ZES , GLI INVESTIMENTI INDUSTRIALI NON GUARDANO AL MANUALE CENCELLI

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RICCARDO ACHILLI economista

 

Infuria in questi giorni il dibattito sulla zona economica speciale jonica, come se fosse il rimedio taumaturgico tanto atteso per risollevare le sorti del Mezzogiorno. In verità, la storia delle politiche di sviluppo territoriale del nostro Paese è densa di innovazioni nella strumentazione degli interventi, quanto, però, anche di frequenti delusioni.

La base normativa delle ZES italiane, mutuata in larga misura dall’esperienza polacca, prevede che dette aree siano istituite in una zona geografica chiaramente delimitata e identificata; siano composte anche da aree territoriali non direttamente adiacenti, purché abbiano un nesso economico funzionale;  comprendano un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN- T).

Le imprese insediate in tali aree godranno di un incentivo agli investimenti sotto forma di credito d’imposta, esteso anche agli investimenti di rilevante dimensione, fino a 50 milioni di euro, oltre che ulteriori incentivi di tipo localizzativo tipici dell’esperienza dei Consorzi ASI, dal costo ridotto dei terreni e dei capannoni, alle agevolazioni sull’approvvigionamento idrico ed energetico, fino alla fornitura, ove presente, di servizi reali (cogenerazione energetica, servizi comuni di ricerca, formazione, ecc.). Infine, le Regioni coinvolte definiranno percorsi di semplificazione amministrativa all’insediamento di nuove imprese, o all’ampliamento di imprese esistenti.

La Zes nasce sulla base dell’elaborazione di un piano di sviluppo strategico, che definisca il perimetro territoriale, le agevolazioni e le misure di semplificazione amministrativa, le infrastrutture esistenti, le tipologie di attività economica che si intende sviluppare nella Zes e la loro specializzazione produttiva, l’impatto socio economico previsto ed alcuni elementi di governance. Governance che viene garantita da uno snello Comitato di indirizzo che rappresenta la/le Amministrazioni regionali, l’Autorità Portuale, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il MIT.

Carità di Patria imporrebbe di stendere un velo pietoso sulla delimitazione delle zone della ZES jonica. Purtroppo, il legislatore nazionale, quando parla di “nesso economico funzionale”, non si riferisce, come ci si dovrebbe attendere dal punto di vista logico, ad aree diverse ma accomunate dalla presenza di diversi anelli di filiera connessi fra loro, ma alla “presenza, o il potenziale sviluppo, di attivita’ economico-produttive, indicate nel Piano di sviluppo strategico, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate”. Il nesso funzionale, dunque, esiste per qualsiasi area territoriale collegata con adeguate infrastrutture con altre aree interessate dalla Zes, anche in assenza di vocazioni produttive o di convenienze localizzative specifiche che ne giustifichino l’inserimento dentro una pianificazione di sviluppo produttivo come quella della Zes. Basta una strada di collegamento, ed il gioco è fatto.

Poiché, come diceva qualcuno, in politica a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, verrebbe da chiedersi che tipo di convenienza possano avere, per imprese che lavorano con il porto di Taranto, aree industriali come Galdo di Lauria, che distano circa tre ore di camion, e che sono prive di rilevanti e significative presenze industriali, ma non sono scevre da ben identificabili coperture politiche nella geografia elettorale del centrosinistra lucano. Realisticamente, l’interesse di imprese che operano su Taranto potrebbe, con molta fortuna, concentrarsi essenzialmente sul Metapontino, sia per la movimentazione ortofrutticola, sia per la localizzazione di nuove iniziative a vocazione chimica nell’area industriale della Val Basento, sia sulle aree di Jesce e La Martella a Matera. Potenzialmente, San Nicola di Melfi e Balvano-Baragiano possono contare su realtà industriali di grandi dimensioni che già vi operano, ma che guardano ad altri scali portuali, diversi da Taranto.

Le logiche di localizzazione degli investimenti industriali non guardano al manuale Cencelli della distribuzione territoriale desiderata dalla politica, e soprattutto sono attenti alla tipologia di incentivi che vengono offerti. Imprese che operano in regime di import/export, come tipicamente quelle che orbitano attorno ad un porto industriale, sono interessate a regimi di sospensione d’imposta oltre-plafond relativi all’IVA sulle merci movimentate in ingresso o a regimi di riduzione di eventuali dazi per importazioni da Paesi extracomunitari (tali incentivi sono ad esempio previsti nella Zes di Shannon, in Irlanda, o in quella di Madeira, in Portogallo). Accanto agli incentivi di natura finanziaria o fiscale, può essere interessante, per le imprese, beneficiare di servizi, quali quelli per la ricerca di immobili, la formazione del personale, la R&s, e così via.

Certo il credito di imposta è l’incentivo meno appetibile (anche se quello più facilmente gestibile ed erogabile) per imprese di nuova costituzione, che generalmente nei primi anni dallo start up non producono reddito imponibile positivo. Viceversa, aiuti finanziari, anche sotto forma di incentivi in conto interesse per prestiti su investimenti immateriali (R&S, formazione) potrebbero fornire una migliore focalizzazione dell’intervento su imprese di più alto profilo settoriale ed innovativo. Stiamo parlando di come lo strumento è stato concepito a livello nazionale, ma esso non esclude la possibilità di utilizzare ulteriori misure di sostegno derivanti dalla finanza regionale (ad esempio dai POR) su cui, forse, la Regione Basilicata potrebbe fare un ulteriore approfondimento di merito.

Il tutto senza ovviamente dimenticare gli elementi di contesto più generali: la Zes jonica legherà il suo successo o insuccesso alle sorti del porto di Taranto, un asset logistico essenziale, ma la cui vita è stata particolarmente tormentata, e che peraltro non sembra essere nemmeno la priorità strategica degli investimenti lungo la Nuova Via della Seta, che, stando a quanto emerso durante la visita del Presidente cinese Jinping in Italia, sembrano guardare maggiormente ai porti adriatici del Nord Italia.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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