ARMANDO TITA*
Continuano in questi giorni i “cahiers de doleances” di “Talenti Lucani “ …dai Droni ai “proni” arrendevoli di sempre, dalla desertificazione bancaria delle aree interne… alla desertificazione delle” idee” che si può iscontrare in cento dei centotrentuno Comuni lucani, senz’anima, e ad alto tasso di presenza anziana o
più precisamente ad aumento spropositato dell’indice di vecchiaia. Volevamo essere “costruttori di speranze” coltivando buone proposte che si sono infrante con una classe
regionale, dirigente e politica, sempre più china e sottomessa ai “voleri” del governo nazionale. L’evaporato gemellaggio tra Tartu e Matera da noi denunciato nell’ultimo articolo di “Talenti Lucani”dell’11 maggio scorso avrebbe potuto dare l’avvio a una “Rete europea delle Capitali della Cultura” con il supporto delle Università, come suggerito dal prof. Luigi Magno. Non siamo mai riusciti ad imporre una seria politica economica, industriale, culturale, agricola e turistica. Tutto miserevolmente paracadutato dall’alto senza il conforto minimale di una seria condivisione con il territorio. Abbiamo speso fiumi di parole sulla Guittocrazia lucana … siamo stanchi e annoiati pure noi, opinionisti, mai domi.
Qualche anno fa nutrivamo molti dubbi sull’ottimismo del Presidente Bardi sul PNRR lucano: “La Regione Basilicata si impegnerà per spendere al meglio queste risorse del PNRR dotando la sua Comunità delle nfrastrutture che aspettava da tempo” Dobbiamo riscontrare amaramente che dopo tre anni, il PNRR lucano è entrato nell’oblio perdendo orientamento e bussola con una miriade di progetti “ incompiuti “ forse non più cantierabili. Manca l’informazione e la conoscenza degli atti e dei progetti strategici…ignoriamo, per esempio, l’iter del mega intervento infrastrutturale della “Matera –Ferrandina” a totale carico delle” Ferrovie dello Stato italiane”. Provo ad essere onesto intellettualmente senza alcun pregiudizio di sorta. Io settantenne maturo, mai credulone oltre ogni pura ragionevolezza, ho smesso di essere un “democratico ottimista”, alla Bobbio, credo soltanto nei dati, nella ricerca approfondita e nelle fonti ufficiali.
A tal proposito l’autorevole CGIA di Mestre ci ricorda che siamo agli ultimi posti per qualità della P.A. e nelle classifiche dei Fondi europei FEAGA, FESR e FSE.
Sono lontani i tempi del “Caso Basilicata”, regione additata come esempio virtuoso di professionalità, elaborazione progettuale e capacità di spesa.
Sono queste le vere ragioni che ci inducono a credere che la stagione del PNRR lucano continuerà ad avere un decorso difficile e ancora più complicato, fino alla chiusura del 2026. Un decorso complicato tra Dipartimenti regionali collassati e Comuni incapaci di attivare un Bando di Gara europea o una “procedura” PNRR completa .
Sono basito che su questa importante materia nessun gruppo consiliare di opposizione avverta il bisogno di fare una interrogazione, una interpellanza, una mozione, una risoluzione, un odg. Dove sono finite le sei Missioni che ci avevano tanto illuso . Vogliamo ricordare ai “distratti” lucani che le sei missioni erano le seguenti:
Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
Missione 2 – Economia circolare, agricoltura, turismo, energia e mobilità sostenibile;
Missione 3 – Ferrovie, Porti, Intermodalità e Logistica;
Missione 4 – Scuola, formazione e competenze, ricerca e trasferimento tecnologico;
Missione 5 – Lavoro, rigenerazione urbana, coesione territoriale e inclusione sociale;
Missione 6 – Sanità territoriale, innovazione SSR, assistenza fasce deboli e personale sanitario.
Un perfetto libro dei sogni … anche se contrassegnato da vistose lacune e da opacità indecorose… come uelle dei “servizi sociali”, ignobilmente ignorati.
Servizi sociali, vere “sentinelle” del diritto alla salute e alla valorizzazione della persona nel suo lungo percorso di vita.
Lei, caro Presidente Bardi , ricorderà il reportage di “Repubblica” del lontano 25 novembre 2008 di Giampaolo Vasetti : “La Regione Basilicata chiusa con un Fax” con i manager delle varie Multinazionali spariti per sempre e con quel sogno del “Polo Chimico” di Mattei inesorabilmente infranto in un deserto di Capannoni pericolanti con migliaia di operai licenziati e con l’ingombrante presenza dell’ amianto. Presenza dell’amianto abbondante e cospicua non ancora rimossa. Come non sono state rimosse le autentiche bombe ecologiche, dell’area industriale di Tito e del richiamato Polo Chimico della Val Basento.
Bombe ecologiche che riguardano l’area ex Daramic nella zona industriale di Tito, quella particolare “bomba ecologica” che ha impaurito i cittadini di Potenza e dei “Comuni del Camastra” a seguito dell’inquinamento del Torrente Tora, affluente del Basento, nelle cui acque sono state rilevate valori altissimi di trielina spaventosamente superiori a quelli consentiti dalla legge, e… l’ ”area dell’amianto” della Valbasento.
La trielina lo ricordiamo ai distratti lucani è una sostanza altamente cancerogena.
In entrambi i casi (Tito e Valbasento), a fronte di cospicui finanziamenti pubblici ci sono ritardi inammissibili per l’esecuzione degli interventi di bonifiche industriali con una situazione sempre più a rischio per la salute pubblica.
La lotta del “ Comitato Di Bello “ ne è la sconfortante e amara conferma. Stessa incresciosa problematica per il recupero e la bonifica dell’area ex Liquichimica sempre di Tito che ha prodotto centinaia di tumori, tragicamente riscontrati tra gli operai e i tecnici di quel sito industriale. La Sora Lella a questo punto avrebbe proferito:”Annamo bene…”. E’ chiaro che ci sono precise responsabilità politiche da parte della Regione, del Ministero dell’Ambiente(che ha inteso tanto “rispettarci”, in questi ultimi giorni, “confermando a vita”… l’impianto Itrec di Rotondella, senza dimenticare i rinvii a giudizio dello scorso marzo 2025 di tredici persone più la Società
Sogin, per disastro ambientale) e di tutti i soggetti istituzionali regionali che ai vari livelli avevano il diritto/dovere di intervenire e non l’hanno fatto, creando una seria problematica ambientale che si protrae fino ai giorni nostri. Nessuno dei Papaveri dell’industria e dei Governi nazionali e regionali ha mai accettato l’onesta e pulita
lezione dei tanti “maestri semplici” e dei tanti seri funzionari, fuori tribù, che con le loro efficaci progettualità finalizzate ad “obiettivi sani e concreti” hanno da sempre orientato le Istituzioni nazionali e regionali a generare vera imprenditoria e beni durevoli per il Mercato, dall’Indotto Fiat/Sata alle PMI, dall’Artigianato all’Agroindustria, spronando la classe politica lucana ad uscire dal vituperato “ vizietto” delle spudorate clientele e dal terrificante “protezionismo politico”, mai domo. Quel Fax caro Presidente Bardi è ancora oggi terribilmente presente, siamo a rischio “chiusura” per il tremendo declino industriale, per l’inarrestabile e pauroso calo demografico, ma, soprattutto, per la tanta “afasia” politica, condita pure da limitata, inadeguata e insufficiente “capacità di ascolto”.
*Sociologo e saggista