C’è una illustre scomparsa nell’economia potentina di cui pochi parlano, ed è l’imprenditoria edile , da sempre motore di questa città e che negli ultimi anni ha girato così velocemente da fondersi. Perché? Per tanti motivi ,che , spazio permettendo, cercheremo di esaminare. Il primo è che uno strumento urbanistico severo e difficile da farsi come il piano regolatore è stato soppiantato ad un sistema di deroghe , che ha permesso di decidere attraverso i piani di localizzazione. Il secondo è che qualche amministratore, prima di andarsene , ha ipotecato mezzo futuro concedendo tutto il concedibile. Questo non solo ieri, ma anche l’altro ieri, cioè vent’anni fa. Il terzo è che con un surplus di case, realizzato dal pool di imprese locali e da altri imprenditori di fuori regione che hanno trovato spazi ed agganci in città, ha trovato nella crisi ed in una città che decresce lo stop quasi definitivo dei cantieri . Il quarto è che l’economia del denaro, anche quella di provenienza dubbia, si sta posizionando su cose a redditività immediata , quali i discount, accaparrandosi le aree di pregio nelle zone più affollate. Il quinto è che una imprenditoria locale, sempre protetta e sempre agevolata, ancorchè in alcuni casi seria e capace di costruire a regola d’arte,oggi è incapace di trovare nuovi sbocchi lavorativi in settori nuovi, a cominciare dalla riqualificazione, dalla edilizia green e dalle case a basso impatto ambientale e a costi competitivi. Qui a Potenza gli imprenditori aprivano i cantieri già sapendo che sarebbero arrivati inquilini di lusso, una biblioteca, una caserma, un archivio di stato, un ente di nuovo conio. La spending e l’austerità hanno prodotto una inversione di tendenza e oggi, Corte dei conti vigile, un amministratore ci pensa due volte a fare un favore ad una impresa. Il sesto motivo è che, a livello decisionale , si tira a campare non immaginando o progettando un nuovo futuro per la città e per l’economia. Ci sono rioni interi i cui manufatti edilizi hanno passato da decenni il loro punto finale di invecchiamento e che richiedono decisioni circa la messa in sicurezza . Il cemento armato fatto negli anni cinquanta, ha perso quarant’anni dopo la sua capacità di tenuta. E negli anni cinquanta abbiamo fatto mezza città con l’Ina casa, lo Iacp e l’Incis . Interi rioni, Lucania, santa maria, verderuolo, viale dante, le palazzine bianche, via pasquale grippo, via verdi, sono a pericolo di crollo in caso di una ennesima scossa, e quello che è stato fatto dopo l’80 e 90 è di rimetterle in piedi non di assicurare che non cadano ancora. Forse è il momento che la Tegione convogli gli sforzi in questa direzione, trovando meccanismi agevolativi che possono andare ad invogliare ulteriormente gli inquilini intenzionati a rendere antisismica e moderna la loro abitazione. Un meccanismo di incentivazione al fitto, nel periodo in cui debbono lasciare le case, del tipo di quello introdotto per Bucaletto, sarebbe una possibile soluzione. Ma, quale che sia l’incentivo aggiuntivo al già grande contributo ( si arriva fino all’85%) che lo Stato riconosce a chi ristruttura in versione antisismica la propria abitazione , è essenziale metetre su una squadra per la rigenerazione del tessuto urbano, sia di quello antico, sia di quello solamente vecchio.
A POTENZA, CASE VECCHIE ED EDILIZIA FERMA
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