LA CIVILTÀ URBANA: POTENZA E L’AUTOMOBILE

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LUCIO TUFANO

 

QUESTO BELLISSIMO RACCONTO DI LUCIO TUFANO PARLA DELLE PRIME AUTOMOBILI, DEI PRIMI MECCANICI, DEI PRIMI SALONI D’AUTO. POTENZA HA SCELTO LE QUATTRO RUOTE E L’ECONOMIA HA SOSTITUITO I MEZZI DI TRASPORTO , DAI PRIMI CAMION AGLI AUTOBUS CHIUSI. CI SONO ANCHE I PRIMI SPORTIVI CHE SI CIMENTANO CON BELLISSIME AUTO DA CORSA. SU QUESTE STORIE PERSONALI SI GIOCA UNA BELLA RICOSTRUZIONE DI CINQUANT’ANNI . CHI RICONOSCE IN QUESTO RACCONTO VOLTI E NOMI FAMILIARI ED E’ IN POSSESSO DI FOTO D’EPOCA PUO’ COLLOCARE LE SUE TESSERE IN UN RACCONTO DA FAR VIVERE. iL WEB PERMETTE DI AGGIORNARE LA PAGINA E DI FARLA DIVENTARE SEMPRE PIU’ RISPONDENTE ALLA STORIA NARRATA, METTENDOCI I VOLTI DEI PERSONAGGI CHE QUELLA STORIA L’HANNO VISSUTA. MANDATECI LE FOTO DEI VOSTRI ANTENATI CITATI IN QUESTO ASRTICOLO. WITROSA@ G MAIL.COM . TRA L’ALTRO ,C’E’ IN CITTA’ UNA PAGINA FACEBOOK MOLTO BELLA CHE SI CHIAMA POTENZA D’EPOCA. IL SUGGERIMENTO E’ DI FARNE UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE SULLA STORIA NON SOLO DELLA CITTA’ MA ANCHE DEI CITTADINI CHE L’HANNO VISSUTA. R.R.

IL TRAFFICO ED I SUOI ESTUARI

Lungo il vecchio tracciato, la semplice rete di vie che dal centro si dirama attorno alla città e che per diverse e nuove strade ormai vede condensarsi popolosi quartieri prima consi­derati semplici contrade di campagna o al massimo isolate periferie, scorre il torrente di lamiere incessante e frettoloso. Le vie e i gangli, i nodi del movimento degli autoveicoli e delle automobili sono difficilmente articolati. Di solito le vie danno una certa indicazione di direzione, ma il traffico oggi è caotico ed ha bisogno di fermate, di svolte a destra o a sinistra, di rallentamenti, di soste su strade che si incrociano, si scindono, confluiscono, si riallacciano per punti di confluenza e defluenza, di irradiazione che costituiscono i gangli di ordine superiore rispetto a quelli determinati dalle più elementari soste. La città stessa ha dovuto infine espandersi su nuove possibilità di flussi veicolari e scegliersi extra muros luoghi più adatti per lo scorrimento delle auto. Le strade a scorrimento veloce, la superstrada ed il raccordo dell’autostrada portano ad una certa distanza dagli agglomerati.

Caratteristica è l’attrazione che esse esercitano sulle aree così dette industriali di Potenza e di Tito e su quelle di economia commerciale per i centri e per i servizi terziari e di trasporto.

L’intensità del traffico e dei servizi automobilistici ha determinato la installazione di autostazioni cittadine mai a distanza dal corpo dell’aggregato urbano, anzi ai suoi margini e talvolta perfino dentro la città.

Oggi sembrano rigorosamente osservate le norme del nuovo codice della strada, le automobili sfrecciano sulla fondovalle appena fuori dall’ingorgo cittadino per avventarsi, dopo ancora qualche difficoltà per passaggi a livello, per svincoli e crocevia, per isole pedonali e rotonde, sulla Basentana verso Metaponto, Taranto e Foggia, o in direzione di Salerno per Buccino e quindi immettersi sulla Salerno-Reggio.

Siamo nel 2014, l’automobile ha superato le restrizioni del secolo trascorso, non certo tutte le angustie. È cresciuta la città, si è sviluppata notevolmente nelle aree di espansione con nuovi edifici, nuovi complessi edilizi, nuovi rioni. Si attendono opere che allevino la densità del traffico veicolare sbloccandolo con nuove vie di comunicazione. Sono sorte diverse stazioni di distribuzione carburanti e di servizio, l’assistenza agli utenti si va sempre più attrezzando con presidi numerosi di officine, di elettrauto, gommisti, carrozzieri, punti di lavaggio e di vendita di accessori e ricambi. Numerose le strutture delle concessionarie Renault, BMW, Volkswagen, Audi, Opel, SAAB, Volvo, Fiat, Lancia, Honda, Mercedes, Nissan …

Il mondo rivoluzionato e rivoluzionario della automobile ha ormai occupato il presente, ha condi­zionato la vita di ognuno, sovraintende ai compiti di ogni cittadino, è parte integrante della attività di tutti ed ha ineluttabilmente predisposto il sistema di esistenza e di movimento degli anni futuri con la totale assuefazione dell’uomo alla macchina.

LA BALILLA È FASCISTA

Il Fascismo porta una ventata di modernità, rivoluziona la mentalità, la moda, il modo di parlare, i comportamenti delle persone. Nascono le gonne corte, i cappelli con fiori e frutti, i modi e gli stili delle riviste più in voga come “Le grandi firme” e la “Scena illustrata”. Peppino Misuriello vende in via Pretoria la cipria Bertelli, Gi. Vi. Emme ed i profumi francesi: il parrucchiere più evoluto adotta la permanente, la messa in piega ed il taglio alla garçonne. I balli Charleston e Fox-Trot sono d’importazione americana. Il tango si balla con virtuosismi sensuali.

Il mito del pallone e della bicicletta si accompagna, per la piccola borghesia, a quello della auto­mobile. Un mito quest’ultimo che può essere alimentato da pochissimi signori di città, da pochi professionisti e da chi con l’automobile deve lavorare.

Lo schaffeurè il massimo del divismo urbano, espressione di virilità, di pionierismo, di competitività e trova il suo ideologo in Marinetti e il suo poeta in D’Annunzio. Né deve meravigliare se la pubbli­cità degli abiti e degli oggetti utili si aggiunge a quella della automobile. È l’epoca, gloriosa per i ricchi, della Lancia Lambda, della Isotta Fraschini, delle Ansaldo, delle Alfa Romeo e della Fiat, la Fiat che nel 1930 ha messo da parte l’esigenza della velocità per offrire maggiore comfort, riprendendo in forma più classica la versione sportiva della Fiat 509 del 1925.

Nel 1934, tra le automobili chiuse, quasi utilitarie, nasce la nuova automobile che caratterizzerà tutta l’epoca che sarà sostenuta dalla pubblicità del Regime, da quella di Dudovich (la nuova Balilla per tutti), da una famosa canzone “La famiglia Brambilla in vacanza” e dal fanatismo di Mino Maccari: “La Balilla è meno scicche ma più fascista della Buicche”.

La Balilla è accostata, dalla propaganda, al balilla e ne diventa simbolo ed espressione per resi­stenza, ardimento e patriottismo.

Nel 1936, ancora la Fiat costruisce la prima utilitaria, l’automobile alla portata di tutti: 2 posti, motore 569, 13 CV, 85 Km/h, 16,6 Km. con un litro di benzina. È la Fiat 500 “Topolino”.

Negli anni precedenti il Reale Automobile Club d’Italia (RACI) avvia la registrazione di tutte le automobili, autoveicoli e motocicli esistenti e circolanti nelle strade della provincia con la mobilita­zione del pubblico registro automobilistico.

Tutti i detentori di auto sono tenuti a denunciare i dati di identificazione, le caratteristiche, la fabbrica, il tipo di carrozzeria, i posti, l’uso del veicolo ed il prezzo dichiarato e per gli autocarri anche la portata e il peso.

L’ordine della iscrizione ha valore di licenza di circolazione e quindi di numero di targa. La ressa delle iscrizioni è tale che tra il 1926 e il 1930 si registrano centinaia di mezzi, ivi comprese le prime automobili di un certo tenore, come quella dell’avv. Aldo Enzo Pignatari, Torpedo OM, sport (lic. cir. 112 PZ e che ha come valore dichiarato L. 46.000), quella della Prefettura, Fiat 503 Torpedo che ha il numero 001 di targa, di Pasquale Avallone, vetturino, noleggio da rimessa, Fiat Torpedo con il nume­ro di targa 010, dell’ing. Giuseppe Tucci, Fiat Torpedo 018, di Leonardo Mecca, Chaffeur, Fiat Torpedo, PZ 020, di Vincenzo Rago e Attilio Ciranna, imprenditori di opere pubbliche, Fiat 509 Torpedo, uso privato PZ 021, della Federazione del P.N.F., Fiat 503, Torpedo, PZ 032, del Provvedi­torato Opere Pubbliche, Fiat 510 limousine PZ 035 e di quelle della Società Lucana imprese idroelet­triche, Fiat 505 limousine PZ 036, Fiat 505 Torpedo, PZ 038, Fiat 505 Torpedo, PZ 039, Fiat 505 autocarro PZ 040, quelle di Guido Motta, industriale, Citroen Cabriolet PZ 041, di Pasquale Coretti, albergatore, Citroen Torpedo, PZ 042, di Gaetano Catalani, avvocato, Ceirano Torpedo PZ 050, di Luizi Zirpoli, meccanico, Fiat Coupè PZ 053, di Alberto Abbate e Biscardi Michele, Chauffeurs, Fiat 509 Torpedo PZ 055, di Giulio Gianturco dottore in medicina e direttore del Policlinico Remigia Gianturco, Fiat Berlina, PZ 078, di Gaetano Amato, chauffeur, O.M. Torpedo, PZ 088, di Alfonso Andretta, Fiat aperta, PZ 091, di Mecca Leonardo, Diatto Torpedo PZ 107, di Nicola Procaccio, Industriale, Ansaldo Torpedo, uso noleggio da rimessa PZ 048, e Ford A berlina, PZ 190 …, del cav. Angelo La Capra, agente generale INA, Fiat 501 Torpedo aperta, e del cav. Ferrara Ernesto, agente generale assicurazioni, Fiat Torpedo, etc. … Quasi alla fine del dicembre 1936 il R.A.C.I. di Potenza inizia la riscossione delle tasse automobilistiche per il 1937, ed a prescindere dal numero dei cilindri, la Fiat 500 paga lire 275, la Fiat 1500 lire 600, la Balilla (Fiat 509) lire 390, l’Augusta lire 450, l’Ardita di 18 cavalli lire 570, l’Ardita da 20 cavalli paga 640, la Fiat 520 lire 890, le Fiat 521 e 522 pagano lire 1000.

In quei giorni il prefetto rag. Giuseppe Avenanti inaugura in automobile le opere pubbliche del Regime recandosi a Corleto Perticara, a Calvera, a San Chirico Raparo, a Senise, a Chiaromonte e a Lagopesole.

Un inno, alla guisa dei grandi scrittori del Futurismo e della lirica novecentista, è quello che sul Giornale di Lucania del 31 ottobre 1936, lancia R. A. Righetti: “… correre sulle strade gettate capricciosamente dalla città alla campagna, correre sospesi, spaziare traverso verdi tappeti di prati; arrampicarsi su per colline che rinserrano in cataste ordinate filari di vigne, discendere a tagliare precisa, nello srotolarsi della strada d’asfalto o misto bianca, una pineta; lasciare un paese; volare nel sole e dilaniare la strada disfatta nella luce del crepuscolo, spaurire alla prima alba le erbe rideste, dopo aver falciato la notte con la saettante luce dei fari; disperdersi in un panorama di colori, di atmosfere, di luci, di suoni, che si compenetra, si allarga, si slabbra, si geometrizza e ritorna statico e definito, banalmente dinanzi alla porta della propria casa …”.

Con la conquista dell’Etiopia numerosi bandi vengono diramati dal Governo per il reclutamento di autisti da inviare nelle regioni dell’ Africa Italiana. L’operazione si chiama: Reclutamento autisti per l’Impero. Numerose le domande presentate a Potenza.

1200 balilla di ritorno dalla colonia di Maratea, disposti in perfetta formazione e cantando gli inni della Patria, hanno sfilato davanti alle autorità ed hanno poi preso posto negli autobus messi a dispo­sizione dalla Federazione Fascista e dalla direzione della Fiat.

LA SAGA DELL’AUTOMOBILE

Quando la produzione delle automobili si andava trasformando in grande industria, nacque una serie di imprese minori che si specializzarono in un settore particolare della industria automobilistica, l’impianto elettrico, il carburatore, i freni, le sospensioni, le varie parti del motore. Le cognizioni e l’esperienza accumulate con gli anni da questi operatori diedero un contribu­to determinante alla tecnica della fabbricazione delle automobili. Le piccole ditte fabbricanti di auto­mobili, con le mutate condizioni di mercato e nei decenni a venire lasceranno ai grandi complessi industriali tutta la produzione, giacché solo la grande industria potrà affrontare le costose ricerche e la produzione in serie, necessarie per migliorare il prodotto e per mantenere il prezzo della vettura alla portata del compratore medio. Questo vale anche per l’autocarro la cui evoluzione è simile a quella dell’automobile. È così che i fabbricanti di autocarri, nei primi anni dell’automobile, mirano soprat­tutto alla potenza a scapito della velocità e alla resistenza a scapito della comodità. Il caso dei 18 BL risponde proprio a tali criteri. Intanto il numero delle officine in Italia ed in Europa aumenta con il numero delle automobili e degli altri autoveicoli. Viene fuori un’emerita categoria dell’artigianato dei servizi che è quella dei meccanici, del commercio di auto e di pezzi di ricambio. Non è possibile, a questo punto, parlare dell’automobile senza accennare, sia pure brevemente, ai Procaccio, famiglia medio-borghese di Potenza che, con le automobili, specie con le FIAT, ha avuto esperienze, intrecci operativi e di mercato, e segnato tappe generazionali.

La vicenda dei Procaccio si svolge quasi interamente a Porta Salza “abbasc a Procaccio” che, in quei tempi, voleva significare l’arduo limite della città prima della campagna e dove una sorta di primo presidio dell’automobile e dei suoi pezzi rappresenta per svariati decenni il regno della Fiat, specie quando Cecchino Procaccio crea uno stabilimento attrezzato come commissionaria FIAT, do­tato di reparti e officina. Non vi sarebbe ragione quindi di parlare dell’automobile in tempi così lontani e dei suoi pionieri, senza imbattersi in uno dei primi, forse il primo, Nicola Procaccio di Irsina, che a quattordici anni si reca a Marsiglia a lavorare da meccanico.

Nicola riceve la sua preparazione in una delle officine francesi ed il 26 luglio del 1909 ottiene dalle autorità competenti il certificat de capacitè per le automobiles avec motor a petrole. Tornato in Italia, ancora trentenne, apre un’officina, intorno agli anni 1911-1912 a Potenza ed in seguito tratta la vendita di automobili e ricambi. Sposa Antonietta Menchise di Genzano, molto più giovane di lui ma attenta ed energica operatrice del settore. Procaccio Nicola, i motori, i pezzi di ricambio e le cognizio­ni sul funzionamento delle macchine sono un tutt’uno. Perfino con le mietitrebbia, naturalmente le prime, Procaccio ha dimestichezza, tanto da recarsi nei campi di grano a Pazzano (Tolve), in proprietà Catalani, ogni estate, per lavorarvi alla mietitura.

Dal 1924 al 1932, per quanto è stato possibile rovistare nei vecchi documenti, Nicola Procaccio risulta, con l’entità di “industriale”, intestatario di una Fiat 505 – autobus chiuso – licenza di circo­lazione pz 156, con 13 posti per servizio di linea; di una Fiat Berlina, PZ 138, 4 posti; di una Ford Torpedo aperta, PZ 217, 4 posti; di un autobus chiuso, PZ 218, servizio autolinee, 12 posti, Fiat tipo 2; di un altro autobus chiuso, PZ 212, con 13 posti, fabbricazione Italiana; di una Ansaldo coupé, 6 posti, PZ 241; di una Fiat Landaulet, PZ 265,6 posti ed in comproprietà con il signor Lelio Manta.

Ancora nel 1932 di un Ansaldo targato PZ 975 e di una FIAT 508, PZ 108, nel 1934 di una Fiat 503 PZ 1225, trasporto merci, nel 1937 di un mezzo targato PZ 1738, e, fino al 1944, di un Ansaldo, PZ 2390 per uso privato.

Dalla quantità di automezzi intestati al Procaccio si intuisce la portata in quegli anni, della sua attività.

Non v’è potentino che non ricordi l’avamposto dei Procaccio a Porta Salza, ove, fino ad alcuni decenni fa, vi erano i locali del magazzino di ricambi gestito dal genero Paolo Salvatore, e i garage. In quei locali e in un’officina poco distante avrebbe svolto quasi tutta la sua attività Nicola Procaccio, imprenditore dell’automobile. Muore nel 1969, dopo aver avviato il figlio Francesco nella stessa professione. La sua attività di operatore cessa nel 1961. Durante il Fascismo Nicola Procaccio incon­tra diversi ostacoli (forse frapposti dal Regime al vecchio socialista) che lo costringono a smettere gran parte dell’attività.

È nel 1951 che il figlio avvocato, Francesco, per tutti Cecchino, ottiene la Commissionaria Fiat (1 aprile) nei locali di Via Mazzini in prossimità del vecchio negozio. Cecchino Procaccio, con i soci Bochicchio e Lancieri erigono, quasi alla fine di Via Mazzini, una moderna struttura con autosalone, autorimesse ed officina. La Commissionaria ed in genere tutto il complesso delle attività ad essa relative vanno molto bene, al punto che negli anni ’50 e ’60 la quota venduta di Fiat è pari a circa il 75% del mercato in provincia di Potenza.

La sola azienda Procaccio vende un numero di autoveicoli FIAT tre volte maggiore di quanto ne possa vendere la concorrenza. Negli anni successivi però viene avanti tutta una categoria di rivendi­tori che con le altre marche controllano il mercato ed appagano la domanda sempre più esigente degli utenti.

Vi sono operatori altrettanto valorosi le cui commissionarie sono in grado di offrire automobili per tutti i gusti ed in conformità di quanto accade a livello internazionale per nuove possibilità offerte dal Mercato Comune e per gli accordi che si stipulano tra fabbriche italiane e fabbriche estere, grazie alla mediazione dei governi. I nuovi concessionari, da Aldo Rubolino per le macchine Alfa Romeo e Dauphine, ai Santangelo per le O. M. (l’auto Lucana) ai Di Bello e Nortano per le Volkswagen, agli Olita per le Opel, a Michele Ardore per la Ford, a Franco Liscio per la Lancia invadono la piazza che ormai raccoglie tutti i tipi di automobili, di diversa cilindrata, di diversa carrozzeria, dalle berline, alle spider, in omaggio alla modernità e alla voluttà di possederle e di guidarle.

Dopo il Procaccio e il dissolvimento della società con Bochicchio e Lancieri, il seme della operosità e della iniziativa nel settore della automobile ha germogliato un po’ dovunque.

Quelli che operavano nei reparti del complesso FIAT di via Garibaldi, sia per il reparto elettrico che per quelli dei motoristi e della meccanica generale e riparazioni, sia per la verniciatura, hanno proseguito l’attività nel settore con pieni risultati e soddisfazioni personali anche nella SITA.

Gerino Laboragine e Vincenzo Messina, i meccanici tra i più bravi degli anni, Pasquale Sacchetti, Salomone Bevilacqua, Pasquale Sabia, fabbro meccanico per balestre e pezzi diversi, tornitori e motoristi come Michele Trombone e Innocenza Rinaldi (caporeparto), provetti meccanici riparatori come Egidio Galasso e Carmine Sacchetti, verniciatori gelosi del proprio lavoro e perfezionisti come Giuseppe Nevola e Achille Locatelli per i nuovi diesel costituivano il nerbo meccanico prima della FIAT di via Garibaldi e poi della SITA.

Altri, collaboratori dell’azienda di via Mazzini gestita dalla società di Procaccio e Lancieri, hanno proseguito con risultati lusinghieri: Nicola Pessolano, titolare oggi, con i fratelli Carmine e Valentino, d’importanti aziende nel settore degli autocarri, delle autovetture e dei ricambi IVECO, Rocco Pecoriello, capo officina e Giuseppe Villani, bravissimo conoscitore meccanico, Nicola Santarsiero, ed altri.

Officine, garage, noleggiatori da rimessa, importanti protagonisti del mondo dell’auto, militanti del motore con tuta e senza, con automobili d’epoca, con balilla a tre o a quattro marce, con il 1100 FIAT, chauffers compiti ed avventurarsi, capaci di rompere l’ardua barriera delle distanze e delle impervie contrade hanno lodevolmente ottemperato al proprio servizio.

E poi le officine, i locali anneriti dai gas e dai lubrificanti, dagli spruzzi di nafta e dai pezzi di motore e di ricambio da sostituire, animate dalla mobilitazione permanente di chi vi lavora l’intera giornata, come Zaccara Alessandro, Emilio Lapenna, Eugenio Ruggieri, Colucci Vincenzo, Tonino Ragone, già meccanico della FIAT di Procaccio, Cossidente Rocco e Ragone Rocco, Rocco Pastore dipendenti della ditta Santangelo, hanno fatto la storia della civiltà meccanica nella città come centri di assistenza per gli utenti di tutta la provincia.

Ed è proprio Rocco Santangelo che, con D’Andrea Paolo, nei primi anni ’50, impianta un’offici­na di vulcanizzazione. Qualche anno più tardi è Rocco Santangelo a gestire un’officina di elettrauto in società con Vincenzo Di Lorenzo, il primo elettrauto del periodo, fino a sviluppare con successo un’azienda industriale come la Rabotti Sud.

Dalla lunga esperienza del motore delle auto di linea, vengono gli strenui imprenditori, oggi titolari di grandi aziende come Peppino Liscio ed il fratello Raffaele che offrono alla comunità lucana poderosi servizi di trasporto per grandi distanze. La lunga vicenda della loro impresa è coronata di sacrifici e di successi.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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