C’era una volta la barzelletta di un avvocato che , preso dall’enfasi , si era messo a tessere le lodi del suo cliente, fino al punto che questi, vista l’esagerazione, gli sussurro’ nell’orecchio “ avvoca’, qui perdiamo la causa!. L’ho un po’ edulcorata ovviamente perché è irriferibile. Me l’ ha fatta ricordare il Governatore della Puglia Emiliano, nella sua difesa, ultra petita, di Piero Lacorazza, ingiustamente escluso, anche a nostro parere, dalle candidature del Pd. Emiliano, anziché dire che Renzi nella famosa nottata è stato di manica corta con le minoranze e che questo ha messo in difficoltà gli stessi leader dell’opposizione, che hanno dovuto accettare quello che gli passava il convento, ha detto che hanno escluso Lacorazza per le battaglie ambientaliste da lui fatte sul petrolio, a cominciare dal referendum sulle piattaforme petrolifere esauste. Dice Emiliano: “È stato un errore del partito nazionale e di quello regionale non investire come capolista sulla candidatura di Piero Lacorazza, avrebbero raggiunto un doppio obiettivo, innanzitutto quello di dare un riconoscimento politico a un punto di vista diverso, mi riferisco ovviamente al referendum trivelle di cui Piero e’ stato protagonista principale, e seconda cosa avrebbero portato a casa un consenso maggiore su scala regionale essendo Fronte Dem una componente radicata in tutta la regione”.
“Avevamo chiesto il rispetto delle percentuali congressuali per indicare risorse che avrebbero reso le liste piu’ competitive, in grado di rappresentare e attrarre anche elettori delusi. Con quelle percentuali ci sarebbe stato sicuramente lo spazio per Piero Lacorazza che tra l’altro, con estrema correttezza, non aveva messo in discussione la ricandidatura degli uscenti di Fronte Dem e dello stesso Presidente del Parco dei Nebrodi Antoci. L’assenza di Piero dalle liste – conclude emiliano – e’ l’ennesima dimostrazione del mancato governo del pluralismo politico nel Partito democratico di Basilicata a seguito di una presunta lesa maesta’ per le battaglie condotte per difendere la Basilicata, un’aggravante dopo l’epurazione dalla Presidenza del Consiglio“.
Ora , quelli che masticano di politica sanno che a) uno che vuole essere un leader meridionale si fa i conti e sacrifica qualcuno della propria regione per privilegiare un candidato della regione vicina b) a Lacorazza non è giunto alcun veto dalla segreteria regionale né dai leader del partito democratico lucano, ai quali la candidatura di Lacorazza era giovevole, in un momento in cui si debbono raccogliere i voti ad uno ad uno c) fosse per la battaglia contro le trivelle, Renzi avrebbe dovuto escludere tuttia la squadra pugliese d) proprio per la battaglia delle trivelle iniziata da Lacorazza e presa in mano da Emiliano, avrebbe potutto trovare la giustificazione per una investitura dell’ex presidente del Consiglio regionale lucano. La sortita di Emiliano dunque non sta in piedi da nessuna parte, e Lacorazza è il primo a rendersene conto. La verità è che, esattamente come Renzi, anche Emiliano, al momento di tirare le somme, ha dovuto scegliere tra chi tenere e chi mollare, e pensando alle regionali si è scordato del suo ruolo di rappresentanza di una opposizione meridionale, ruolo che si è andato adesso drasticamente ridimensionando, fino a scomparire, Per fortuna Lacorazza è animale politico dalle mille risorse e dopo essersi sbucciato si rimette in piedi da solo. Certamente non è lui ad uscirne con le ossa rotte.