E’ stato finalmente proiettato giovedì sera a Matera, in un Cinema Duni strapieno in ogni ordine di posti, l’attesissimo – almeno da queste parti – “Il Vangelo secondo Mattei” di Antonio Andrisani, celebre – almeno da queste parti, perché altrove è ben più conosciuto per aver vinto fior di premi cinematografici – per i suoi viralissimi corti sul web che scanzonano fatti e misfatti della società lucana e materana in particolare.
Il racconto muove e spazia all’interno dei due orizzonti dichiarati nel titolo: il petrolio, croce e delizia del popolo lucano, e il Vangelo, o meglio i film sul Vangelo (a partire da quello pasoliniano), nostra delizia e croce anch’essi. E più che un film di critica al petrolio o al mondo del cinema (lo sfigatissimo regista interpretato da Andrisani, dirà di voler affidare il ruolo da protagonista del suo film rintracciando a tutti i costi una comparsa del vecchio film di Pasolini, perché i critici cinematografici impazziscono per queste trovate), è un film sull’animo umano, sempre in lotta tra il bene e il male, tra la tentazione di vendersi per 40 denari e la fatica di conservare fino in fondo la propria integralità morale. Specie in tempi difficili, schiacciati tra l’incudine delle responsabilità e il martello della povertà, che sogni e passioni non bastano a superare.
E la croce che i lucani portano più o meno consapevolmente addosso, è ora sulle spalle di Franco Gravela, il “Cristo” di Andrisani, il più atipico e originale tra quelli passati negli ultimi decenni tra i set nei Sassi, ma uno soltanto dei tanti “Cristi” che attraversano il film: sognati, evocati, o strappati dal Carro della Bruna. Invece, il regista che doveva denunciare il lato oscuro del petrolio – il Dio dei lucani che ha promesso miracoli e sta lasciando però solo ferite e divisioni – si rivelerà un Giuda, pronto a tradire Franco per sistemare i propri casini economici, e finendo, come Giuda, morto (ucciso dalla lobby petrolifera? suicidatosi per i rimorsi di coscienza?) con il frutto del tradimento ancora in tasca. Non più 40 denari ma 50.000 euro, che in duemila anni l’inflazione ha galoppato parecchio.
Andrisani riesce a trattare temi complicati e tutt’altro che pacificamente risolti, e a fornire spunti di riflessione al di là della superficie del racconto stesso, puntellandolo di battute popolari e giochi di parole (spassosissimi gli strafalcioni linguistici di un grande e per l’occcasione materanissimo Franco Gravela/Flavio Bucci) che strappano qualche sorriso e aiutano a trascorrere i minuti tra l’inizio del film e i titoli di coda.
Come l’accenno al contrastato tema della Matera-Disneyland, che il crescente turismo ma anche il grande circo del Cinema – che ogni anno issa da queste parti le sue tende con produzioni quasi sempre caratterizzate da riferimenti ai Testi Sacri, mettendo paradossalmente in contrapposizione i poveri cristi materani che vi recitano da comparse, con i ricchi Cristi hollywoodiani – contribuiscono pericolosamente a creare.
In una Basilicata forse né del tutto Inferno né del tutto Paradiso Terrestre, che fa da sfondo non solo al racconto ma anche alla bella fotografia mostrando soprattutto i suoi angoli meno conosciuti e meno battuti dal cinema (la Diga del Pertusillo, i Calanchi, il quartiere di Bottiglione, gli angoli più singolari e nascosti dei Sassi di Matera) Andrisani risolve il dibattuto e atteso tema “petrolio”, con inaspettata saggezza; contrapponendo cioè allo sforzo funambolesco e involontariamente comico (ma politicamente e socialmente drammatico) di chi tenta di giustificare l’ingiustificabile, lavorando di fervida fantasia nell’improbabile tentativo di collegare le estrazioni alla cultura (il petrolio scoperto da Pascoli, i reperti archeologici ritrovati trivellando il territorio) cui una parte della Basilicata – Matera in testa – provano a sfidare il proprio futuro, il pensiero semplice, chiaro e razionale dell’angelica Andrea Osvart: come in un matrimonio in crisi, è arrivato forse il momento di prendere atto che ci abbiamo provato, non ha funzionato, e staremo tutti meglio dividendo le nostre strade: la Basilicata da una parte, il petrolio dall’altra.
Bisogna però prima stabilire chi pagherà gli alimenti.
