CRONACHE DI CARTA – VIAGGIO NELL’UNIVERSO DELLA SCRITTURA – UN PERCORSO NELLA TERRA DELLA DEA MADRE CON ITALO CERNERA  E FRANCO VILLANI

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Cronache di Carta – Viaggio nell’universo della scrittura – Un percorso nella terra della Dea Madre con Italo Cernera e Franco Villani

Lorenza Colicigno

Lorenza Colicigno

C’è un luogo nella città di Potenza che rimanda, per la presenza di un’icona religiosa, una madonnina relegata in un angolo poco visibile, alla sensibilità religiosa del popolo potentino. Siamo in Piazzetta Martiri Lucani, i martiri e le martiri delle insurrezioni dal 1799 al 1860, alla base, con il loro sacrificio, dell’Unità d’Italia, un luogo sacro da tempi immemorabili come attestato dallo stradario, che la ricorda già intitolata alla Dea Mefite, per la presenza di un sacello o di un tempio dedicato a lei, e poi a San Nicola.

Ci sono poi le reminiscenze letterarie che, in particolare in questo periodo pasquale, richiamano, con il Pianto della Madonna di Iacopone da Todi, la grandezza della figura della madre che invoca la morte accanto al figlio straziato sulla croce. Un testo che rimanda, con il sostegno del pathos poetico, alla centralità della figura materna nella visione religiosa della vita. Che dire poi della figura di Maria Vergine nell’ultimo canto del Paradiso, dove ella viene celebrata come colei che non attende richiesta per offrire aiuto e sostegno, ma offre liberamente la sua naturale tutela della vita. E come non ricordare la figura della madre nella poesia di Rocco Scotellaro e di Albino Pierro.

Il culto mariano è molto diffuso in Basilicata, come evidenziano chiese, statue e riti ad esso dedicati. Come è ormai attestato dai ritrovamenti archeologici in numerose chiese e dalla toponomastica, il Cristianesimo, trovandosi di fronte al radicamento di miti e riti pagani, prima assunse un atteggiamento di rifiuto “nel Concilio di Tours, del 567 d.C. si riconosceva che la religione cattolica, nelle zone montane e interne, era ancora praticamente sconosciuta, talchè si invitavano i religiosi ad allontanare le persone da siffatti culti.”, poi “Nel 600 d.C., tuttavia, Papa Gregorio Magno raccomandava di non sopprimere i luoghi sacri pagani, ma di convertirli, previa aspersione con acqua santa e sistemazione delle reliquie, in chiese cristiane. Sulla stessa strada è un documento di Carlo Magno del 789. La Madre Terra o Terra Madre o Grande Madre non è mai scomparsa. Alla Dea Madre, venerata nei recinti di pietra, si è sostituita  la “Madonna” che continua ad “abitare” nei santuari in cima a colline e montagne.”.

 Questa documentazione della sintesi di culti precristiani e cristiani è ripresa da Franco Villani e Italo Cernera nei volumi La civiltà delle rocce e La dea Mefite di Rossano di Vaglio (Villani editore, ristampa 2023). Franco Villani, sia nel suo ruolo di autore sia di editore, insieme a Cernera, appassionato ricercatore delle tracce della Grande Madre, ci guidano a seguirli passo passo in un viaggio suggestivo grazie alla ricca documentazione fotografica, anche sulla base degli studi di Francesco Rinaldi e di Marija Alsejka Gimbutas.

Villani e Cernera, dunque, ci conducono in un’avventura conoscitiva che si amplia a tutto il Mezzogiorno e alla Sicilia, affondando le radici nei secoli precristiani per proseguire fino ad oggi in un processo continuo di fratture e di saldature culturali e religiose. Parole e immagini, infatti, ci riconducono in una terra, come quella lucana, ricca di permanenze archeologiche, benché non sempre valorizzate, e in alcuni luoghi per molti aspetti testimoni viventi di tempi in cui l’umanità e la natura erano inscritte nello stesso “cosmo”, nello stesso ordine naturale, in cui centrale era la figura della Dea Madre.

Sia La Dea Mefite di Rossano di Vaglio, sia La civiltà delle rocce rappresentano tappe importanti di un percorso spaziale e temporale che rivela un universo di segni materiali cui la mano dell’uomo ha dato il suo contributo, in piena armonia, direi quasi sintonia, con quanto già la natura aveva generato nella sua evoluzione geomorfologica.

La civiltà delle rocce, in particolare, con prefazione di Giovanni Caserta, ci guida in un viaggio che ben viene definito nel primo capitolo del libro di cui si riportano qui alcuni passi.

La Terra è femminile. L’origine, il principio dell’umanità, è la Madre Terra, da cui discende ogni cosa. Da oltre settemila anni il cuore di tanto mito è l’area del Mediterraneo e del vicino Oriente. Non c’erano differenze fra le varie tipologie abitative. Le dimensioni delle abitazioni erano in relazione al numero dei membri della famiglia. Il ritrovamento delle tombe dell’epoca evidenzia, fra l’altro, una distribuzione della ricchezza in modo egalitario. Ognuno aveva l’essenziale per vivere. La donna aveva un ruolo importante. A contatto con la natura, diventava esperta delle proprietà curative delle erbe naturali, allora uniche medicine; comunicava con il divino. Alle donne si dovevano riverenza, tenerezza e protezione. In famiglia, ogni donna era considerata una sorta di “sacerdotessa”.

Particolare del complesso megalitico di Pietra della Mola a Oliveto Lucano (MT) 

La vita si dà per rigogliosa e fertile grazie alla Dea gravida che partorisce e governa l’universo. è Lei che abbraccia tutte le creature, le protegge e dà loro conforto. E perciò rappresentata in pietra, con seno, gambe e braccia enormi. Vedansi la Venere di Tan Tan (500.000-300.000 fa), rinvenuta nel 1999 presso la città di Tan Tan nel Marocco; la Venere di Willendorf, ritrovata nel 1908 in Austria e risalente a 23.000 anni fa; Matilda, Madre Sorgente, figura cicladica esposta a New York dal 2013 al 2015; la Dea generatrice di vita di Catal Huyuk risalente al periodo compreso tra 6.000 e 5.500 anni fa; la collezione delle Madri, allestita nel “Museo delle madri” di Capua (VI-II a. C.).

A spingersi verso i millenni profondi è la mito-archeologia di Marija Gimbutas (Il linguaggio della Dea). Le montagne, le rocce, le pietre, per le antiche madri e gli antichi padri, erano una sorta di manifestazione divina. Le rocce, trasmettendo potenza, durezza, persistenza e resilienza, diventavano santuari; le vette delle montagne diventarono cattedrali, luoghi, cioè, che più avvicinavano al Cielo. In questo quadro, si pongono i tanti “boschi di pietra” presenti anche nella nostra regione: Antece di Costa Palomba in Sant’Angelo a Fasanella (SA); Rocca del Cappello e Seggia del Diavolo in Albano di Lucania (PZ); Pietra de la Mola a Oliveto Lucano (MT); Pietra del Brigante sul massiccio del Volturino (PZ) e simili. Da questi luoghi, i nostri avi scrutavano le stelle, osservavano quel cielo che, a volte, mandava pioggia e neve, a volte, fulmini e grandine. Guardavano il Sole e la Luna, per ricavarne anticipazioni meteorologiche, vitali per la loro sopravvivenza e la coltivazione dei campi. […]


Il culto della Dea Madre era universale, diffuso tra popoli lontani e diversi l’uno dall’altro. Da più parti si va facendo strada l’ipotesi di una sorta di “mondo arcaico”, le cui forme espressive si manifestano identiche, pur a distanza di migliaia di chilometri l’una dall’altra. Si potrebbe parlare di un “bisogno” o “istanza” spirituale, mistica, innata nell’uomo, che, dovunque, attribuiva alla maternità un significato divino. […] Simboli della Dea erano il giglio, il fiore di loto, la X, il cerchio, rappresentante gli occhi o il grembo. Se ne trovano nei pressi della Rocca del Cappello di Albano di Lucania, Pietra de la Mola di Oliveto Lucano, Pietra del Brigante del Volturino, Grotta del Rosario di Contursi Terme. Le rocce erano vere e proprie cattedrali di pietra. Salire, sostare, meditare, bagnarsi erano gesti di salita al cielo, immersione nella divinità. Presso la sacra roccia era possibile trovare l’altare o il sedile della dea, illuminato dai raggi del Sole, in modo particolare nel solstizio d’estate o d’inverno, giorno di svolta nel ciclo dell’anno. Presso il sedile della Dea, ci si recava, anche fino a pochi decenni fa, per ricevere luce e fertilità. Si portavano, anche in questo caso, doni, offerte, pensieri. Ci si sedeva e si pregava. Molti siti con queste panche, spesso con annesse coppelle per abluzioni, furono condannati dalla Chiesa come luoghi di peccato. Ad Albano di Lucania, sul Monte di Pruno a Contursi Terme, dove si possono ammirare ancora intatti, siffatti sedili sono stati denominati seggi delle streghe o sedie del diavolo.

Ancora oggi sulle nostre montagne si vedono pietre in circolo, infisse nel terreno, sì da delimitare un’area sacra e simboleggiare il tempio.  I circoli di pietre, con dentro un menhir o pietre con incavi, fanno pensare a cerimonie con danze circolari, “affini all’estatico danzare di baccanti e menadi sulle cime montane nel mito greco”, Dai villaggi si saliva in processione, in adorazione, ma anche in clima di festa, come oggi nei nostri pellegrinaggi. Si incidevano segni sulle rocce Si scavavano coppelle, vasche, pozzi dell’anima. Si delimitava il luogo sacro. Si individuava un tempio tra rocce allungate, o disposte in un certo modo. Si eleggeva un masso a sfinge-guardiano di tutta l’area sacra.  C’era chi si sdraiava, chi si faceva scivolare, chi prendeva per buon augurio un frammento di pietra sacra, chi faceva abluzioni con acqua sacra di coppelle e sorgenti. Riti che non si sono mai fermati.

Di questi riti arcaici, legati alla pietra e all’acqua, è documento straordinario l’area sacra alla Dea Mefite, ben documentata nel volume ad essa dedicato da Cerneta e Villani.

Il cerchio conoscitivo ed emozionale da cui ha preso origine la mia lettura dei testi citati, cioè il ricordo del culto della Dea Mefite a Potenza, si chiude qui, nella consapevolezza delle strette relazioni tra Vaglio e Potenza nel più ampio orizzonte globale del culto della Grande Dea, nella consapevolezza che il passato, per quanto remoto, torna a noi che viviamo oggi in questi territori sempre vivo e attuale, e, infine, con l’augurio che la lettura di questi due testi spinga a riscoprire luoghi simbolici troppo spesso dimenticati.

Le immagini sono tratte dal volume La civiltà delle rocce.

Biografie

Francesco Villani (a sinistra) con Italo Cernera sulle vie della civiltà delle rocce

 Italo Cernera vive a Contursi Terme (SA). È stato Dirigente scolastico in diverse scuole della Campania e  della Basilicata. Ha pubblicato: Gesù o Barabba; Insegnare a leggere e a scrivere; Echi Osco-italici, Valli del Sele e della Lucania antica. 

Franco Villani vive a Potenza. È stato Dirigente scolastico in diverse scuole della Basilicata. Ha pubblicato: Lettera a Livio (o dell’importanza del leggere); Calvello e le sue Chiese; Filippo Calabrese, il confinato dell’Appennino.

Per i tipi della Villani editore hanno pubblicato: La civiltà delle rocce, i sentieri della Dea; Sibille e veggenti, profezie, annunci, visioni; Le storie dimenticate del’8 settembre 1943.

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Sull' Autore

Nata a Pesaro nel 1943, vive dal 1948 a Potenza. Già collaboratrice Rai e poi docente di Lettere, svolge dal 2000 attività di scrittrice e giornalista. Ha pubblicato quattro sillogi liriche: "Quaestio de Silentio" (Il Salice, Potenza 1992), "Canzone lunga e terribile" per Isabella Morra (Nemapress, Alghero 2004), “Matrie” (Aletti, Roma 2017), “Cotidie” (Manni editore, 2021). E' autrice di saggi letterari, tra cui "Pirandello tra fiction e realtà" (in AA.VV, Letture di finzioni, Il Salice, Potenza 1993), "Percorsi di poesia femminile in Basilicata" (in Poeti e scrittori lucani contemporanei, Humanitas, Potenza, 1995), “Il ruolo delle donne-intellettuali nelle società antiche” (in Leukanikà, XVI, 1-2, 2016). Appassionata dei dialetti e delle tradizioni lucane, è co-autrice dei testi "Non per nostalgia - Etnotesti e canti popolari di Picerno" (Ermes, Potenza 1997) e “Piatti Detti e Fatti della cucina lucana” (Grafiche Metelliane); per la Consigliera di Parità della Provincia di Potenza ha curato il testo “Quel che resta di ciò che è detto”, analisi della condizione della donna nella cultura contadina lucana. Sintesi delle sue lezioni come docente di scrittura creativa sono state pubblicate in volumi curati dalle Istituzioni culturali per le quali ha svolto quest'attività (Scuole, Biblioteche, Archivi di Stato). Con l’Associazione “ScriptavolanT” ha curato numerosi corsi di scrittura creativa, collaborando anche alla redazione del romanzo collettivo “La potenza di Eymerich”, a cura di Keizen. Sue poesie e racconti sono pubblicati in numerose opere collettive. Per Buongiorno Regione, rubrica del TGR Basilicata, ha curato interventi sulle tradizioni popolari lucane, sulla stampa lucana d’epoca e sulle scrittrici lucane. Per il sito www.enciclopediadelledonne.it ha pubblicato i profili di scrittrici lucane, come Laura Battista, Giuliana Brescia, Carolina Rispoli. Come wikipediana, è parte, in particolare, del progetto in progress “Profili di donne lucane”. In Second life ha curato la redazione del romanzo collettivo “La torre di Asian”. In Craft World e in Second life, come presso scuole e altre istituzioni, tiene corsi di scrittura letteraria. Il progetto-laboratorio “La Città delle Donne”, realizzato in Craft World, ospita i profili di 86 poete di tutti i tempi, tra cui alcune Lucane, ed è frequentato da scuole e cultori.

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