70 ANNI

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“Nenne’, sei pronta?”

Il tono era impaziente, ma Maddalena sorrise. L’uso del vezzeggiativo escludeva qualunque vera arrabbiatura. Amedeo voleva davvero solo sapere se era pronta per uscire.

Il fatto è che lei non era pronta.

Era ormai Giugno, faceva caldo a Napoli. L’idea di uscire di casa, percorrere almeno due chilometri a piedi, fra via Foria e via Duomo, e mettersi in coda, non le arrideva affatto. E poi: era incinta di sei mesi! Dove era finito il rispetto per le donne nel suo stato? La portinaia era passata in mattinata e aveva parlato di lunghe, lunghissime code, di gente un po’ impaziente un po’ eccitata per la immensa novità. E più passava il tempo, più le code aumentavano. Si trattava di aspettare, in piedi, nella ressa. No, proprio non le andava.

“Ma è proprio necessario che venga anche io?” fece la vocina lamentosa sperando di commuovere il marito. “E le bambine, dove le lasciamo? E poi io con questa panciona … insomma, devo proprio venire anche io?”

“Nenne’, ne abbiamo già parlato. Sì, devi venire anche tu. Sai quante ne abbiamo passate. La guerra, la fame, essere sfollati, l’incertezza del futuro, i bombardamenti dell’8 settembre che nun ‘o sacc’ manc’ i’ comme aggio fatto a scamparla. Mi potevano sparare i tedeschi, ‘o ssaie?”

La voce di Amedeo si incrinò in un sussulto di paura retrospettiva.

Era stata dura, in effetti. Il cibo razionato, quel pane nero appiccicoso fatto di chissà che. Due bambine piccole, quel trasferimento a Maddaloni portandosi dietro le poche cose della propria casa, in un carretto, e al posto dell’asino, il capofamiglia. I fratelli e i nipoti più grandi sparsi per l’Italia a fare il loro mestiere, la guerra. Erano quasi tutti militari, e anche Amedeo lo era stato. Un’ansia continua.

“E mo’, che finalmente ce putimm’ leva’ sta soddisfazione, tu non vuoi venire? Hai capito o no che sta succedendo? Finalmente. Ce luamm’ a nanz’ ’na vota per tutte maestà, cape pelate, imperi, cape coronate e diavolo che se li porta.”

Amedeo strinse senza volerlo la tessera della CGIL Ospedalieri che portava in tasca, come un amuleto. Aveva incontrato Giuseppe Di Vittorio, di passaggio a Napoli, e ancora gli tremava la voce quando ne parlava.

“E poi, ogni voto che portiamo è importante, importantissimo. E’ la storia, Nenne’. La dobbiamo cambiare. Devi venire anche tu. Ci portiamo uno sgabello e quando sei stanca ti siedi. E portati un ventaglio, che sotto il sole fa caldo assai. Andiamo.”

“E se non sono capace?” Maddalena tentò l’ultima carta. “E se mi sbaglio?”

“Ma che devi sbagliare, quella una croce devi mettere. E sai anche dove, te l’ho fatto vedere, ti ricordi? E mo’ andiamo, che si è fatto tardi”

Uscirono insieme. La strada era lunga, la coda fu estenuante, il caldo fastidioso, la gravidanza corse il rischio di farla svenire almeno un paio di volte. Tutto come previsto.

Ma era il 2 giugno 1946, e mia nonna, Maddalena Leone Ricchezza, a 36 anni votava per la prima volta in vita sua. E votò, mettendo un bel crocione nella “casella affianco del contrassegno prescelto”, quella bellissima dama turrita circondata di foglie di quercia e ulivo.

Grazie, nonni miei adorati.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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