VENTI DI GUERRA: LA SCELTA

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giampiero d’ecclesiis

 

Un vecchio adagio dice “la farina del diavolo va tutta in crusca” ed alla fine il timore è che tutto il rimestio interessato, gli intrighi, le speculazioni, i giochi doppi e i voltafaccia, di tutti i principali attori della politica internazionale, sui mille dossier aperti di politica internazionale e, in particolare, sul principale di tutti questi, il dossier israelo-palestinese, sia arrivato ad un punto di non ritorno.
Intendiamoci, io odio quelli che ragionano per “partito preso”, è la ragione per la quale mai ho condiviso la posizione prevalente nel vasto mondo della “sinistra” italiana, propalestinese a prescindere, subdolamente antisionista e antisemita, nemica di Israele in quanto nemica degli Stati Uniti. Né d’altro canto ho mai condiviso la posizione di chi, ancora una volta a prescindere, era schierato dalla parte di Israele per ragioni ideologicamente opposte e che, col merito, avevano poco a che fare.
Una cosa è certa, da qualsiasi parte si guardi a questa questione esiste una sola parte chiaramente vittima, è questa parte è quella palestinese il che, però, non implica per niente essere solidali con l’Egitto, la Siria, l’Iraq, l’Iran, il Libano, Hammas o Hezbollah, tutti ugualmente colpevoli, rispetto al popolo palestinese, del crimine di utilizzare la questione per scopi di imperialismo.
L’altro attore della contesa, ossia lo stato di Israele, ha agito senza scrupoli, usando  la mano pesante ma resta sempre una nazione assediata da stati che vorrebbero cancellarla.
Sullo scacchiere mediorientale hanno agito senza alcuno scrupolo tutte le principali potenze mondiali, gli Stati Uniti, l’URSS, la Cina, e poi Inghilterra, Francia, e via via tutte le altre in ordine di aspirazioni imperiali e poi tutti gli stati confinanti dell’area utilizzando la questione palestinese per superare le tradizionali divisioni che dividono il mondo arabo in nome di un panarabismo di facciata prima e di un panislamismo, sempre di facciata, poi.
E adesso?
Indubbiamente le minacce di Israele al contingente Unifil fanno impressione e sono il segno evidente che si è superato ogni precedente limite ma è evidente che la missione affidata ai caschi blu è ampiamente fallita.
Non era forse compito di UNIFIL impedire che si costituisse una minaccia armata sulla linea blu impedendo a Hezbollah di essere ancora una minaccia per Israele, restituendo la sovranità al legittimo esercito libanese?
Come è possibile che Hezbollah, a dispetto del dispiegamento delle forze ONU, abbia potuto costruire una grande potenza di fuoco proprio a ridosso del confine tra Libano e Israele?
Il Libano è uno stato sovrano o è uno stato fantoccio i cui fili vengono mossi dall’IRAN? L’esercito libanese come può permettere che sul suo territorio coesistano organizzazioni militari non sotto il controllo del legittimo (?) governo libanese?
Come si può pensare di affrontare una discussione su quanto sta accadendo eludendo tutte queste legittime domande?
Sul piano strettamente militare, le iniziative di un’Israele, finalizzate a costruire la sicurezza per gli abitanti delle sue aree settentrionali, possono anche avere un senso, così come la definizione di OSTAGGI che usa il Premier Israeliano per le forze UNIFIL, senso ancor più macabro se si pensa al destino degli OSTAGGI israeliani nelle mani di Hammas.
Da Clausewizt in poi è ben chiaro a qualsiasi analista che la forza militare senza l’azione politica non è in grado di risolvere in maniera stabile i conflitti.
L’insensatezza politica delle scelte del governo israeliano è senza precedenti, l’idea di giocare il tutto per tutto, approfittando della debolezza politica degli USA, è figlia di un sistema che si è oramai del tutto allontanato dalla razionalità politica di stampo europeo che lo ha generato, per abbracciare una sorta di radicalismo messianico, importato per il tramite dell’ampia immigrazione ebraica dagli stati arabi.
Signori miei, c’è poco da fare gli indignati a senso unico, gli atti che si sono perpetrati in questa parte del mondo sono orribili e disumani da entrambe le parti, non una sola vita umana strappata al suo destino si può giustificare, ma quel che accade è figlio della furbizia, dell’opportunismo, del falso interesse di tutti.
È assai difficile prevedere quel che accadrà, l’occasione di regolare i conti con un IRAN diviso al suo interno e privo di sostegno da parte degli altri stati arabi, a loro volta desiderosi di liberarsi di un giocatore che da troppo tempo prova a imporsi come arbitro dei destini dell’area, è molto, molto forte per il governo israeliano.
Gli stati occidentali hanno perso moltissima della loro autorevolezza, gli Stati Uniti sono ripiegati sulla campagna elettorale e la Russia, con la scellerata guerra di Ucraina, si è condannata alla sudditanza dalla Cina.
L’ONU è prigioniera dell’egoismo degli stati vincitori della Seconda guerra mondiale, decisi a difendere fino all’estremo i privilegi che si sono ritagliati nel primo dopoguerra, al punto da determinare la morte politica dell’Organizzazione.
Forse la domanda più interessante è quella sul ruolo della Cina.
Il gigante asiatico è fondamentalmente interessato a fare affari, contando sulla capacità dello strumento economico per perseguire i suoi fini imperiali. Con una logica molto, ma molto orientale, sta battendo l’occidente capitalista attraverso i suoi metodi.
Dubito molto che troveremo la Cina mai schierata a fianco all’IRAN in maniera concreta, giurerei che sia molto più impegnata a imbastire i fili che possano consentirle, in un eventuale dopo-ayatollah, a costruire una tela intorno all’insieme del paesi arabi.
Quale che potrà essere l’avvenire, l’unica nazione che mi pare lanciata in una strategia politica suicida è Israele che sembra aver dimenticato che, a medio-lungo termine, la sua esistenza resta legata al cordone ombelicale che ha con l’occidente e che in mancanza di questo è sola e isolata in un contesto che non la vuole.
I danni che si stanno producendo all’immagine di Israele in occidente, in un momento in cui, per motivi diversi, stanno risorgendo antichi fantasmi, sono molto gravi. Al latente antisemitismo di sinistra e di destra, figlio della combinazione tra nazionalismo bolscevico e antiamercanismo da una parte e del razzismo post-confessionale nazi-fascista dall’altra, si somma la legittima indignazione delle nuove generazioni, mettendo in crisi, in maniera temo definitiva, un asse di alleanza che ha retto per tutta la seconda metà del secolo ventesimo.
L’indignazione delle nuove generazioni occidentali è tanto più pericolosa in quanto ingenua, incolta, innaffiata dal presappochismo culturale dei social, priva di quella robusta formazione politica che attraversava largamente le generazioni precedenti, esposta alla contrapposta demagogia delle forze di “destra” e di “sinistra”, entrambe al servizio del capitale, unicamente interessate alla mera conquista e gestione del potere.
Vedremo cosa accadrà dopo le elezioni americane, i danni fatti in questi ultimi mesi non si potranno risolvere nel breve periodo, il cuneo che Israele ha cercato di mettere in questi ultimi giorni tra Europa e Stati uniti è molto pericoloso e non potrà restare senza conseguenze per l’una o per gli altri. L’indebolimento dell’asse USA-Europa potrebbe avere effetto, a breve-medio termine, sulla aggressività della politica estera Russa e, a medio-lungo termine, sull’altro stato-canaglia con il quale prima o poi l’occidente sarà chiamato a fare i conti: la Turchia.
In questo complesso impazzimento delle priorità geopolitiche l’Impero Americano potrebbe trovarsi presto di fronte ad uno dei fantasmi più terribili, quello della scelta.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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