Matteo Tempestini è un ingegnere informatico pratese di 36 anni con una idea più o meno fissa: le tecnologie digitali e il civic hacking possono essere di grande aiuto in caso di grandi disastri e calamità naturali. Come ci racconta lui stesso, dopo il terremoto di Amatrice, insieme a Matteo Fortini, ha messo a punto prima un gruppo Facebook, poi un sito utile alla raccolta di informazioni verificate, rilasciate in opendata, aggiornabile da chiunque ed utile a tutti. Perchè si può sempre fare qualcosa, e noi che viviamo in un’area a fortissimo rischio sismico dobbiamo saperlo. Da oggi.
Quando Ida Leone mi ha proposto di scrivere su Talenti Lucani mi sono chiesto se sarei stato in grado di scrivere per una platea che riguarda un preciso territorio dell’Italia che non è il mio. Poi mi sono detto che forse questa storia può servire di spunto per molte altre che potrebbero nascere altrove, in circostanze simili ma anche completamente diverse, insomma avere lo spazio ed il tempo per raccontare quello che si è fatto con un po’ di senso civico per il proprio paese è sempre utile.
E io cosa ho fatto? Beh, la storia che vi racconto è una storia che inizia in modo molto triste ed è una storia che mi riguarda da circa quattro mesi. E’ una storia che inizia con un terremoto lo scorso 24 Agosto. Un terremoto che è avvenuto nel centro del nostro paese, ma che se si va a vedere i paesi e le città che ha colpito poteva avvenire in qualunque altra parte di Italia. Amatrice poteva essere Firenze, Potenza, Cosenza, insomma un qualunque altro territorio italiano dove da secoli si sono formate comunità. Comunità di pastori, agricoltori, piccole imprese. Insomma quelle terre erano prima del 24 Agosto scorso “un software che funzionava piuttosto bene e con molti utilizzatori”. Il sisma di Agosto e poi di Ottobre è come un crash di sistema per quei paesi. E’ una tragedia non solo per i morti e la distruzione ma anche (e forse soprattutto) per chi resta e deve ricominciare da zero a ricostruire la sua vita e le sue comunità.
La mattina del 24 Agosto io e Matteo Fortini appresa la notizia ci siamo detti: cosa facciamo? Come possiamo dare una mano senza essere di intralcio? E abbiamo fatto questo gruppo Facebook, uno spazio sul social network più popolato per poter raccogliere informazioni sul terremoto. In circa un giorno più di 600 persone si sono iscritte ed hanno iniziato ad interagire scambiando informazioni riguardanti il sisma. C’era chi voleva sapere come stavano i terremotati, chi condivideva foto o video, chi semplicemente voleva essere vicino alle persone colpite, chi iniziava a chiedere degli aiuti. Non poteva restare un gruppo Facebook. In circa 48 ore l’iniziativa mia e di Matteo è diventata un vero progetto di gruppo di attivisti (ancora oggi sono sempre attive 50 persone) con molte skill diverse che hanno iniziato ad interagire assieme per realizzare un qualcosa che ha preso il nome di TerremotoCentroItalia e che è diventato oggi un buon punto di riferimento nazionale per essere informati su quello che sta accadendo nelle zone colpite dal sisma. Si sono uniti a noi giornalisti, comunicatori, sviluppatori software, associazioni e comunità locali. ActionAid Italia ha sposato e supportato da subito il progetto “connettendolo” fortemente nelle settimane a seguire alle persone delle comunità terremotate.
TerremotoCentroItalia è l’informazione su una vicenda tragica fatta da chi la vive. TerremotoCentroItalia (visitando il sito ve ne accorgerete) è “l’impiego di tecnologie” che tutti i giorni adoperiamo per un fine ultimo che è quello di avere più voce quando si voglia chiedere una mano. Con TerremotoCentroItalia oggi tutte le richieste di aiuto e le segnalazioni che arrivano tramite i nostri canali di comunicazione vengono aggregate, moderate ed inserite in un sistema che le rende visibili. Tutto il sistema è fatto in modo che queste informazioni siano riusabili da chiunque (sono licenziate da noi come opendata) per cui possono essere usate per generare servizi. Ma soprattutto tali segnalazioni vengono ridistribuite nuovamente dai nostri canali social in modo tale che si possa facilmente rendere più visibile un bisogno. Non per vantarsi, non è il caso, ma stiamo collezionando molte storie di successo con questo progetto.
La chiave di tutto è stata la voglia di fare qualcosa che fosse utile, non cronaca ma un servizio di informazione; un gruppo di persone che ha creduto da subito che dovessero essere i terremotati a raccontare il terremoto; e la tecnologia potesse essere applicata in modo non autoreferenziale, ma partendo da esigenze concrete.
Si può sempre fare qualcosa.
Si può sempre fare qualche piccolissima ma importantissima cosa.
Sempre.
