Le rocce un libro aperto sul passato, per comprendere il presente e poter programmare il futuro, al fine di salvaguardare habitat e specie. Oggi vi presento le ofioliti: letteralmente rocce serpente; dette anche comunemente rocce verdi per il colore prevalente verde a l’aspetto di alcune di esse che ricorda la livrea di molti rettili. Cosa sono?
Le ofioliti non sono rocce comuni, rappresentano sequenze di rocce molto peculiari, sono frammenti di crosta oceanica “fossile”, testimoniano la presenza di un oceano e la sua successiva chiusura, milioni di anni di lenta evoluzione a portata di mano, dagli abissi più profondi uno squarcio aperto nello spazio e nel tempo. E’ storia.
Le ofioliti sono rocce affascinanti e comprende
re la loro genesi ed evoluzione rappresenta una vera sfida. Nella nostra regione tra i comuni di Terranova del Pollino, Episcopia, Chiaromonte e San Severino Lucano affiorano le rocce ofiolitiche caratterizzate e studiate nell’ambito dell’attività di ricerca da me svolta per qualche anno. Sono state generate dall’attività magmatica in un oceano collegato all’Atlantico centrale già formato nel Giurassico medio, probabilmente sono sopravvissute alla grande catastrofe che ha portato all’estinzione dei dinosauri, dagli abissi oceanici, sono state poi, intrappolate nel “cuore” della catena appenninica, spinte alla profondità di alcune decine di km, ora svettano sulle cime appenniniche e occupano la posizione geologicamente più elevata dell’Appennino meridionale. Tutto ebbe inizio nell’oceano denominato Tetide Alpina o Tetide occidentale, esso separava il margine europeo posto a nord e il margine africano posto a sud. La chiusura di tale oceano è testimoniata dalla genesi delle catena alpina ed appenninica avvenute in tempi diversi, le ofioliti sono la prova dell’esistenza dell’oceano ormai scomparso e che aveva un estensione longitudinale di un migliaio di km.
Le rocce ofiolitiche del confine calabro-lucano già in passato sono oggetto di vari studi, datati dal 1969 fino ai più recenti anni 90 del secolo scorso, studi condotti da scienziati italiani ma anche stranieri. Nuovo impulso alla ricerca intorno negli anni 2006-2012, nuovi contributi apportati alla comunità scientifica internazionale hanno riguardato soprattutto l’interpretazione della genesi in ambiente oceanico e la successiva evoluzione orogenica, cioè la registrazione delle fasi legate alla formazione della catena appenninica. La definizione di sequenza ofiolitica risale ormai a più di quaranta anni fa, nel 1972 i partecipanti alla Conferenza speciale Penrose, diedero la definizione delle ofioliti. Esse sono rocce ultrabasiche e basiche che presentano una copertura sedimentaria. Le rocce ofiolitiche sono rocce di origine magmatiche formatesi in prossimità di una dorsale oceanica simile alla Dorsale Medio-Atlantica. Una dorsale oceanica è caratterizzata da una serie di vulcani sottomarini che se collegati globalmente raggiunge una lunghezza di 60.000 km di lunghezza. Le dorsali sono la fucina del nostro pianeta, si forma nuova crosta oceanica, continuamente, lentamente, inesorabilmente.
Le rocce a contatto con l’acqua marina subiscono delle trasformazioni mineralogiche e talvolta anche composizionali denominate metamorfismo di fondo oceanico e metasomatismo. Le ofioliti del confine calabro-lucano si distinguono in due unita denominate: Unità del Frido e Unità Nord-calabrese, che si differenziano solo per la loro genesi in relazione all’evoluzione orogenica. Le rocce dell’Unità del Frido mostrano evidenze dell’evoluzione orogenica per la presenza di un minerale denominato glaucofane che è un minerale di colore blu.
Le ofioliti per la loro genesi e a causa del metamorfismo subito in ambiente oceanico sono le rocce in cui si rinvengono minerali come tremolite, actinolite e crisotilo. Tremolite, actinolite e crisotilo, probabilmente sono noti più comunemente con il termine amianto, nome commerciale attribuito a tali minerali. Oltre alla formazione dei minerali dell’amianto, tali rocce sono interessate anche da variazioni composizionali e i principali elementi in traccia che caratterizzano queste rocce sono ad esempio il cromo e il nichel.
Tra le varie rocce presenti nelle sequenze ofiolitiche vi presento le serpentini. Le serpentiniti sono rocce metamorfiche che derivano dall’idratazione di rocce di mantello oceanico. Il mantello in ambiente oceanico si rinviene alla profondità di 5-10 km, pertanto a portata di mano si può osservare un campione di roccia che altrimenti dovremmo poter osservare solo in seguito a una perforazione in pieno oceano.L’affioramento più esteso di serpentiniti si rinviene a San Severino Lucano in particolare a Fosso Arcangelo, il paesaggio è peculiare. Le rocce di colore nero-verde sono interessate da erosione superficiale simile a quella che si osserva nei calanchi, Vezzani un autore storico, delle rocce del confine calabro-lucano li denominò appunto pseudo-calanchi. Le rocce sono attraversate da vene sub-parallele e un campione prelevato al confine calabro-lucano è stato confrontato con uno prelevato lungo la Dorsale Medio Atlantica e studiato da una ricercatrice francese, sembrano “gemelli” e potrebbero provenire dallo stesso oceano. Non è così, appartengono a due oceani diversi, ma le analogie macroscopiche e microscopiche dovute ai minerali osservati, la composizione geochimica dei campioni e ulteriori evidenze, hanno permesso di poter affermare che l’oceano in cui sono formate le ofioliti del confine calabro-lucano era un oceano con una velocità di espansione simile all’Oceano Atlantico, che ha velocità di espansione di 3-5 cm/anno e detta velocità di espansione lenta. Le rocce “comunicano” basta saperle interpretare…
*Dottore di ricerca in Scienze della Terra e Geologo, esperto in Petrologia, Mineralogia, Geologia microstrutturale, Geologia ambientale e Petrografia applicata. L’attività di ricerca ha riguardato lo studio e la caratterizzazione delle rocce ofiolitiche sia basiche che ultrabasiche affioranti al confine calabro-lucano; dei suoli sviluppati dalle rocce ofiolitiche e delle rocce carbonatitiche del Vulture.Ha collaborato con il CNR-IMAA, Università degli Studi della Basilicata e Regione Basilicata per il Progetto Rete Natura 2000 per i siti Foresta Gallipoli-Cognato, Bosco di Montepiano e Dolomiti di Pietrapertosa. Esperto in problematiche e tematiche ambientali. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali e nazionali.
