da Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza
In coerenza con gli intenti del centro culturale Delta, operante in Basilicata da molti anni, e attivo nel campo dell’arte, della cultura e della conoscenza e valorizzazione del territorio, è stato organizzato un inedito archeo trekking sul monte Croccia, nel parco delle piccole Dolomiti Lucane, allo scopo di attivarne una rinnovata conoscenza, tramite lo studio ultraventennale compiuto dalla nostra presidente, la prof.ssa Volini, concretizzatosi nella recente pubblicazione del saggio ”GLIFI, una ricerca differenziata in Basilicata”.
Intenti
Come dichiara l’autrice stessa, “Lo studio delle misconosciute quanto inestimabili incisioni e il richiamo implicito alle loro peculiarità a largo raggio, intende attrarre la giusta attenzione verso il luogo, la cura che merita e le azioni da intraprendere per l’adeguata conoscenza di ciò che ne farebbe un sito archeologico di spicco, tramite pubblicazioni dedicate, dépliant illustrativi, presentazioni attinenti, conferenze, mostre fotografiche, installazioni multimediali interattive, visite guidate, coinvolgimento istituzionale, scolastico e mediale.”

La prima di queste azioni promozionali è stato proprio l’archeo trekking: una splendida giornata d’autunno ha favorito l’esperienza naturalistica e conoscitiva di una inusuale “esplorazione” guidata dalla prof.ssa Volini stessa, alla riscoperta degli inesplorati simboli archetipi incisi molti millenni fa sulle mura ciclopiche dell’Acropolis di Croccia, iniziata con una silenziosa salita tra lame di luce, ciclamini, monete di papa ed altre erbe, nel magico silenzio dei magnifici boschi che caratterizzano il luogo.

I Glifi non sono stati finora presi in seria considerazione, mancando agli addetti ai lavori la chiave di lettura per decifrarne il significato: così sono stati ignorati e trascurati al punto da essere oggi a rischio sparizione, a causa del proliferare di muschi e licheni che li ricoprono con un panno sempre più pervasivo …

Codici segreti
Nessuno si era mai chiesto se ci fosse un codice nascosto dietro quelle forme geometriche così nette, né si era interrogato su quale potesse esserne il significato, al di là di banali riferimenti muratoriali, né aveva pensato di realizzare uno studio per spezzare quell’apparente imperscrutabilità, né tantomeno azzardato un’interpretazione.
Si era così rischiato di sprecare tutta la ricchezza e la mole di significati di cui sono portatori i Glifi, sia dal punto di vista conoscitivo tout court, che nella loro funzione di stimoli per una riflessione feconda e per scoperte pressoché inesauribili.

Solo la complessa, rigorosa ricerca ultraventennale della studiosa lucana, linguista, ricercatrice e saggista, sta ora portandoli all’interesse del pubblico. Volini si è fatta traduttrice, nel senso più esaustivo del termine: trasportare – da una dimensione altra a questa presente, da un mondo finora ignoto, in cui erano imbozzolati – dei messaggi unici…

Chiave di lettura
La rinnovata conoscenza del sito e la sua valorizzazione dipendono fortemente dalla “comprensione” di quei misteriosi simboli e di ciò che essi stanno ad indicare, e dei mondi che aiutano a schiudere, nello spazio e nel tempo: ciò che Volini ha reso possibile grazie agli studi trentennali dell’opera e della metodica di Maria Alseikaté Gimbutas.
È difatti dalla grande studiosa – il cui contributo alla nuova archeologia è stato assimilato alla decifrazione della Stele di Rosetta e a quella dei geroglifici egiziani – che Volini ha derivato la chiave di lettura di quei segni ancestrali, che dopo aver decifrato negli anni, da mitoarcheologa ha descritti rigorosamente, mostrandoli adesso nella pubblicazione omonima, GLIFI, che si presenta come un distillato d’informazioni che vanno oltre la semplice descrizione e decifrazione dei segni stessi, fino a creare un “affresco” di ampio respiro.
Manutenzione
L’archeo trekking, effettuato il 22 ottobre, ha offerto ai partecipanti (da Potenza, Tricarico, Castelmezzano e Pietrapertosa) la possibilità di usufruire “in diretta”, dalla viva voce della studiosa, di indicazioni preziose sul significato e il valore di quei simboli, accompagnati da
una speciale perlustrazione lungo le mura dell’Acropolis, dalla quale è risultato che alcuni di quei segni non si notavano più, essendo come scomparsi, “inghiottiti” dalla crescita esponenziale di muschi, ruggine e licheni…
La constatazione dell’invasiva copertura è confermata dal confronto con le foto scattate in precedenza dalla ricercatrice e pubblicate nel libro, in cui la maggior parte di quei segni erano in bella evidenza, sebbene già dalle ultime immagini scattate qualche anno fa apparisse chiaro il diffondersi del fenomeno.
1997
2022
Ciò comporta, da un lato, un maggiore riconoscimento nei confronti del lavoro testimoniale compiuto dalla prof.ssa Volini, ma allo stesso tempo genera il forte rammarico per la scarsa o nulla attenzione verso quelle pietre ancestrali, e l’esigenza di un pronto, accurato restauro, affinché la situazione non peggiori, e ne possa invece fruire un pubblico non solo locale ma internazionale.
link album fotografico dell’evento: Archeo trekking a Croccia Cognato, Album fotografico FB di Carmela Santangelo https://www.facebook.com/carmela.santangelo.948/posts/pfbid0TVd7biWJXjxFfVougzhY4WAL9wPALGwBwcTa9UHTUvGPSreGdMwcg13RjkY6iLRj
Foto di Carmela Santangelo
e di Teri Volini