VENI, CREATOR SPIRITUS

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 Maurizio Bolognetti *

I primi segnali che giungono all’indomani della bruciante sconfitta subita dal centro-sinistra in una delle sue roccaforti di sempre, la Basilicata, non sono di certo confortanti. A dir poco lunare, per dirla tutta, il commento dell’ex sindaco di Potenza Vito Santarsiero, che anziché assumersi la sua quota parte di responsabilità, punta soprattutto il dito contro esponenti del suo stesso partito.

Compagni, non ci siamo. Lo spettacolo che alcuni appartenenti a questo centro-sinistra stanno offrendo in queste ore, certifica che poco o nulla si è compreso delle ragioni che hanno portato al risultato del 4 marzo.

Questa sconfitta può rivelarsi un’occasione preziosa per gettare le basi di una rinascita o può rappresentare l’inizio della fine. Il primo embrione di dibattito che ci viene restituito dalle cronache, ahimè, racconta soprattutto di un ennesimo tentativo di regolamento di conti interno, con richieste di azzeramenti, dimissioni e ricerca di capri espiatori.

No, non ci siamo. Non può essere questa la strada. Questa coazione a ripetere schemi logori e consunti restituisce solo la cifra di un ceto dirigente allo sbando, ancora una volta preoccupato solo dei propri personali destini e non del futuro di una regione che vive una forte crisi economica e sociale, con intere comunità che si stanno letteralmente estinguendo e disgregando.  

Volete un capro espiatorio? Beh, allora ognuno guardi a ciò che ha prodotto in questi anni e a quale politica si è dato corpo. Analizzate il tasso di democrazia interno ai partiti. Eccolo il vostro capro espiatorio. Troppo comodo e troppo facile attribuire tutte le responsabilità a Marcello Pittella. Troppo comodo guardare le pagliuzze conficcate nell’occhio altrui e non vedere la trave conficcata nel proprio occhio, nell’occhio di chi per lustri ha governato comuni, province e regione. Cari compagni, il gioco dello scarica barile non paga e non potrà che portare ad un inevitabile suicidio collettivo. Proviamo piuttosto a salvare il bambino senza gettarlo via insieme all’acqua sporca. Proviamo a recuperare le ragioni che hanno spinto ciascuno di noi ad appassionarsi alla politica. Proviamo a recuperare idealità perdute nel mero esercizio di un potere fine a se stesso, del potere per il potere. Proviamo ad evitare autodafè, inutili cacce alle streghe, gratuiti crucifige.

Cambiare rotta, amici e compagni, significa provare a rivitalizzare quel che resta di sezioni di partito che troppo spesso si rianimano solo in occasione di appuntamenti elettorali. Cambiare rotta significa aprirsi per davvero al dibattito, alla discussione, al confronto; significa tornare nelle piazze, nelle strade e porre fine all’evidente divorzio consumatosi tra Palazzo e società, tra Palazzo e cittadini. Cambiare rotta, invertire la rotta, significa diventare partiti aperti e non chiusi e persi in mere beghe interne. Occorre cooptare intelligenze e far rinascere la voglia di partecipare. Occorre capacità di ascolto e occorre innescare dibattito su temi di fondamentale importanza per il futuro di questa nostra bella e amata terra di Basilicata.  

Non sono un tuttologo, ma semplicemente un cittadino di questa Repubblica, un militante politico che ha provato nella sua vita a difendere Diritti e Stato di diritto. Ho trascorso una parte importante della mia vita nelle piazze e nelle strade per proporre partecipazione attraverso gli strumenti di democrazia diretta: referendum e proposte di legge di iniziativa popolare.

Non sono un tuttologo, ma credo di poter affermare che la politica debba occuparsi seriamente del prezioso patrimonio ambientale e paesaggistico di questa nostra terra, capire come valorizzarlo al meglio e come tutelarlo. Occorre investire in prevenzione di un dissesto idrogeologico che è spesso alimentato dal dissesto ideologico. Occorre interrogarsi sul cosa fare per arrestare la desertificazione dei nostri meravigliosi borghi e dell’intera regione. Occorrono risposte concrete al disagio di una parte consistente della nostra gente che è a rischio povertà ed esclusione sociale, per non parlare di chi povero già lo è.

Occorre lavorare sull’utilizzo dei Fondi Europei. Occorre che l’accesso a questi fondi venga facilitato e che la politica lavori anche per far comprendere ai cittadini e alle imprese cosa e come fare per accedervi. Occorre premiare le idee e non l’appartenenza. Su questo fronte credo che molto possa fare Gianni Pittella con il suo patrimonio di competenze e conoscenze. Occorre investire in formazione lavoro. Occorre lavorare su una Basilicata che si candidi ad essere un polo di eccellenza sul fronte dell’offerta turistica. Occorre lavorare perché la nostra regione diventi il simbolo della rinascita possibile di un intero Paese, luogo in cui  si sviluppi un’industria che guardi al futuro. Luogo in cui ci si interroghi su nuovi paradigmi, sulla necessità di una nuova alleanza con la natura. Insomma, un laboratorio politico, programmatico e di idee. Luogo di attrazione di saperi, competenze, intelligenze.

Siamo cittadini del mondo e di una complessità che spesso non riusciamo a vedere e a percepire, e dovremmo essere consapevoli che la risposta a molti dei problemi locali può giungere solo dall’affrontare questioni che locali non sono.

Penso, ad esempio, ad alcune considerazioni fatte dal prof. Fulco Lanchester e da Guido Rossi.

Quel Fulco Lanchester che in un convegno svoltosi in Abruzzo nel settembre 2014, organizzato dal Partito Radicale e intitolato “Oltre Salerno – Benedetto Croce, Ignazio Silone e la loro attualità politica”, affermava:

“La grande finanza internazionale e le stesse burocrazie, che caratterizzano l’epoca della globalizzazione, tendono a svalutare il momento democratico rappresentativo, perché non funzionale e pericoloso, ammiccando a modelli alternativi. I fenomeni di integrazione, internazionalizzazione e globalizzazione hanno svuotato i partiti, i parlamenti e tutte le istituzioni nazionali e hanno concentrato la decisione su qualche cosa di molto burocratico, da un lato, e di occulto dall’altro, cui – a livello italiano – corrisponde la crisi dell’ordinamento politico-costituzionale, ormai ridotto in una condizione quasi post-costituzionale”.

Quel Guido Rossi che il 5 ottobre del 2014, in un articolo pubblicato sul Sole24ore intitolato “La democrazia in crisi e le sirene autoritarie”, scriveva:

“L’attuale disordine mondiale mostra contraddizioni evidenti e crescenti. Il capitalismo autoritario risulta vincente su quello liberaldemocratico, tradito ormai dalla globalizzazione del mercato e da uno sviluppo tecnologico dirompente. Globalizzazione e tecnologia hanno via via trasformato il capitalismo di produzione in un capitalismo finanziario: un’arena nella quale la creazione di valore nei beni prodotti ha ceduto alla speculazione basata sul debito, sia privato che pubblico. Dalla guerra fredda in poi il costituzionalismo democratico ha interrotto il suo cammino: gli Stati europei vanno perdendo identità, le loro istituzioni fondamentali si dileguano in poteri tribali alla fine traballanti, spesso nel segno di impossibili autonomie. La soluzione, infine, di una salvifica federazione europea sta svanendo negli umori di un elettorato che in larga misura la aborre, con grande rumore mediatico. È così che la troika (Ue, Bce, Fmi), imponendo una rigorosa austerità, si è eretta a governo di fatto dell’Europa, pur priva di ogni legittimazione democratica”.

Cosa voglio dire? Al centro del dibattito politico del nostro Paese dovrebbe esserci anche la questione della qualità delle nostre democrazie e l’interrogarsi sul come costruire Istituzioni transnazionali che siano realmente in grado di fare da contraltare a poteri che transnazionali già sono e decidono della vita di interi Stati e di centinaia di milioni di persone.

Nel rinnovare l’invito a Marcello Pittella ad assumere la leadership di un cambiamento urgente e possibile, dico che mi piacerebbe che questa nostra terra, che ha dato i natali a Giustino Fortunato e a Francesco Saverio Nitti, diventasse un laboratorio politico e di idee.

Che rivivano le ragioni del socialismo, che rivivano le parole di Don Luigi Sturzo, che rivivano storie politiche di una politica altra e possibile. Che risuonino nella nostra massima assise regionale, più che gli inviti alle dimissioni, le alchimie stucchevoli di una politica asfittica e le richieste di azzeramento, le parole pronunciate da Benedetto Croce di fronte all’Assemblea Costituente l’11 marzo 1947:

“Io vorrei chiudere questo mio discorso, con licenza degli amici democristiani dei quali non intendo usurpare le parti, raccogliendo tutti quanti qui siamo a intonare le parole dell’inno sublime: Veni, creator spiritus, mentes tuorum visita; accende lumen sensibus infunde amorem cordibus!”.

*Segretario di Radicali Lucani, membro della presidenza del Prntt e Consigliere dell’Associazione Coscioni

 

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Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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