LAVELLO, IL PAESE CHE BALLA

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Cari Amici e lettori di Talenti Lucani,

la rubrica “Dialettando” va in ferie fino al 6 settembre giorno in cui ritornerà per parlare del dialetto di Montemilone (pdr 2) procedendo così secondo la numerazione data ai comuni lucani nelle carte dell’A.L.Ba. Siamo molto felici di continuare quest’avventura alla scoperta dell’ immenso patrimonio linguistico della Basilicata con tutti voi che leggete la nostra rubrica e speriamo di continuare, magari aprendo per l’autunno anche una piccola rubrica nella quale voi potrete porre qualche domanda o chiedere di soddisfare qualche curiosità. Grazie e buone vacanze a tutti

Patrizia Del Puente

 

 

 

Lavello: il paese che balla         

 

 

  • La lingua

Secondo Giacomo Racioppi il toponimo Lavello deriva dal latino LABELLUM, un termine che designava, verosimilmente, un contenitore in legno o in marmo, destinato alla raccolta dell’acqua per abbeverare il bestiame.

Il dialetto di Lavello fino al 2007 non è stato oggetto di particolare interesse dal punto di vista scientifico, rientrando nel novero dei tanti patrimoni linguistici inesplorati che compongono la nostra Regione.

Solamente dal 2010, anno di pubblicazione del primo volume dell’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba.), anche il tesoro linguistico lavellese ha potuto svelare al mondo scientifico la sua ricchezza.

Tra gli elementi fondamentali negli studi linguistici ci sono sicuramente le vocali accentate (vocalismo tonico), che in ogni lingua locale danno vita ad un “sistema”, creatosi dalle evoluzioni delle vocali accentate latine. Sotto questo aspetto il lavellese mostra un modello cosiddetto di “transizione”, intendendo con questo termine uno stadio evolutivo intermedio tra il sistema “arcaico”, in cui si conservano i timbri di tutte le vocali latine e il sistema più innovante cosiddetto “romanzo occidentale”, presente anche nell’italiano.

In particolare dai dati dell’A.L.Ba. è emerso che il sistema delle vocali accentate del dialetto di Lavello non è stabile, tanto che per una stessa vocale etimologica possono registrarsi esiti diversi, ad esempio per la parola ‘mille’, derivante dal latino MĪLLE, si sono registrate ben tre forme [ˈmel:ə] méllë, [ˈmɪl:ə] mịllë e [ˈmil:ə] millë, lo stesso accade anche per la parola ‘uno’, derivante dal latino ŪNU(M), che ha fatto registrare le forme [ˈounə] óunë, [ˈʊnə] ụnë e [ˈunə] unë.

La presenza di tre esiti diversi della vocale tonica per una stessa parola mostra come il dialetto di Lavello stia cambiando, infatti, mentre le forme [ˈmel:ə] méllë e [ˈɔunə] òunë, sono da considerarsi le più arcaiche e tipiche del lavellese, le altre ci mostrano una tendenza degli esiti verso il modello italiano.

Le vocali accentate si modificano anche a causa di un altro fenomeno, la metafonia, che provoca un innalzamento del loro timbro quando alla fine della parola latina si trovava una -I o una -U. Questo fenomeno è molto importante per le lingue locali, che grazie ad esso riescono a fornire informazioni grammaticali fondamentali. La metafonia, infatti, permette di distinguere il plurale dal singolare, ad esempio se consideriamo la parola ‘dente’ vediamo come nel singolare abbiamo la forma [ˈdɛndə] dèndë < DĔNTE(M), mentre nel plurale avremo la forma [ˈdində] dindë < DĔNTI. Lo stesso accade per la parola ‘piede’, che al singolare presenta la forma [ˈpedə] pédë < PĔDE(M), mentre nel plurale la forma registrata è [ˈpidə] pidë < PĔDI.

Inoltre la metafonia permette di differenziare anche il genere maschile dal genere femminile. Ad esempio se consideriamo l’aggettivo ‘buono’ avremo al maschile la forma [ˈb:unə] bbunë < BŎNU(M) e al femminile la forma [ˈb:onə] bbónë < BŎNA. Lo stesso accade anche con l’aggettivo ‘grosso’, che presenta al maschile la forma [ˈɣrus:ə] (g)russë < GRŎSSU(M) e al femminile la forma [ˈɣrɔs:ə] (g)ròssë < GRŎSSA.

In questi casi, dunque, nel lavellese le informazioni riguardanti il numero e il genere non sono fornite dalla vocale finale, che si indebolisce e quindi non può svolgere questo compito, bensì dalla vocale accentata il cui timbro si modifica nel plurale e nel maschile.

La metafonia offre un bell’esempio riguardo all’importanza degli studi dialettali perché mostra come il lavellese abbia adottato dei meccanismi di funzionamento diversi, sia rispetto al latino, la lingua da cui deriva, sia rispetto all’italiano, di cui può considerarsi lingua sorella.

Inoltre gli esempi [ˈpedə] e [ˈdɛndə] ci permettono di vedere anche un altro fattore che produce il mutamento della vocale accentata. Si tratta della cosiddetta “sensibilità alla struttura sillabica”. Infatti, alcuni dialetti lucani, tra cui il lavellese, presentano esiti diversificati a seconda che la sillaba contenente la vocale tonica termini con una vocale o con una consonante. Nel primo caso la sillaba si definisce “libera”, perché terminante in vocale, mentre nel secondo caso la sillaba si definisce “implicata” perché terminante in consonante. La differenza consiste nel fatto che per una stessa vocale etimologica, in questo caso -Ĕ-, il lavellese presenta l’esito chiuso -Ĕ- > -/e/- se la sillaba è “libera” PĔ-DE(M) > [ˈpedə] pédë e l’esito aperto -Ĕ- > -/ɛ/- se la sillaba è “implicata” DĔN-TE(M) > [ˈdɛndə] dèndë.

Le caratteristiche linguistiche passate in rassegna finora mostrano alcune trasformazioni della parlata di Lavello rispetto alla lingua madre, il latino. Tuttavia, accanto a queste trasformazioni, si notano anche evidenti elementi di condivisione. Tra questi ne segnaliamo uno in particolare che riguarda il genere neutro, argomento trattato di seguito nel commento alla carta.

Le indagini dell’A.L.Ba., contestualmente ai dati linguistici, raccolgono anche materiale riguardante la cultura dei tempi passati. Questo importante patrimonio, infatti, veicolato per secoli dalle nostre lingue locali, rischia seriamente di cadere nell’oblio se non si procede in tempi rapidi ad una sua raccolta ragionata e sistematica. Il terzo volume dell’Atlante, in particolare, si è occupato di questo aspetto, raccogliendo il lessico relativo alle parti della casa tradizionale e agli utensili domestici, molti dei quali oggi non più in uso.

Tra gli elementi della casa che hanno subito notevoli modifiche nell’ultimo secolo c’è sicuramente la struttura del letto [ˈlit:ə] littë. In passato, infatti, essa era costituita da numerosi elementi. C’erano i [pidəˈstad:ə] pidëstaddë, i sostegni, di solito in ferro, su cui si poggiavano le ‘assi di legno’ [ˈtavələ] tavëlë. Su queste assi veniva adagiato un materasso rudimentale imbottito con foglie secche di pannocchia, questo elemento a Lavello prende il nome di [saˈk:unə] saccunë o [saˈk:onə] saccónë. Le famiglie benestanti, invece, possedevano il materasso imbottito di lana [mataˈrat:sə] matarazzë. Accanto al letto si trovava un comodino in legno dalla forma longilinea [kuluˈn:ɛt:ə] culunnèttë, al cui interno era conservato il vaso da notte. Quest’ultimo elemento a seconda della forma e del materiale con cui era realizzato prendeva i nomi di [pəʃ:aˈturə] pëššaturë, [rəˈnalə] rënalë, [ˈkandərə] candërë.

Gli esempi passati in rassegna rappresentano soltanto una piccola parte della ricchezza culturale e storica custodita dal dialetto lavellese. Esso, infatti, come ogni lingua locale, è indissolubilmente connesso alla storia e alla cultura del suo territorio e rappresenta un elemento identitario importantissimo, una delle gemme che compongono il tesoro linguistico della Basilicata.

  • UNO SGUARDO ALL’ A.L.BA.: CARTA 3 bis, VOLUME III, SEZIONE IV.

Nel dialetto di Lavello si possono incontrare due tipi di articoli determinativi [u]e [ru]. Essi sono associati a nomi che nella lingua italiana sono sempre di genere maschile .

Esempi: u pòuzë [u ‘pɔutsə]‘il polso’, u cuddë [u ‘kud:ə]‘il collo’, u córë [u ‘korə]‘il cuore’; ru ppanë [ru ‘p:anə]‘il pane’, ru llattë [ru ‘l:at:ə]‘il latte’, ru mmélë [ru ‘m:elə]‘il miele’

Influenzati dal modello dell’italiano gli stessi parlanti pensano che entrambe le forme dell’articolo altro non siano che varianti del determinativo maschile e invece no.

Sicuramente [u]è l’articolo determinativo singolare maschile, ma [ru], invece, si associa ai nomi che sono di genere neutro. Si, proprio così, il lavellese, come altri dialetti della Basilicata, oltre a presentare per i sostantivi i generi femminile e maschile, presenta anche quello neutro.

In tale genere rientrano due categorie di parole ben precise: i nomi di materia come per esempio “il pane”, “il latte”, “il miele” e gli infiniti sostantivati ad esempio “il dormire”, “il mangiare”, ecc.

Anche il latino presentava il genere neutro, ma nel dialetto di Lavello si registra a volte qualche differenza rispetto alla lingua madre. Per esempio in latino “pane” non era di genere nutro, mentre in lavellese sì.

Come si può vedere dalla carta A.L.Ba., il genere neutro è ben presente in Basilicata in tutte le aree colorate in azzurro mentre non è così stabile in quelle colorate in rosa pur essendo comunque presente.

Il neutro può essere espresso in due diverse maniere:

  1. usando un articolo determinativo diverso da quello maschile e con il rafforzamento fonosintattico della consonante iniziale (tipo 1)
  2. con il solo rafforzamento della consonante iniziale, senza cambiare la forma dell’articolo rispetto ai lessemi di genere maschile (tipo 2).

Nei due tipi rientrano le seguenti serie di esempi:

– tipo 1 per es. lavellese: ru ppanë [ru ‘p:anə]‘il pane’, ru llattë [ru ‘l:at:ə]‘il latte’, ru mmélë [ru ‘m:elə]‘il miele’ ~ u pòuzë [u ‘pɔutsə]‘il polso’, u cuddë [u ‘kud:ə]‘il collo’, u córë [u ‘korə]‘il cuore’;

– tipo 2 altri dialetti lucani : u ppanë [u  ‘p:anə] ‘il pane’, u llattë [u ‘l:at:ə]‘il latte’, u mmélë [u ‘m:elə]‘il miele’ ~ u puzë [u ‘putsə]‘il polso’, u cuddë [u ‘kud:ə]‘il collo’, u córë [u ‘korə]‘il cuore’.

 

Quando nel passato si pensava, in maniera erronea, che i dialetti fossero una distorsione dell’italiano o addirittura lingue ad esso inferiori, si faceva un grande errore. La presenza di un genere in più rispetto ad altre lingue che pur derivano dal latino come i nostri dialetti, fornisce un’ulteriore prova della dignità e dell’importanza che i essi rivestono nella ricostruzione di tutta la nostra cultura e delle nostre singole identità.

 

  • Carnëvalë chjinë d’olië, góšë carnë e ccrai fòglië

[karnə’valə’ kjinə dˍ’oliə, ‘goʃə ‘karnə e ‘kːrai ‘fɔʎə]

 

Come recita il proverbio che funge da titolo: “Carnevale pieno d’olio, oggi carne e domani verdura”, ossia a Carnevale è tempo di divertimento e in Quaresima di penitenza. Il periodo del Carnevale a Lavello, infatti, inizia il primo sabato dopo il 17 gennaio e termina il sabato della Pignata, successivo al mercoledì delle ceneri quando comincia la Quaresima. Ogni sabato sera si svolgono in vari punti del paese i ‘festini’ fëstéinë [fə’steinə], tipiche feste da ballo, che terminano solo all’alba.Il carnevale lavellese affonda le sue origini in epoche lontane e coinvolge l’intera comunità.

All’inizio queste feste venivano organizzate, tra amici e parenti, all’interno di abitazioni private. I presenti, anzianë e criatóurë [an’tsjanə e kria’tourə] ‘anziani e bambini’, tra musica e balli, aspettavano l’arrivo delle maschere, maškërë [‘maʃkərə]. La maschera tipica del carnevale di Lavello è il Domino, Dòmënë [‘dɔmənə]. Il costume è così composto: cappuóccë  [ka’pːwotːʃə] ‘cappuccio’, mandèllë [man’dɛlːə] ‘mantello’, tunëkë [‘tunəkə] ‘tunica’, lazzë [‘ladːzə] ‘laccio’, e bbòrza [‘bːɔrtsa] ‘borsa’. Alle origini la maschera era completamente nera, oggi il colore che la comunità di Lavello ha scelto per il costume è il rosso. Il Domino non è solo un costume, ma anche e soprattutto la maschera che, coprendo la persona, annulla le differenze sociali: non esistono più padroni e braccianti ma solo divertimento. Garante dei Domini è il Conduttore Cundëttórë [kundə’tːorə], figura non mascherata che, accompagnata da un bastone paròcchëlë [pa’rɔkːələ], tiene a bada le maschere e assicura agli organizzatori dei festini le loro buone intenzioni. Durante i festini, mentre i gruppi di maschere aspettano il loro turno per entrare a ballare, i padroni di casa offrono ai propri ospiti il frutto del loro lavoro culinario: patanë e lambašóunë [pa’tanə e lamba’ʃounə] ‘patate e lampascioni’ o, i più ricchi, patanë e carna murtacéinë [pa’tanə e ‘karna murta’ʧeinə]. La carna murtacéinë è la carne delle pecore ammalate. Quando un pastore si accorgeva della malattia di una delle sue pecore l’ammazzava e ne vendeva la carne a basso costo.

Oggi i festini, per l’elevato numero dei partecipanti all’evento, non si organizzano più solo in abitazioni private,  ma soprattutto all’interno di locali dove si offrono ballo e ospitalità.

Nel 2015 il Carnevale di Lavello è stato riconosciuto dalla Regione Basilicata Bene Culturale Intangibile e l’Amministrazione Comunale ha provveduto alla registrazione del marchio ‘Il Domino di Lavello – Il Paese che balla’ così da mantenere e preservare nel tempo questa tradizione fortemente radicata nella società.

Sul carnevale lavellese ci sarebbe ancora tanto da scrivere e infatti tanto è stato scritto dal cultore locale Mauro Antonio Gravinese, che ringraziamo per averci fornito le informazioni affascinanti e preziose raccolte nel suo ultimo lavoro ‘Il carnevale storico di Lavello’ appena pubblicato.

Di seguito riportiamo, trascritta in ADL (Alfabeto dei Dialetti Lucani) e IPA (Alfabeto Fonetico Internazionale) una canzone tipica del carnevale ‘U carnëvalë dë Laviddë interpretata per la prima volta nel settembre del 1950 da Nino Catarinella nella I Sagra lavellese. Il testo è stato scritto da Natella Fuggetta, la musica è di Pietro Fuggetta.

 

 

Trascrizione IPA

[u karnəˈvalə də laˈvid:ə]

 

Trascrizione ADL

u carnëvalë dë laviddë

[rə k:afunˈdʒed:ə so ˈt:ut:ə ˈb:ɛl:ə  e n:u ndʒ_ɛ d:a dub:əˈta e k:a ˈsulə a g:warˈd:al:ə tə ˈfan:ə paˈt:sja

a l:aˈvid:ə so ab:əˈtwatə a t:əˈne li fəˈsteinə a ˈs:unə də rəɣaˈnɛt:ə kə tíar:əkriuˈleinə

e ˈv:ɛn:ə rə f:rəˈstjerə da ˈtut:ə sti paˈjeisə p:ə ˈf:arəsə nu b:aˈl:ɛt:ə kə li lavəˈd:eisə

s_aˈb:al:ə la taranˈdɛl:ə e li ˈsunə so d:ʒa ak:urˈdatə sə ˈʃɛt:anə li kumˈbit:ə ˈsopía r:ə n:am:uˈratə

oˈɲ:unə sə dəˈvɛrtə e ˈt:ɛnənə nu fəˈsteinə p:ə f:a ab:aˈl:a líaˈmeitʃə kə ˈt:ut:ə li vəˈtʃeinə

lu ˈtut:sulə a la ˈpɔrtə kumˈba ˈfam:ə traˈsejə p:ə f:a ab:aˈl:a stə ˈm:aʃkərə ka də ˈteivə so aˈmitʃə ˈfeinə

s_aˈb:al:ə la kondraˈdændzə balanˈdze e t:urbiˈne sə ˈpas:ə a la granduˈʃ:e a l_ambˈlas:ə e f:raˈp:e

rə k:afunˈdʒed:ə so ˈt:ut:ə ˈb:ɛl:ə e n:u ndʒ_ɛ d:a dub:əˈta e k:a ˈsulə a g:warˈd:al:ə tə ˈfan:ə paˈt:sja]

rë ccafungéddë só ttuttë bbèllë e nnu ng’è dda dubbëtà e cca sulë a gguardallë të fannë pazzià

a llaviddë só abbëtuatë a ttëné li fëstéinë a ssunë dë rë(g)anèttë chë t’arrëcriuléinë

e vvènnë rë ffrëstiérë da tuttë sti paiéisë ppë ffarësë nu bballèttë chë li lavëddéisë

s’abballë la tarandèllë e li sunë so ggià accurdatë së šèttanë li cumbittë sop’a rrë nnammuratë

ognunë së dëvèrtë e ttènënë li fëstéinë ppë ffa abballà l’améicë chë ttuttë li vëcéinë

lu tuzzulë a la pòrta cumbà fammë traséië ppë ffa abballà stë mmaškërë ca dë téivë só amicë féinë

s’abballë la condradænzë balanzé e tturbiné së passë a la granduššé a l’amblassë e ffrappé

rë ccafungéddë só ttuttë bbèllë e nnu ng’è dda dubbëtà e cca sulë a gguardallë të fannë pazzià

 

 

Traduzione

Il carnevale di Lavello

“Le contadinelle sono tutte belle e non c’è da dubitare che solo a guardarle ti fanno impazzire/ a Lavello sono abituati a tenere i “festini” a suono di organetto che ti fanno divertire/ e vengono le “forestiere” da tutti questi paesi/ per farsi un balletto con i lavellesi/ si balla la tarantella e i suoni sono già accordati/ si buttano i confetti sulle fidanzate.

Ognuno si diverte e tengono i “festini” per far ballare gli amici con tutti i vicini/ bussi alla sua porta/ «Compare, fammi entrare per far ballare queste maschere che sono tuoi amici fidati»/ si balla la quadriglia, balanzé e turbiné, si passa alla granduscé, l’amblasse e frappé (i nomi dei comandi sono riportati come pronunciati nel dialetto lavellese).

Le contadinelle sono tutte belle e non c’è da dubitare che solo a guardarle ti fanno impazzire”.

 

Curatori:

  1. La lingua_ Francesco Villone
  2. Uno sguardo all’ A.L.BA.: carte 3 bis, volume III, sezione IV._ Gruppo A.L.Ba.
  3. Carnëvalë chjinë d’olië, góšë carnë e ccrai fòglië_ Giovanna Memoli e Teresa Carbutti
  4. File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani: Lavello_ Potito Paccione

ADL_LAVELLO

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Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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