho svolto un tirocinio formativo che è stato fondamentale per la mia formazione culturale e umana. Culturale, perché abbiamo trasformato una stanza grigia e vuota in una ricchissima biblioteca linguistica, catalogando e sfogliando centinaia e centinaia di testi e perché ho appreso l’ ADL (alfabeto dei diletti locali), strumento fondamentale per la trascrizione della mia e di tutte le nostre lingue locali. Umano, perché sono entrata a contatto con persone straordinarie, instancabili, presenti in quelle stanze dalla mattina alla notte, spesso anche durante i giorni festivi.

Durante la mia ricerca tesi, sono state moltissime le occasioni in cui, in vari comuni della Basilicata, ho partecipato agli incontri della professoressa con la comunità lucana. Ogni volta ho assistito a un fenomeno straordinario: gli uditori (che sempre, dopo poco tempo, diventavano partecipanti super attivi) ritrovavano, in un suono o in una parola, un ricordo, un pezzo di anima, un sogno corrente (perché il dialetto non è solo un remoto passato). I loro occhi si illuminavano di una luce unica, la luce di chi si sente non solo riconosciuto nella propria peculiarità, ma anche tutelato. Il lavoro del C.I.D., dunque, ci permette prima di tutto di abbandonare il luogo comune secondo cui i dialetti sono lingue minoritarie, inferiori (perché qualcuno quelle lingue le studia), diventando così consapevoli della loro ricchezza e potenzialità. In secondo luogo, abbiamo la preziosa occasione di studiarli, comprenderli meglio, capirne i meccanismi, come abbiamo sempre fatto coi libri di grammatica italiana e i vocabolari.

I miei contatti con il C.I.D. non si sono esauriti con il tirocinio. La biblioteca è stata ed è un punto di riferimento per me e per molti studenti: un luogo che non chiude mai le sue porte, un posto dove studiare, consultare libri, dialogare e confrontarsi. Quelle mura, in particolare, hanno ascoltato molte mie speranze, ma anche molte mie delusioni. Perché un lavoro culturale è prima di tutto un lavoro umano: e la professoressa Del Puente è stata per noi studenti un punto di riferimento fondamentale, una voce che non ci ha mai permesso di arrenderci. 

Abbiamo letto in questi giorni, nell’annuncio della chiusura delle attività del C.I.D. (questo il link:  https://www.facebook.com/cidalba01/), che sette ricercatori non hanno più una prospettiva lavorativa a causa di un governo locale che è stato totalmente incapace di tutelare un progetto culturale riconosciuto oltre i confini europei e l’attività di giovani che lavorano assiduamente e che, restando coraggiosamente in Basilicata, stanno partecipando alla crescita della nostra Regione. Ma loro non sono solamente un numero, non sono l’ombra di questa vicenda, che personalmente mi delude tantissimo. Ne sono i protagonisti e hanno un nome, un volto, delle passioni, dei sogni. A Irene Panella, Giovanna Memoli, Giusi Cratere, Potito Paccione, Teresa Carbutti, Teresa Graziano e Vita Laurenzana tutta la mia solidarietà per questa vicenda. A voi e alla professoressa Patrizia Del Puente tutta la mia stima per il vostro infaticabile e prezioso lavoro.

VALERIA IANNUZZI

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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