LA CASA DELLE STREGHE

0

teresa-lettieriTERESA LETTIERI

Si chiude una drammatica pagina di cronaca italiana con la sentenza della Cassazione che conferma l’ergastolo a Sabrina Misseri e a sua madre Cosima, ree dell’omicidio della piccola Sarah Scazzi. Si. Perché Sarah aveva solo  quindici anni ed in una assolata giornata estiva di sette anni fa spariva, nelle prime ore pomeridiane, mentre raggiungeva il luogo dell’appuntamento concordato con una amica per andare al mare. Una storia che tenne mezza Italia incollata al televisore, intenerita da una graziosa ragazzina bionda mentre la Sciarelli cercava di ricostruire percorsi e personaggi presumibilmente coinvolti. E quella stessa televisione cominciò con il trascorrere dei mesi a “sputare” i profili dei familiari vicini. Un padre e una madre (di Sarah) talmente inebetiti dal dolore da sembrare “estranei” alla vicenda; una famiglia parallela, la “seconda” famiglia di Sarah, composta dagli zii e dalle cugine della ragazzina, evidentemente “provate” da quella faccenda, molto collaborative con gli inquirenti e con i giornalisti, forse troppo, durante i giorni d’assedio del piccolo paese del tarantino. Nonostante le piste, spesso false, inevitabilmente il cerchio si chiudeva inevitabilmente intorno all’”abitato” di Sabrina, una sorta di “sorella maggiore” più che cugina, verso la quale l’ attaccamento quasi morboso di Sarah ne costruiva un profilo sempre più inquietante fatto di gelosie (per un presunto fidanzatino conteso) di invidie ( per l’aspetto grazioso della ragazzina più accattivante di quello della parente) e forse di profonda rabbia. Sullo sfondo, un padre “bifronte”, schivo e loquace , ingenuo e furbo, un ossimoro vivente, una madre, Cosima, silenziosa, austera, presente nei momenti topici quasi a ristabilire l’ordine delle cose con il solo sguardo, una di quelle persone che mentre fa’ finta di accoglierti ti rifiuta, definendo bene i “paletti” delle presenze e degli accessi al suo spazio “familiare” con una mise perennemente “noir”, dall’anima agli occhiali. E come accade nelle migliori famiglie, il primo a scardinare il reame della “strega cattiva” è proprio il suo fiero servitore, il marito Michele Misseri, soggiogato da una donna che lo ha ridotto alle mansioni di factotum diviso tra garage e campagna, costretto ad una brandina e privato di qualsiasi funzione familiare. Lo fa involontariamente due mesi dopo, accollandosi la responsabilità dell’omicidio della ragazzina per proteggere moglie e figlia, reali esecutrici del crimine, un ulteriore tributo alle due donne senza le quali la sua vita probabilmente non avrebbe avuto più un senso, senza le quali lui non sarebbe stato in grado di gestirsi perché semplice esecutore dei loro comandi, senza le quali avrebbe potuto guidare solo il trattore con il quale ogni giorno va nelle sue terre e dove seppellisce Sarah, buttandola in un cisterna. Eppure aveva il riscatto di una vita tra le mani che quella ragazzina con il suo corpo esanime gli stava consegnando, aveva la possibilità di sottrarsi a quella sudditanza mentale e fisica denunciando moglie e figlia. E invece ha obbedito alla morte e non alla vita. Ha scelto la dannazione e non l’epurazione. Anche questa l’empatia, purtroppo delle peggiori, quella che si traduce nella copertura omertosa dei “drammi” che sono custoditi in ogni famiglia, ma che per fortuna per milioni di altre famiglie è quella che lavora esattamente al contrario. I Misseri in realtà hanno di famiglia ben poco. E’ una setta, un gruppo dove si consumano le frustrazioni di ogni membro sotto l’egida di una figura inquietante che, apparentemente dietro le quinte per simulare il suo fare schivo e taciturno quasi estraneo alle vicende familiari, pianifica, organizza, decide ed opera, da sola o in connivenza (anche pratica,“una la teneva, l’altra la strangolava”) con il suo alter ego, la figlia, vivace “clone” del suo stesso temperamento, ma in realtà altra vittima di un sistema “materno” bieco e innaturale. E’ una aberrazione del concetto di famiglia  e forse anche di “gruppo”in quanto semplice condivisione di interessi che, nella famiglia si traducono in affettività, amore, genitorialità, fratellanza. E pur tenendo conto delle evoluzioni che, attualmente e sempre più di frequente,il nucleo familiare sta attraversando in quanto “allargato” ad altre figure, che vi entrano per motivi diversi e richiamano comunque ai valori di unione e complicità (si auspica), è distante ed avulso dai Misseri. In fondo Sarah, aveva desiderato d’essere “figlia” e “sorella” di un meccanismo che in realtà non l’aveva riconosciuta e  che, per continuare a funzionare senza implodere ne ha fatto vittima sacrificale. Oggi la Cassazione ha spento quel meccanismo, per sempre, mentre Michele Misseri ne continua a reclamare l’innocenza……che Dio lo perdoni!

Condividi

Sull' Autore

Teresa Lettieri

Rispondi