BAMBINI
TESORI LUCANI
Dove un tempo c’era vita.
C’era la prima fabbrichetta del paese:
il mobilificio Mazzei.
C’era un negozio di alimentari.
C’era una cantina di vino,
fungeva da ritrovo
per serate a tre sette,
e lo scambio di opinioni fraterne.
C’era chi commerciava legna da ardere.
C’era l’artigiano dei vimini, con le sue creazioni.
C’era chi vendeva frutta, col moto Ape.
Ma soprattutto, c’era il via vai
di chi aveva appezzamenti di terreno con colture,
frutteti e granai alle pianure e a Caramola .
File di uomini con le loro donne e i bambini,
risalivano il petto del Purgatorio
o la mulattiera che veniva sù dalla Mortella.
Gente che si dissetava alla fontana,
co
n loro gli animali da soma,
le solite caprette,
gli immancabili cagnolini.
Si sostava qualche minuto
per scambiare un parere,
con chi era in attesa della corriera,
alla curva aveva la sua fermata.
Poi i manovali, i “mastri”
che costruivano la diga,
quelli che lavoravano di zappa
i campi per i massari.
Tanti avevano la bicicletta
e i ragazzetti andavano loro incontro
per chiedere a costoro
di percorrere qualche metro
con la loro bicicletta.
Chi non arrivava alla sella, si arrangiava
ficcando un piede all’interno del telaio
e scomodamente pedalava felice.
Ma questi ragazzi erano davvero vivaci,
ingaggiavano frenetiche corse
lì, nella salita dopo la curva
con i mezzi di trasporto,
veicoli, che, una volta raggiunti,
vi ci si aggrappavano,
si facevano trasportare
per un centinaio di metri,
per poi saltare giù.
E poi tanti bambini, tante gioie,
tanti allegri schiamazzi.
Ricordo ancora…ed è bello ricordare.
Ognuno che veniva dalla campagna,
passando, donava un frutto ai bimbi: quei piccoli tesori lucani,
a loro andava bene
anche una solo carruba,
ma soprattutto il gesto
di donar loro qualcosa.
Con gioia dipinta sul volto,
ringraziavano sorridendo.
Le ragazze e le bambine,
riunitosi in gruppetti,
gustavano queste scene di vita,
poggiandosi al muraglione,
affidando la bellezza
agli sguardi smaniosi
inebriati provenienti dal basso.
Il bagliore delle stelle,
il rintocco della campana,
il luccichio delle lucciole
e l’ ultima corsa dietro di esse,
sanciva la fine del giorno,
per bambini del Purgatorio.
Oggi, purtroppo,
è del tutto svuotato;
rimango io, che da lontano,
dò voce ai ricordi
che la mia foto ridesta,
che dolcemente mi ha proposto
il luogo dei miei primi passi,
delle mie prime parole,
carpendo il mio pensiero
adagiato in un mondo lontano:
i bambini tesoro,
della mia terra lucana.
