Il dialetto arbëresh di Maschito, tra memoria e perdita

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1_MASCHITO: LA PERDITA DELL’ARBËRESH

Maschito, Mašchita [ma’ʃkita] in arbëresh, è un comune di circa 1.700 abitanti della provincia di Potenza. Maschito è una delle tre colonie arbëresh vulturine e una delle cinque lucane (come già scritto nel numero dedicato a Barile e in quello dedicato a Ginestra. Le altre due colonie italo-albanesi sono nella zona del Pollino: San Costantino Albanese e San Paolo Albanese).

Nella seconda metà del XV secolo, a seguito dell’avanzata turca e della morte di Giorgio Castriota Scanderberg, eroe albanese, numerosi gruppi di esuli albanesi approdarono sulle coste ioniche incoraggiati dalla politica di ripopolamento messa in atto da Alfonso I di Aragona. Questi gruppi raggiunsero anche la Basilicata.

A Maschito, come a Barile e Ginestra, la lingua madre è fortemente in perdita. Camminando per le strade del paese non si ascolta più la lingua arbëresh, ma si sente parlare un dialetto di tipo meridionale. La cosa non sorprenderebbe, purtroppo, se fossero solo i bambini a non parlare più l’arbëresh, ma il fatto è che la stessa situazione si registra anche tra gli ultra cinquantenni.

Il Progetto A.L.Ba., attraverso indagini sul campo, sta cercando di sottrarre all’oblio anche questa minoranza linguistica. Un intervento di salvaguardia di un patrimonio linguistico però necessita di essere coadiuvato dai parlanti locali che dovrebbero acquisire una reale consapevolezza del proprio tesoro linguistico e volerlo tutelare.

Sino agli anni ‘60 del secolo scorso i bambini di età prescolare e gli anziani parlavano in arbëresh; tra le generazioni intermedie, invece, si registrava una situazione di bilinguismo: arbëresh e italiano. Oggi a Maschito si registra, tra i pochi che ancora parlano la lingua originaria, una situazione di trilinguismo: italiano, dialetto meridionale locale e arbëresh, anche se quest’ultimo sembra destinato alla scomparsa.

È inevitabile, per la condizione che Maschito esprime in quanto lingua minoritaria, dover porre attenzione ai fenomeni che scaturiscono dall’interferenza linguistica. L’arbëresh di Maschito ha avuto un contatto prolungato con i dialetti di adstrato e con l’italiano in qualità di lingua “tetto”, ossia di lingua di prestigio di riferimento. Infatti l’arbëresh non ha mai avuto, dal momento in cui è arrivato in Italia, altri contatti con la sua vera lingua “tetto”, ossia l’albanese della madre patria.

Il livello della lingua maggiormente colpito dall’interferenza interlinguistica è il lessico.

Durante le indagini a Maschito sono state registrate:

  • forme con radice arbëresh e suffisso di tipo meridionale come, ad esempio, vaisungidda [vaizun’ʤidːa] ‘bambina’ (vaisë radice arbëresh con l’aggiunta del suffisso diminutivo di tipo meridionale –idda);
  • forme con radice italiana e desinenza arbëresh come, ad esempio, sbadigliòn [zbadi’ʎɔn] ‘tu badigli/egli sbadiglia’ (sbadigli radice italiana con l’aggiunta della desinenza arbëresh òn che indica la seconda e la terza persona verbale del presente indicativo);
  • prestiti dai dialetti di adstrato come, ad esempio, sèggië [‘sɛdːʒə] ‘sedia’ e mušchë [‘muʃkə] ‘clavicola’.

 

 

2_UNO SGUARDO ALL’A.L.Ba.

Il lessico di base è il lessico fondamentale, ma è anche spesso il più conservato: così come abbiamo visto per Barile (punto di rilievo 6) e Ginestra (punto di rilievo 7) ci sono dei campi semantici che più degli altri conservano le parole originarie dei coloni albanesi, pensiamo ai nomi di parentela, ai numeri e al tempo non meteorologico. Tra questi campi semantici però, pure si rintracciano delle parole romanze, tuttavia si tratta di poche eccezioni che la lingua di Maschito condivide con quelle degli altri due comuni arbëresh e con le parlate romanze confinanti:

 

Nomi di parentela

Maschito Barile Ginestra Palazzo San Gervasio Forenza

 

 

“padrino”

cumbàrë

[kum’barǝ]

cumbàrë

[kum’barǝ]

cumbàrë

[kum’barǝ]

cumbàrë

[kum’barǝ]

cumbàrë

[kum’barǝ]

 

Tempo non meteorologico

         
 

“primavera”

primavèra

[prima’vɛra]

 

primavèra

[prima’vɛra]

 

primavèra

[prima’vɛra]

 

la prëmavérë

[la prǝma’verǝ]
la prëmavìrë

[la prǝma’virǝ]

 

In ogni caso è nella conservazione del lessico autoctono che Maschito presenta la sua specificità. Sia che si faccia riferimento ad ambiti lessicali in cui la componente arbëresh è forte, come quello del tempo non meteorologico, sia che si considerino campi semantici che hanno subìto maggiormente l’influenza romanza, come quello degli utensili domestici, Maschito presenta lessemi che altrove o sono andati persi oppure sono stati sostituiti dalle forme romanze. È il caso di papardèi [papar’dɛi] “Tre giorni dopodomani” che si attesta esclusivamente nella parlata maschitana (A.L.Ba, II volume, II sezione, c.11):

Per quanto riguarda il lessico inerente gli utensili domestici, Maschito presenta, in prevalenza, termini romanzi; pochi infatti sono i termini originari, tuttavia tra questi ce ne sono alcuni che non si registrano nelle restanti comunità arbëresh del Vulture:

Per la carta “Vaso da notte” a Maschito si registra la forma murciùnenǝ [mur’tʃunɛnǝ], a differenza di quanto si registra per Barile e Ginestra che presentano il termine dialettale locale e ampiamente diffuso nella Regione, rispettivamente piššatùri [piʃ:a’turi] e pëššatëùri [pǝʃ:a’tǝuri] (A.L.Ba, III volume, II sezione, c.27). La stessa situazione si registra per altri due lessemi: mentre a Maschito si attestano pèè [pɛ:] “Filo per cucire” e glìšgliè [‘gliʃʎɛ] “Ditale”, nei centri vicini si incontrano rispettivamente i seguenti termini romanzi: dištàɬi [diʃ ‘taɬi] e fìɬi [‘fiɬi] a Barile e dëštàlë [dǝʃ ‘talǝ] e félë [‘felǝ] a Ginestra (A.L.Ba, III volume, III sezione, c.43-44).

 

3_POSTILLA ETNOLINGUISTICA

 Il nome Maschito deriva, probabilmente, dal latino  MASCULETUM “coltivazione di viti maschie”. In effetti, il paese, è adagiato su una collina, florida zona di vigneti. Come la gran parte dei comuni che sorgono alle pendici del Vulture, anche la terra maschitana è famosa per la produzione dell’Aglianico, il pregiato vino D.O.C. della Basilicata. A riguardo , con uno sguardo ad A.L.BA , possiamo notare la grande quantità di recipienti che i maschitani utilizzavano per questa bevanda:

  • Cnata [ˈknata] “brocca per il vino”
  • Bbuttigliunin dü litrasc [b:ut:iˈʎunin dy ˈlitraʃ] “bottiglione panciuto”
  • Bbuzzièiglë [b:uˈt:sjɛiʎə] “fiasco”
  • Varricchiënë [vaˈr:ik:jənə] “barilotto per il vino”

Se il vino è stato ed è un elemento fondamentale e di eccellenza nella vita di Maschito, altro fattore cardinale e determinante è proprio l’acqua. Ciò è dimostrato dalla presenza, in paese, di numerose fontane su slarghi e piazzole che erano considerati luoghi pubblici di gradevoli chiacchierate. Le case, infatti, generalmente erano prive di conduttore per l’acqua. Per le esigenze domestiche le donne della famiglia si recavano con vucat [ˈvukat] “barili” oppure con giarlë [ˈʤarlə] “brocche” a prendere l’acqua che, in genere, erano trasportati a braccia o poggiati sulla testa grazie ad uno straccio avvolto come una corona, o portati da animali da soma. Altri recipienti usati per l’acqua :

  • Giarlë [ˈʤarlə] “vaso per portare l’acqua a tavola”
  • Ciciuuann [ˈʧiʧuwan:] “orciuolo per l’acqua”
  • Varlòtt [varˈlɔt:] “barile per l’acqua”.

Una fontana pubblica era, dunque, fondamentale per le esigenze di una famiglia. In passato era, quindi, in uso erigere fontane monumentali ad onore di capi e personalità importanti della comunità. A Maschito è famosa la fontana di Scanderberg, grande condottiero e patriota albanese.

A Maschito, più che in altre colonie albanesi, si è verificata una massiccia immigrazione di un gran numero di famiglie provenienti da Avigliano, Palazzo San Gervasio, Forenza, Venosa, Rionero che ha fatto si che il piccolo centro diventasse un vero e proprio luogo di scambio di metodologie di lavoro, di costumi, di lingua. Gli usi e i costumi delle popolazioni locali, quindi, si sono mescolati con quelli degli albanesi e la parlata arbëresh ha subito l’influenza dei dialetti di derivazione latina come si può notare in questo esempio della storiella delle dita:

ki thote me vjen uri

ki thote neng kimi buke

ki thote vemi viedhemi

ki thote e ndi na zenjen e na vene nder gale?

Piripiq, piripaq  buka ta shporte

Vera te kenata mishte ta patili

E Lluçia neng a pervoi

E vate bija ma bithe ta kroi.

 

Questo dito dice: mi viene fame;

quest’altro dice: non abbiamo pane;

questo dice: andiamo a rubare;

quest’altro dice: e se ci prendono e ci mettono in galera?

Piripiq, piripaq  il pane è nel cesto,

il vino nella brocca,

la carne nel tegame.

E Lucia non li ha assaggiati

Ed è finita con il sedere nella fontana.

 

Come possiamo osservare, la prima parte è diffusa anche nei dialetti meridionali e nella stessa lingua nazionale.

L’elemento albanese di tipo osco è stato, dunque, turbato dall’influenza dei dialetti parlati dalle popolazioni italiche. A Maschito più che nelle altre comunità arbëresh.

 

Molti, alcuni antichissimi, le tradizioni, gli usi, i riti, anche orali, di carattere religioso o culinario:

ricordiamo la Retna (Cavalcata degli Angeli) che si svolge solitamente l’ultimo sabato di aprile. È una processione dedicata alla Madonna Incoronata durante la quale si allestiscono dei carri sui quali dei personaggi viventi rappresentano le immagini della Madre di Gesù e San Michele.

 

4_ ALFABETO DEI DIALETTI LUCANI: MASCHITO.

Il dialetto arbëresh è considerato uno dei dialetti della Basilicata, per questo se ne propone qui la trascrizione in ADL, sebbene per le lingue arbëresh si conoscano anche altre scritture convenzionali. ADL_Maschito

 

Curatori

  1. MASCHITO: LA PERDITA DELL’ARBËRESH_ Giovanna Memoli
  2. UNO SGUARDO ALL’A.L.BA._ Irene Panella
  3. POSTILLA ETNOLINGUISTICA_ Teresa Graziano
  4. ALFABETO DEI DIALETTI LUCANI: MASCHITO_ Anna Maria Tesoro
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