Seduto sulla riva del Basento, all’ombra di un pioppo secolare, ho ascoltato il vento che soffiava e mi sono giunti racconti di terra e di uomini di fango, storie di fiume e di dolore.
Questa che vi racconto è quella di Bastiano e del suo debito di sangue.
…E un’altra volta non raccolse. Le spighe, vuote, volavano via trasportate dal vento torrido di quell’estate di fuoco, leggere come le ali di una cavalletta, portandosi via il suo lavoro e le sue speranze di un buon guadagno.
Seduto sul masso al limitare del campo Bastiano, sconsolato, soffriva i tormenti dell’angoscia, la bestia feroce divorava il suo ventre, dilaniato dagli spasmi dell’ansia che mordeva feroce.
Lo sguardo di Bastiano, d’un azzurro di cielo, si sperdeva in quell’ondeggiare indistinto del paesaggio, nelle vampe di calore, il grigio della terra e il giallo, ormai smorto, del grano seccato, divoravano ogni altro colore rendendo il paesaggio uniforme e indistinto.
Era stato all’Intendenza Bastiano a reclamare i suoi compensi per quei lavori da muratore fatti durante l’inverno per conto della Città; avevano riso, “E che fretta ci avete Mastro Bastiano? C’è tempo, la Legge, i Regolamenti, passate il mese prossimo che si vedrà se si può provvedere !” l’avevano quasi scacciato quando aveva cercato di protestare e l’uscio dell’Intendenza si era chiuso.
La Stagione era arrivata e i ragazzi erano tornati dal collegio dei frati che d’estate li mandava a casa e sua moglie lo guardava con occhi di attesa, aspettando i danari per il desinare. Poi c’era Mastro Nunzio, il fattore, che aspettava i danari dell’affitto del terreno e i gabellieri che lo cercavano per le tasse del Re.
E Bastiano non dormiva, studiando la soluzione, cercando il lavoro. E la soluzione non veniva.
Con un sospiro pesante un quintale Bastiano si alzò, non c’era che una soluzione: lo strozzino, l’estrema risorsa dei disperati e Bastiano ci andò.
Mastro Donato era un fattore che pian piano aveva mangiato la proprietà del Padrone sotto cui lavorava e che, non ancora sazio dei danari e dei beni, prestava denaro a strozzo alla povera gente e a qualche nobile decaduto.
Ogni passo era un peso per Bastiano che, davanti al vialetto di Mastro Donato, avanzava facendo un passo e un sospiro, con la testa incassata tra le spalle e lo sguardo basso. “Ecco un altro cliente”, l’occhio esperto dello strozzino identificava subito dall’atteggiamento le povere pecore pronte al macello che docili si consegnavano al macellaio e sorrise: Bastiano. Finalmente era arrivato il suo turno! Lo guardava soppesandone le braccia e il viso, valutando quanto lavoro potesse fare e che reddito ne potesse ricavare, valutando quanta polpa c’era da spolpare.
“Vieni Bastiano, vieni. Ho piacere di vederti, ti posso servire in qualcosa? Per il bene che ti voglio, dì pure, che se io posso tu sai che so fare del bene”. Ringraziò il contadino e, rassegnato e ingoiando l’amaro, raccontò i suoi guai, “Mast’ Dunato, Voi lo sapete, io sono uno che ha sempre lavorato. Pure st’inverno, ma all’Intendenza non mi hanno ancora pagato. Mast’Dunato un piccolo prestito per pagare il fitto del terreno e per mangiare, Ve lo restituisco appena l’Intendenza mi paga” e Donato con l’occhio da povero Cristo “Ehhhh povero Bastiano, se potessi aiutarti ! Per il bene che ti voglio, non ho più un ducato! Sono povero in canna con appena quanto basta per vivere! Comunque non preoccuparti che qualcosa si farà, fai così, mentre io penso a come aiutarti, và, dammi una piccola mano che quel campo di grano aspetta di essere falciato. Potresti farlo tu, certo non ho da pagarti, per ora, ma ho un buon sacco di fagioli da darti per te e per i tuoi figliuoli. Va! Va sereno che io, per il bene che ti voglio, studio cosa si possa fare ad aiutarti”.
E fu il primo lavoro che lo strozzino gli estorse per un po’ di fagioli.
Al tramonto Mastro Donato, “Ecco, ecco i tuoi fagioli, Bravo Bastiano. Vieni domani a trovarmi che qualcosa sto pensando per poterti aiutare e, per il bene che ti voglio, stai sereno che la Provvidenza è al lavoro per te”.
Nel sacco erano più le cimici che i fagioli e la moglie lo guardò con lo sguardo del naufrago che affoga “Che mangeremo? Domani verrà anche Mast’ Nunzio per il pigione!”. Mangiava piano, con gli occhi socchiusi Bastiano per non intercettare lo sguardo della moglie, ogni tanto guardava i suoi figli con un sorriso dolente mentre l’angoscia gli sbravana le viscere.
Al mattino Mast’ Dunato aspettava Bastiano come un ragno nel nido la mosca, “Ecco qua Bastiano caro, questi sono cinque tornesi così potrai pagare il fitto del tuo terreno. Hai visto che abbiamo risolto? E per il bene che ti voglio, ho deciso che non me li dovrai restituire quando prendi i soldi dell’intendenza. Facciamo come fossimo soci, l’anno prossimo mi darai il 60% del tuo raccolto, la metà perché siamo soci e, per il bene che ti voglio, solo il 10% come interesse. Visto che ti voglio bene? Sorridi Bastiano che la Provvidenza non ti ha abbandonato. Ora va, che le mie bestie nella stalla attendono di essere governate, fai tutto a puntino che stasera ho per te qualcosa da portare alla tua casa.”
E così andò l’estate, fra orti da zappare, bestie da governare, stalle da riparare, case di aggiustare, muri da costruire in cambio di qualche patata, un pezzo di formaggio e a volte anche solo di un gran bel sorriso del vecchio strozzino.
I bambini partirono per il collegio “Almeno lì mangeranno” gli disse la moglie infliggendogli un altro taglio nell’anima e nel cuore.
Anche l’anima sanguina quando viene tagliata, ne esce dolore misto ad angoscia, un pus putrescente che ogni cosa che tocca insozza e ricopre di un tanfo di morte.
E l’Intendente pagò e così anche Bastiano, alla nuova stagione, col suo grano sudato allo strozzino.
E arrivarono i Gabellieri “E allora? Bastiano, quest’anno hai fatto un grande raccolto ci pare. E i nostri danari? Non vuoi mancare di rispetto al Re vero Bastià? Mastro Donato ci ha detto quanto grano hai mietuto. E allora? Tu lo sai che succede a chi non paga le tasse vero Bastià?”.
Quanto può sopportare un uomo dalla vita e dagli altri? Quanti dolori? Quante avversità? Quante ingiustizie?
La testa girava a Bastiano: il sorriso da squalo di Mastro Donato, la risata sguaiata del messo dell’Intendente, l’umiliazione subita da Mastro Nunzio che aveva detto “O mi dai soldi della pigione o te ne vai, pezzente !” le mani si aprivano e si chiudevano e i suoi occhi erano diventati solo pupille, l’azzurro dell’iride era sparito. La tempesta nel suo cuore si era condensata in nero di nubi che affiorava dai suoi occhi. I Gabellieri si guardarono, conoscevano quello sguardo di furia, e già pregustavano il sangue.
La roncola comparve nelle sue mani per magia e il movimento, pulsare di muscoli e di sangue, era fluido e veloce, l’adrenalina scorreva copiosa e i suoi denti, bianchissimi, erano scoperti come quelli di un lupo feroce.
Lo finirono lì, in mezzo all’aia con due colpi di schioppo e, per interesse, si presero la moglie sul letto di casa.
A sera, solo un poco di fumo ancora si alzava dalle rovine della casa, un cane piccolo bianco, annusava per l’aia e ululava alla luna: l’unico lamento funebre per Bastiano.
I figli di Bastiano fanno il prete e il brigante, Rocco, il brigante, ululava alla luna mentre sgozzava i Gabellieri e, mentre spellava vivo lo strozzino, rideva ripetendo “Per il bene che ti voglio, per il bene che ti voglio!”.
Sono storie di fiume e di contadini, storie d’uomini fatti di terra portati via dal vento ed erosi dalla pioggia.
