CRONACHE DI CARTA – VIAGGIO NELL’UNIVERSO DELLA SCRITTURA – ATTRAVERSIAMO I PAESAGGI MUSICALI DALLA PALESTINA CON PAOLA ANSELMI

Lprenza Colicigno
Paesaggi Musicali dalla Palestina: parole e note che raccontano culture diverse, oltre ogni stereotipo.

La copertina del volume “Paesaggi Musicali dalla Palestina”
Presentato recentemente alla Camera dei Deputati e in altre occasioni a Roma, Paesaggi Musicali dalla Palestina, a cura di Checco Galtieri, Gesualdo Editore, rappresenta, in un panorama editoriale spesso dominato dai racconti di conflitto, una scelta controcorrente, in quanto mette al centro la musica, l’infanzia e le emozioni.
Un’opera questa che non vuole spiegare la Palestina attraverso l’analisi geopolitica, di cui pur è evidente la consapevolezza, ma attraverso la bellezza del canto e il potere narrativo delle melodie. Il libro propone, perle di un’unica collana, sette brani per una sola voce, come afferma Mario Piatti nella Prefazione, Sette canzoni, una sola musica, Leggendo il libro, afferma in sintesi Piatti, si coglie la relazione con il racconto di Gianni Rodari Uno e sette, sette bambini vivono in città diverse ma condividono sogni e gesti, anche le sette canzoni proposte nel volume, infatti, parlano lingue differenti ma vibrano nella stessa tonalità umana. La musica diventa “una sola”, proprio come quei bambini che crescono e scoprono di essere “un solo uomo”, impossibilitati a farsi la guerra perché uniti nella stessa essenza. Oggi, tuttavia, è la guerra che lega il destino di quei bambini, anzi, li slega dalla vita stessa e li relega in un silenzio di morte che rischia di travolgere l’intera loro cultura. Il cuore del progetto, da cui nasce il libro, è nelle parole di Rima Nasir Tarazi, compositrice palestinese e autrice di due dei sette brani presenti: “Se fossimo un popolo libero, potremmo essere un grande popolo.” In un dialogo personale aggiunge: “Ho sempre sentito che occuparsi dei bambini ed essere responsabili della loro formazione è una missione sacra […]. Scrivere queste canzoni è stato un mio modesto tentativo per rendere più dolce l’ambiente amaro che circonda i bambini palestinesi.”. La sua musica, infatti, si fa strumento di consolazione, di resilienza e di speranza, capace di evocare la luna, il sole, i fiori e gli ulivi come punti di luce anche nel difficile presente.
Questo libro, nel mentre si fa testimonianza di culture diverse, è anche proposta di attività didattiche che facciano diventare i testi occasioni di dialogo, confronto e crescita collettiva, in linea con le Indicazioni per il curricolo del 2012. L’approccio del libro, dunque, si fonda sulla valorizzazione dell’identità culturale di ogni studente e sulla trasformazione della diversità in risorsa. Non si tratta solo di “conservare” le differenze, ma di attivarle, facendo della musica un ponte educativo che apra scenari di empatia, crei legami, stimoli il pensiero critico. Questa impostazione attiva è evidente nel fatto che il progetto non propone un’analisi delle canzoni in base al loro “passaporto di provenienza”, ma offre materiali vivi, che parlano a tutti i bambini. Le melodie e coreografie suggerite sono pensate per essere rielaborate e interpretate dagli studenti italiani, favorendo un incontro concreto tra culture. Si evidenziano i punti di contatto tra le tradizioni arabe, palestinesi ed ebraiche, colmando una lacuna nella rappresentazione delle culture meno conosciute. Una didattica che accoglie, dunque, ma anche una verità che ha bisogno di essere cantata, attraverso una musica che disarma, che educa. Come dice Tarazi, la missione dell’educatore è proprio questa: usare la musica per “offrire ai bambini una tregua dalle esperienze traumatiche” e renderli capaci di sentire ancora il calore della speranza. Tra i sette su cui il volume si basa, il testo della ninna nanna parla una lingua universale. Come è noto a tutti, poiché si presume che ogni persona sia stata cullata nei primi anni della propria vita al ritmo di una ninna nanna, essa è una delle prime forme di comunicazione tra adulto e bambino. La sua struttura semplice, cantilenante e ripetitiva -spesso in metro ternario- rievoca il cullare, il gesto naturale e ancestrale che accompagna il sonno. In Nini ya moumou (Dormi tesoro, dormi), melodia di origine marocchina ma diffusa in Palestina e nel mondo arabo, si manifesta una variazione: un ritmo in quattro quarti che amplifica le possibilità interpretative, lasciando spazio all’improvvisazione e alla personalizzazione del canto. Ne abbiamo parlato con Paola Anselmi, docente di Pedagogia Musicale per Didattica nel Conservatorio “Carlo Gesualdo da Venosa” di Potenza, che ha curato con Sonia Russino il capitolo dedicato alla ninna nanna Nini Ya Moumou. “Come le ninne nanne di tutto il mondo, – ha detto Anselmi, riferendosi a quanto scritto nel testo – anche questa porta con sé un messaggio rassicurante: il ritorno della madre, l’abbondanza di cibo, la vicinanza solidale del vicinato. È un canto che culla, protegge e prepara al sogno. La melodia è semplice con finezze che possono variare da regione a regione. La melodia che abbiamo scelto ha origine in Marocco, dove Nini ya momo pare sia la ninna nanna più famosa.

Il testo di “Nini ya moumou” (Dormi tesoro, dormi)
Nonostante le sue origini marocchine, questo brano è diffuso in moltissimi Paesi arabi, tra cui la Palestina, e viene cantato dalle famiglie ai bambini e alle bambine da tempi lontanissimi, tanto da assumere, come si vedrà nelle diverse versioni presentate, titoli che differiscono nella scrittura. Contrariamente all’usuale metro ternario spesso utilizzato nella ninna nanna, in Nini ya moumou l’impianto metrico si presenta invece in quattro quarti. È anche vero che la semplicità della melodia e la tradizione araba di improvvisare e personalizzare il canto aprono una opportunità per molteplici interpretazioni in termini di stile, andamento, durata e contenuti. Il progetto Paesaggi Musicali dalla Palestina promuove una didattica interculturale e affettiva, in linea con le Indicazioni per il curricolo del 2012. Il volume evita di classificare i brani per provenienza etnica o geografica. Le musiche sono scelte per la loro forza evocativa e per la loro capacità di dialogare con i bambini italiani, offrendo un’occasione per conoscere altri popoli ma anche per scoprire affinità profonde. Le tradizioni arabe e palestinesi, meno rappresentate nei contesti didattici, –ha concluso Anselmi- trovano spazio e dignità, colmando lacune nella narrazione culturale.”.
L’intento, dunque, è quello di trasmettere e perpetuare il gesto antico di cullare un bambino e cantargli una nenia, perché in esso si nasconde un atto di pace, proposta che coinvolge, in attività didattiche dedicate, genitori, docenti, studenti, ma anche gruppi di persone che, anche al di fuori del contesto scolastico, vogliano provare insieme l’emozione del canto rivolto a bimbi da 0 a 6 anni, attività che vengono proposte dall’associazione internazionale Musica in culla, di cui Anselmi è fondatrice e presidente.


Musica in culla, una proposta educativa, poetica e culturale
Un gesto semplice, ma universale. Questo libro lo trasforma in proposta educativa, poetica e culturale, dove ogni melodia non solo consola, ma costruisce ponti verso una vita più giusta e più rispettosa dei diritti dei bambini e delle bambine. Gli autori di questo libro, Paola Anselmi, Maria Grazia Bellia, Luca Dalmasso, Eliana Danzì, Mascia Dionisi, Checco Galtieri, Michela Miccio, Ciro Paduano, Gianni Petta, Alessandro Piacentini, Sonia Russino, hanno devoluto il proprio compenso al Mosaic Centre di Gerico, un laboratorio artigianale di mosaici, che è soprattutto un centro di promozione culturale e di formazione.
Biografia

Paola Anselmi
Pianista e clavicembalista, Paola Anselmi si è formata con i maggiori didatti e pedagogisti italiani e si è specializzata nella didattica e pedagogia musicale per l’Infanzia in Italia e negli Stati Uniti, con E.Gordon, B. Bolton e G. Piazza. Si dedica da 40 anni alla didattica da molte prospettive diverse: educatrice musicale nei Servizi educativi, maestra di Scuola dell’Infanzia, fondatrice e presidente dell’Associazione Internazionale Musica in Culla ‘Music in Crib’ e Coordinatore del Dipartimento Zerosei della Scuola popolare di Musica Donna Olimpia a Roma; autrice di testi di didattica applicata, contributi teorici e curatrice di albi illustrati: formatrice professionale in conservatori, università, comuni, ospedali, istituzioni pubbliche e private in Italia, Europa, Medioriente, Stati Uniti; membro del team del Progetto Europeo Interculturale ‘Musichild’ e del gruppo di ricerca OVMM che include Brasile, Corea del Sud, USA ed Israele, formatrice del Progetto europeo Music in, già docente di Pedagogia Musicale per Didattica nel Conservatorio Pollini di Padova, attualmente docente della stessa disciplina presso il Conservatorio Gesualdo da Venosa di Potenza. Ideatrice della formula dei concerti interattivi per l’infanzia e fondatrice dell’ensemble I Musicullanti di Roma, già docente e direttore artistico del gruppo MusicalinsiEME del Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano e fondatore e attualmente direttore artistico dell’Ensemble Tuttigiùdalpalco di Padova.