Verticalità e Visioni cinematografiche

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di ROCCO PESARINI

 

Da alcuni anni sottolineo quella che, a parer mio, è un’attitudine della nostra città (Potenza) ossia quella di poter essere una location, un set cinematografico per tutta una serie di pellicole, film e fiction.

Ho salutato con immenso piacere, soddisfazione ed orgoglio la scelta di girare ed ambientare un film (La notte più lunga dell’anno) nella città di San Gerardo, tra un’inquadratura delle scale mobili, una panoramica sulle pale eoliche sempre più presenti nel suo hinterland, una visione d’assieme del “Serpentone” e un bel primo piano di Piazza Prefettura vestita a festa con gli addobbi di Natale.

Tra tutte le inquadrature, degna di menzione assoluta quella di Alessandro Haber sulla riva del fiume Basento con, sullo sfondo, il Ponte Musmeci, e i voli pindarici di un drone mentre riprende dall’alto quella che è stata definita, stante la sua verticalità, un’ “improbabile New York” dallo stesso regista del film.

Tralasciando paragoni sicuramente azzardati, di certo la “verticalità” rappresenta uno dei tratti caratteristici della città, città che riesce ad essere perfetta sintesi dell’attuale provincia italiana, a metà strada tra un’innovazione ancora timida e singhiozzante e un passato ancora troppo marcato e ingombrante, nel modo di fare, essere e pensare.

Riprova ne sono la trama e la caratterizzazione dei personaggi che possono tranquillamente esser “riconosciuti” in una qualsiasi piccola città della provincia italiana, dal politico in odor di manette ai ragazzi non più ragazzi senza alcuna prospettiva.

Il film parla, per dirla sempre con il regista Simone Aleandri, di “sei personaggi in cerca dell’alba” (parafrasando la celebre opera pirandelliana), alba che appare essere – dopo una notte che sembra avvolgere con la sua oscurità tutto, tutti e tutta la città – un “nuovo inizio”, l’alba appunto di un giorno nuovo.

Un film che una parte della critica ha definito “astratto” mentre qualcun altro l’ha criticato, puntando l’indice su una sua presunta incompiutezza del delinear e definire personaggi e situazioni descritte nel film.

Mettendo da parte sentimenti e senso di appartenenza, a me il film è piaciuto. Ho apprezzato la sua crudezza, la sua inesorabilità mista comunque a una finale speranza di fondo, a un suo non fare sconti a niente e nessuno, a dirci ciò che oggi probabilmente siamo, sia che noi si viva a Roma, a Milano o a Potenza appunto.

Bravi gli attori, su tutti Massimo Popolizio (il politico in odor di manette) e Mimmo Mignemi (nel film Sergio il benzinaio che, a turno, incrocia tutti o quasi i personaggi del film). Sempre degne di nota le prove di Ambra Angiolini ed Alessandro Haber e assolutamente fantastiche la fotografia e la colonna sonora (degne di note le belle canzoni dei lucani RENANERA, di Unaderosa  e Antonio Deodati).

Potenza come set cinematografico funziona. Ora mi piacerebbe vedere altre pellicole ambientate tra i suoi vicoli, le sue chiese. Magari in un bel giallo ambientato tra via Pretoria, la Chiesa di San Michele e la Cattedrale di San Gerardo, o un affascinante noir girato nel suo cimitero monumentale di San Rocco e la Chiesa di Santa Maria o la Chiesetta (con annesso bosco) di Sant’Antonio La Macchia.

Chissà…

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Rocco Pesarini

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