Che qualcosa non andasse era chiaro, che la magia si fosse spezzata pure, ma lunedì 19, al secondo appuntamento mensile (ogni 19 del mese) dedicato ad una sorta di lunghissimo e palpabile count-down fino al prossimo Capodanno, se ne è avuta la plastica evidenza.
L’evento pensato e dedicato ai volontari per il 2019 (anche solo a chi da lontano si limiterà a sostenere virtualmente l’attività di Matera e della Fondazione) è stato un flop: il palazzetto dello sport di Matera era semideserto, dalle facce impietosamente immortalate dai flash pareva più un funerale che una festa.
E mentre il primo appuntamento con l’opera in cartone in Piazza Vittorio Veneto, si poteva dire riuscito in quanto a partecipazione, sia nei momenti preparativi che in quelli delle previste esibizioni, limitando le polemiche alle spese sostenute e non ad altro, stavolta a quelle se ne sono aggiunte altre ben più violente: mancata programmazione, mancato coinvolgimento, mancata comunicazione.
C’è da dire che almeno su quest’ultimo punto la Fondazione Matera2019 può essere assolta: l’evento è stato ben pubblicizzato su tutti i canali disponibili, compresi quelli che molti hanno utilizzato per commentare di non averne saputo nulla.
Ma allora se la gente sapeva e ha disertato, l’evidenza è altra: l’evento era poco appettibile, di lunedi sera, senza grandissimi nomi di richiamo nazional-popolare (che so io: un Nino D’Angelo, un Raul Casadei), senza una chiara evidenza di cosa sarebbe successo e quando, visto che il programma era iniziato già di mattina e si è trascinato per tutta la giornata con diversi appuntamenti non tutti coerenti tra loro (e lo ha ammesso anche Paolo Verri nella sua nota di scuse pubbliche).
Ma forse la ragione è altra, ed è da ricercare nella più volte denunciata frattura tra Matera e Matera 2019. Sogno rubato, occasione mancata, per le opere pubbliche che dovevano (finalmente) essere predisposte, e che invece sono consegnate ancora una volta alle solite promesse elettorali dei soliti promettitori elettorali, che campano di un non scalfibile e diffuso consenso.
La prospettiva del solo grande circo (che pure doveva esserci e che speriamo – almeno quello – ci sarà) che monterà le tende il 19 gennaio per smontarle il 19 dicembre 2019, non pare granché allettante. La convinzione di tanti é che non ne resterà niente, se non qualche milione distribuito (per scelta comunque coraggiosa e rischiosa, che qualche format preconfezionato si poteva tranquillamente acquistare fuori dai confini regionali o nazionali) alle risorse locali che quel circo dovranno montarlo, gestirlo e poi smontarlo.
E però nulla di nuovo. L’analisi e chiara, la diagnosi solo confermata dopo il flop del 19 febbraio. Ma al di là delle scuse da Capitani Coraggiosi di Paolo Verri, io credo che faccia bebe la Fondazione ad insistere. E bene ha fatto a destinare parte delle risorse per il 2019, ad appuntamenti mensili del 2018, con il dichiaratissimo intento di sanare la ferita lacerante alla città, provocata dal nefasto esito delle elezioni 2015 e da tutto ciò che ne è conseguito.
Nessuno ha detto che sarebbe stato facile. E forse occorrerà aggiustare il tiro. Ma d’altronde questi appuntamenti servono esattamente a questo: a calibrare una macchina che dovrà spremere tutta la benzina di cui è in possesso, senza strattoni e sbavature, in un’unica lunga corsa, il prossimo anno.
Per tentare, almeno, di salvare la faccia da una misera e pellegrina figuraccia internazionale verso la quale eravamo serenamente avviati, e che non è ancora del tutto scampata.
