Referendum, cosa salviamo

0

Referendum, cosa salviamo

In queste ore gli analisti di ogni risma si affannano ad entrare nelle pieghe del voto per interpretarlo, per provare a comprenderne  tutte la fattispecie, come succede dopo ogni consultazione elettorale. Trovo sempre estremamente ricercato questo esercizio di sociologia elettorale, nel quale si fa a gara a sviscerare ogni più piccolo e minuzioso aspetto della votazione per dare una propria interpretazione che, almeno per quel che mi riguarda, trovo al tempo stesso dotata di enorme fascino ed anche di qualche eccesso di fantasia.

I lucani, nella gran parte, gioiscono per essere l’unica regione ad aver battuto il quorum, il cuore del mezzogiorno, il cuore dell’industria estrattiva, il cuore degli interessi delle aziende petrolifere, il cuore delle regioni che hanno proposto il quesito referendario, i lucani sono stati premiati dalla loro stessa sensibilità verso la questione petrolio ed hanno offerto una  soddisfacente risposta che fatto in modo da superare la fatidica soglia del 50%.

Ma, al di là di tale risultato, soddisfacente sì, ma fino ad un certo punto – poiché la sostanza vera non cambia-  cosa rimane dopo il referendum?

Gli analisti, nel motivare l’assenza di interesse nei confronti della chiamata alle urne, parlano di gravi carenze di informazione. Dal mio piccolo osservatorio personale, la penso un pò diversamente. So bene quanto alcune testate abbiano dato notizie distorte e provvisorie sul quesito, primi fra tutti lo scandaloso Gerardo Grieco della Rai e la testata Sky news 24 che hanno parlato di un voto limitato a sole otto regioni. Ma non credo che gli appelli all’astensione, praticati dal Presidente del Consiglio e dallo scorso Presidente della Repubblica, abbiano esercitato una benchè minima influenza sul comportamento dell’elettorato. Credo che, per una serie di ragioni, l’informazione intorno alla materia del referendum sia stata sufficientemente esaustiva ed ha spiegato meglio che in altri casi quali fossero i pro ed i contro della questione. E questo ha spinto a mettere in campo da parte di una percentuale di elettori quella che reputo la più importante delle conseguenze del voto di aprile. Ovvero che oggi, chi si è recato alle urne ed ha votato convintamente per il Sì, abbia fatto un percorso informativo autonomo per capirci di più di quello che succede intorno all’operazione trivelle. E la cosa che sono convinto che succederà a breve, è che quelli che hanno fatto questo approfondimento hanno scoperto un mucchio di cose non solo sulle trivelle, ma soprattutto sul modo nel quale le abitudini personali determinano una serie di comportamenti che favoriscono l’industria estrattiva. E se molti hanno avuto questa voglia di approfondimento dei propri stili di vita quotidiani, beh, credo che sia proprio questo il punto maggiormente rivoluzionario che la consultazione referendaria abbia provocato.

I dati dei prossimi mesi – non le fantasiose teorie socio elettorali – confermeranno se la tendenza di una parte degli italiani sarà quella di indirizzarsi verso forme alternative di energie e di comportamenti maggiormente virtuosi ed ecologici, oppure continueremo allegramente a restare attaccati ai nostri vecchi e desueti stili di vita.

Condividi

Sull' Autore

Lascia un Commento