“ZI TOTO’ “, QUANDO I NONNI TRASMETTONO EMOZIONI

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MARGHERITA MARZARIO

 

Ricordare qualcuno che non c’è più è fargli palpitare ancora il cuore, dargli ancora voce. Come il mio bisnonno materno: aria bonaria, poche ma sagge parole, camicia bianca e gilè nero, giacca sulla spalla o al braccio durante la stagione calda, sguardo sincero, barba incolta, un piccolo angioma al labbro, sorriso accennato, mezzo sigaro o pipa in bocca, andamento placido come placidamente prendeva la vita. In inverno, seduto davanti al camino a livello di pavimento, a sinistra rispetto alla vecchia porta d’ingresso, si prendeva cura della salsiccia da stagionare appesa alle sbarre che non mancavano in nessuna casa paesana col soffitto a volta. Emblema della sana paesanità di una volta, come nelle più belle storie che cominciano con “c’era una volta”!

Mentre leggo la biografia di Antonio De Curtis, in arte Totò, il mio pensiero va a mio nonno, Antonio per me e i miei fratelli, “zi’ Totò” per gli altri. Come Totò aveva la fronte alta, capelli lisci e sottili, pettinati all’indietro e bagnati per tenerli fermi. Si faceva la barba col rasoio a mano (come un barbiere) affilandolo su una cinghia di cuoio agganciata a un anello fissato nel muro accanto alla porta d’ingresso, mentre ascoltava la sua radio d’epoca in legno comprata in Germania. Dopo il lavoro quotidiano e certosino in campagna si puliva le unghie con un’apposita spazzola con l’impugnatura rossa e si metteva in ghingheri quando era festa. Amava ogni forma di arte, dalla musica al teatro. Amava la napoletanità (e, quindi, anche Totò): a Napoli era stato chiamato per il mancato arruolamento per la seconda guerra mondiale. A Napoli cambiava il treno per raggiungere la Germania e una volta vi era rimasto bloccato proprio nella notte del 31 dicembre evitando piatti lanciati dai balconi e spari di ogni tipo. A Napoli aveva comprato dei libri, tra cui quello della Sibilla cumana, che tanto mi affascinava da piccola. Come Totò amava i bambini, la buona compagnia, sorridere e far sorridere… Come Totò aveva un’unica figlia amata ed è morto prima dei 70 anni. La magia di un libro: far viaggiare nel tempo e nello spazio raggiungendo chi non c’è più e anche chi non c’è mai stato!

Non solo: mio nonno materno era anche apicoltore. Passione imitata dal fratello; maschera rudimentale fatta con un vecchio cappello, retina davanti agli occhi e un vecchio grembiule a fantasia di mia nonna; guantoni alle mani; movimenti da primo uomo sulla Luna; uso del fumo per prendere l’alveare dagli alberi o dove era annidato; arnie color celestino per mimetizzarle con l’aria; forchetta per rimuovere la cera ed estrarre il miele; farina per preparare la colla naturale; noi tre nipoti a giocherellare attorno a questo mondo. Una volta, in campagna, uno dei miei luoghi dell’anima infante, trovandomi lungo la traiettoria del suo volo, un’ape mi punse dietro l’orecchio e mio nonno, prontamente e saggiamente, mi strofinò uno spicchio d’aglio sulla pelle punta. Quella pelle su cui non c’è più traccia della puntura dell’ape, ma su cui sono rimaste impresse tutte le emozioni trasmesse dai nonni!

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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