by GIAMPIERO D’ECCLESIIS
Mi ricordo che qualche anno fa si sentiva in giro sulla mia Città questo motto “Potenza, città dell’apparenza”, era un motto per molti aspetti meritato anche se, per senso di giustizia, è giusto dire che quel motto riguardava propriamente una certa parte di Potenza, la città borghese, o meglio, piccolo borghese, tutta impegnata a dar sfoggio del benessere di prima o seconda generazione, impegnata a prendere le distanze dal babbo o dal nonno contadino, tutta impegnata a cercare di mostrare di essere più di quello che era, ad apparire diversa.
Molto distante dalla Potenza dei vicoli che mi racconta il mio amico Bonaventura Tancredi quando apre il suo meraviglioso scrigno dei ricordi, molto distante dalla Potenza di Parco tre Fontane, fatta di impegno sociale e lavoro, dalla Potenza di Don Franco Corbo, quel giovane parroco che arrivò a S. Anna quando ero ancora ragazzino e di cui si sussurrava sotto voce nei salotti borghesi – il prete comunista!
L’ho incontrato due sere fa in occasione di una serata, ha detto poche parole e mi ha riconsegnato il senso di un impegno civile e sociale che pure attraversa il mondo della Chiesa e che tanto ha dato e potrebbe dare alla società laica che è l’unica in cui, da convinto agnostico, mi riconosco.
La città dell’apparenza.
Mai come in questo periodo ho la sensazione che l’apparenza sia tornata ma in una maniera anche peggiore, una città in cui dietro alle parole bene comune, collettività si nascondano interessi privati, brame di potere, lotte senza esclusioni di colpi giocate sulla pelle della comunità potentina.
E mentre la Città rallenta sotto i colpi di sciabola e di fioretto che si scambiano i contendenti politici, mentre anche i più illuminati e intelligenti sembrano piegare la loro capacità analitica all’esercizio forzoso della distorsione dei fatti, c’è gente che fatica ad andare avanti.
Sotto gli stucchi e i trucchi con cui si cercano di camuffare interessi personali o politici invocando grandi ideali e paroloni come coerenza, onestà, democrazia, c’è una Potenza vuota e gretta, una vecchia signora cadente che, per quanto si trucchi e si tiri, ha il cranio che le emerge dalla pelle e per quanto si profumi non riesce a stemperare il tanfo di morte che si porta dietro, una vecchia signora in cerca di un boyfriend che ancora le dia una bottarella.
Ma a Potenza c’è dell’altro, ci sono altre storie da raccontare, storie di potere e di povera gente, storie che rivelano come la mancanza di attenzione per gli ultimi generi ingiustizie sociali vergognose, storie che nessuno vuole vedere e che chi vede nasconde per il proprio interesse.
E’ arrivato il momento di ripiegarsi su questo, fanculo a tutto il resto, lo so lasci ai “commentator cortesi”, agli onesti disonesti, ai maldestri da facebook, alle veline ma col cervello, a chi, con la pancia piena, ha sempre qualcosa da rivendicare, agli ingordi di potere.
Ci sarebbe bisogno di verità e di buon senso in questa Città, di pace e di operosità, troppi piccoli arrampicatori sociali, troppa gente da suburra si aggira e trova seguito sulle pagine dei giornali e dei social network, troppe intelligenze si piegano alle esigenze del momento, ci sarebbe bisogno di un colpo d’ali, troppo pochi quelli dedicati al dare, troppi quelli che si aspettano qualcosa.
