VORREI MA NON POSSO, IL GAMBERISMO DEL GOVERNO CONTE SULLE ESTRAZIONI IN BASILICATA

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giuseppe digilio

Vorrei ma non posso. Un passo del gambero che sembra essere sempre più il vero leitmotiv che caratterizza l’azione del Governo rispetto alle tematiche ambientali. Capita così che anche la propagandata chiusura dei pozzi di petrolio resta lo slogan meglio riuscito per raccogliere i voti degli ecologisti e delle popolazioni colpite dai disastri riconducibili alle estrazioni petrolifere, piuttosto che un obiettivo da perseguire senza se e senza ma. Anche qui il passo è doble, tra il gambero e il tango. 

Non si spengono i pozzi di petrolio chiedendo alle compagnie di bonificare le aree inquinate, ma si chiedono più soldi per l’occupazione di suolo pubblico per continuare ad estrarlo. Come se il problema economico fosse tanto gravoso per le compagnie petrolifere che, al limite, temerebbero tutto, tranne il fatto di aumentare il costo del greggio per pagare le maggior i royalty richieste. Così, passo dopo passo, si rinuncia sostanzialmente a provvedimenti che, evidentemente, sono stati trattati con superficialità quando si propagandavano soluzioni. Soluzioni che, nella realtà, risultano non attuabili se non si operano scelte radicali contro ogni potente lobby. E’ questo che chiediamo al Governo, non di continuare a fare campagna elettorale in modo perpetuo.

un “Gamberismo” continuo e perpetuo, materializzatosi anche in occasione della costituzione in giudizio da parte del Governo Conte nel ricorso promosso dalla Regione Basilicata contro Rockhopper, grazie al quale ricorso, il Governo, di fatto, sosterrà le ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato nel giudizio contro Regione Basilicata che aveva rifiutato la concessione di un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi a pochi chilometri da Masseria La Rocca, vicino Potenza. 

La compagnia petrolifera, in quell’occasione, ha esposto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato che, unanimemente, riconoscono il diritto di estrazione alla Rockhopper contro l’opposizione della Regione di rilascio del via libera alla ricerca in quell’area. Questa circostanza, aveva determinato il passaggio di competenza, dalla Regione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Consiglio dei Ministri che in questo caso esercita potere sostitutivo affinché si superi lo stallo. Per questa determinazione, la Regione Basilicata, fa ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione. Nel frattempo, il 12 dicembre, il Governo, annuncia con enfasi di aver bloccato il progetto petrolifero della Rockhopper che interessa la Basilicata attribuendo a se il merito che, ad onor del vero, sarebbe della Regione. 

Dopo pochi giorni però, ecco che il “Gamberismo” del Governo prende il sopravvento sulle dichiarazioni propagandistiche dei leader Di Maio e Salvini a cui facevano eco quelle degli esponenti locali delle due forze politiche in lizza per governare la regione Basilicata . Il 21 dicembre il Governo che fa? Invece di assumersi la responsabilità di quello che ha propagandato, cioè di aver “stoppato definitivamente” il pericolo di estrazione a pochi Km dalla città di Potenza, decide di costituirsi in giudizio davanti alla Corte Costituzionale nel ricorso per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione. Ricorso che la Basilicata aveva sollevato proprio contro quel progetto di ricerca di idrocarburi che dieci giorni prima il Governo aveva avocato a se come merito. Solo dopo dieci giorni da quella data, il Governo si costituisce in difesa delle ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato, contro quelle della Basilicata di bloccare la richiesta. Un vero e proprio passo indietro con inversione ad “U” che mina la credibilità e l’autorevolezza di un Governo nato per combattere i forti in sostegno dei deboli. Ma tant’è

Giuseppe Digilio

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