di Rocco Rosa
Il timore che il combinato disposto tra legge elettorale e riforma costituzionale possa determinare un corto circuito democratico è una opinione che va rispettata, ma secondo me, i correttivi li si individuano dalla parte sbagliata. La costituzione l’abbiamo modificata 91 volte , alcune per cose di struttura, serie, altri per mere modifiche su aspetti secondari. I sistemi elettorali soltanto 4 o 5 volte: legge truffa, porcellum, mattarellum,italicum, più le elezioni del sindaco e quelle per i Governatori regionali. L’idea che non facendo passare la riforma costituzionale si blocchi l’Italicum , per me è sbagliata, giacchè succederà esattamente il contrario, e cioè che un No metterà Renzi in condizione di puntellare quella legge che, in quanto segretario di partito gli mette in mano un’arma potentissima per rivincere il congresso e farsi uno schieramento parlamentare a propria immagine e somiglianza. Anche perché in un sistema leaderistico, come quello italiano, dove nessuno , a eccezione del Pd, fa più i congressi dei partiti, dove i Cesa, gli Alfano,i Casini in tanto contano in quanto possono mettere in lista qualcuno che gli porta i voti, questo meccanismo di nomina è l’ideale per poter tirare avanti fino a vecchiaia avanzata. A meno che non intervenga nel frattempo la Consulta è difficile immaginare che un proporzionale puro insieme al voto di preferenza possano entrare nell’agenda del premier, per il semplice fatto che proprio il combinato disposto tra riforma fallita e possibilità che dal basso arrivino forze incontrollate , lo mette in condizione di sminare ulteriori pericoli per la sua leadership. La melina che ha fatto con la sinistra del partito, è stata solo un prendere tempo, già sapendo che modifiche o non modifiche, assicurazioni o non assicurazioni sulle quote dei capilista, non sarebbe cambiato di molto l’atteggiamento elettorale di quella parte di Pd che ormai vede Renzi come un occupatore. Che Bersani dica di votare per il si, ma di non fare campagna elettorale, è un modo diverso per dire che Renzi non conti sui voti della minoranza. E se il Premier va avanti lo stesso, vuol dire che ha in mente di liberarsene, spostando il baricentro verso destra. SI va alle elezioni con questa legge. E se Renzi vince insieme allo schieramento di centrodestra, allora sì che la Costituzione verrà non emendata ma rivoltata come un calzino. A partire dalle regioni alle quali già ha tolto il 50 per cento di potestà legislativa esclusiva o concorrente, ma che al prossimo giro spariranno, su un entusiasmante ola di tanti cittadini che in questi decenni ne hanno visto di tutti i colori.