VERITA’ SCOMODE: LA SINISTRA SI SCINDE PER PASSATEMPO

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Lo scenario a sinistra del PD continua a essere caotico. E il PD medesimo si compiace (sulle pagine virtuali di «Democratica») del fallimento verso cui corre Liberi e Uguali. MDP sembra infatti aver annunciato l’abbandono del progetto comune con SI, a dispetto delle iniziative di Pietro Grasso.

Il 24 novembre prossimo infatti l’ex magistrato terrà a battesimo un’assemblea nazionale autoconvocata dei comitati promotori territoriali di LEU. In sintesi, la base militante più fedele al progetto prova a strattonare le parti in gioco nel tentativo di costruire il partito da tempo annunciato.

Va in effetti ricordato che l’ultima settimana di campagna elettorale del cartello rosso fu dedicata al «patto del cinque marzo». In altri termini, i vertici della sinistra radicale si rivolsero agli elettori e dissero: votateci, fatelo almeno perché vi promettiamo che facciamo un partito unico. E di fronte al totale disastro comunicativo che ha condotto LEU al 3%, quella appariva l’unica promessa elettorale che la dirigenza era in grado di rispettare.

Chi scrive ammette che è davvero difficile riuscire a tirare le fila delle ultime settimane. Dopo che due settimane fa si gridava alla scissione sincronizzata (quella di SI da LEU e quella di PRC da PAP), adesso nulla è più intellegibile. Sembra addirittura di doversi domandare chi si sta scindendo da chi, prima ancora del perché. Anche considerando che sul perché è evidente che l’unico a possedere la risposta è il Bertinotti/Guzzanti. Della serie: «Separiamoci anche se tutto sommato la pensiamo uguale».

Proviamo a mettere da parte l’analisi dei tatticismi criptici che stanno conducendo questo ennesimo simbolo rosso allo schianto definitivo. D’altronde sappiamo bene che le ragioni di questo divorzio riguardano l’incompatibilità tra le aspirazioni di Speranza e quelle di Fratoianni. (Che poi, che razza di ambizione sia avere il controllo di un micropartito, qualcuno dovrebbe anche spiegarcelo).

Proviamo per un istante a considerare la ragione ideologica che determina la frammentazione perenne del campo post-comunista. Non appare possibile né è mai apparso possibile negli ultimi trent’anni costruire un partito di sinistra radicale. Un partito, si badi bene, non un micro-partito (ne sono stati costruiti tanti). E forse bisogna prendere atto che il vero problema è che dopo lo sbaragliamento dell’ideologica comunista, non si è mai raggiunta una sintesi tra la sensibilità marxista per il mondo del lavoro e le nuove esigenze, quelle ecologiste e quelle costruite dal ’68.

Che in Italia soprattutto (ma anche nel resto d’Europa) nessuna forza politica sia stata in grado di inventare una proposta politica radicale omogenea a sinistra è acclarato. Ciò non toglie che è necessario trovare un contrappeso radicale al PD, anche per costringerlo a spostarsi a sinistra (come il PSOE ha fatto con Sanchez grazie alla pressione di Podemos) o a sgonfiarsi del tutto (come Melenchon è riuscito a fare in Francia nei riguardi del PS).

Ecco, anziché sviscerare questo punto di vista nel tentativo di capire se è sicuro o no, rendiamoci conto delle implicazioni di cui è latore. Oggigiorno è impossibile costruire un partito di sinistra radicale senza rendersi conto che bisogna amalgamare gli ingredienti, e senza rendersi conto che vanno accettati tutti gli ingredienti (socialismo radicale, ambientalismo, progressismo). Una sinistra che pretende di farsi votare solo perché compila il programma come si compila una lista della spesa (siamo a favore delle donne, degli LGBT, degli operai, degli studenti…), perché è l’unica lista di sinistra in circolazione, non la vota più nessuno.

In Italia come in Europa l’esigenza avvertita dallo strato più popolare è avere qualcuno da votare che rappresenti il cambio di passo. E la sinistra radicale sbaglia nel credere di potersi reinventare di volta in volta costruendo cartelli ad hoc per passare lo sbarramento. Anche l’apparentamento strategico di Podemos con Izquierda Unida ne è un testimone: non il tatticismo, non l’unità per l’unità. L’unità della sinistra non interessa allo sfruttato.

Si è scambiato il mezzo per il fine e il fine per il mezzo. Se la sinistra radicale, prendendo atto che il fallimento di Liberi e Uguali si poggia solo su tatticismi e che questi tatticismi sono inutili e controproducenti, non se ne rende conto, sparirà. Bisogna costruire una sinistra unita per far avanzare un programma radicale col quale conquistare i voti. Non cercare voti per una sinistra unita scrivendo un programma radicale.

Le ambizioni dei singoli leader verranno frustrate presto e i loro partiti cancellati dalla Storia. Percorrendo questa strada non si può che raggiungere il disastro. Sarebbe bene che a sinistra del PD si lavori per immaginare un’alternativa di sistema e per costruire una macchina che la realizzi, prima di realizzare l’ennesima scissione. Che tra l’altro, stavolta, nemmeno si capisce se c’è stata o no. Della serie, quando si è toccato il fondo si comincia a scavare.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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