Se la iniziativa di sospendere gli aumenti previsti per legge delle tariffe dell’acqua minerale imbottigliata nei territori idrotermali della Basilicata era un tentativo di iniziare la marcia indietro chiesta dalle compagnie, il disegno è votato al fallimento dopo l’intervento di oggi dell’Assessore Cupparo. Non se ne parla, quei soldi chiesti in più, principalmente per l’acqua imbottigliata in bottiglie di plastica, servono per ricompensare le comunità di riferimento, con opere di riqualificazione valide a proteggere la stessa risorsa idrica. Ritengo, dice Cupparo a scanso di equivoci che non si possa arrivare all’assurdo che l’acqua utilizzate da tutte le altre imprese per fini industriali costi di più rispetto all’acqua che viene utilizzata alle fonti minerali per scopi commerciali. Più chiaro di così!
Ma l’assessore porta anche le cifre ufficiali di quella che è il vero resoconto di un rapporto oggi ancora troppo squilibrato: la Regione ha incassato nel 2019: 881 mila 136,18 euro quale “tassa imbottigliato” e 63 mila 38,14 euro per “canoni di concessione”. Attualmente la tassa per imbottigliato è pari ad 1 euro al metro cubo. La proposta che ho sostenuto- dice Cupparo- è di passare a 2 euro al metro cubo imbottigliato in plastica e a 1,50 euro al metro cubo imbottigliato in vetro. Inoltre poiché l’acqua emunta dalle imprese concessionarie non è stata mai pagata chiediamo alle stesse il pagamento secondo la tariffa prevista per il consumo di acqua ad uso industriale. A conti fatti – dice Cupparo – con gli aumenti decisi e il pagamento, per la prima volta, dell’acqua emunta, raggiungeremo all’incirca il raddoppio dell’attuale incasso complessivo e comunque siamo molto lontani dalle cifre diffuse dall’associazione di categorie delle aziende acque minerali.
In conclusione, per l’assessore alla politiche industriali, e’ semplicemente impensabile “che una risorsa del nostro territorio utilizzata a fini industriali e commerciali non debba produrre benefici in particolare a territori come Viggianello, Castelluccio, Rionero, Melfi, Atella (comprensorio Monticchio) e altri che subiscono in termini di sfruttamento di risorse proprie, a beneficio di altri soggetti. Né è tanto meno tollerabile che le imprese delle aree industriali paghino l’acqua utilizzata e ad altre siano concessi vantaggi del tutto inspiegabili. L’art. 6 della Legge regionale n.10 del 20 marzo 2020 – continua l’assessore – riconosce il sacrificio dei territori delle sorgenti che potrà essere attenuato dall’afflusso continuativo di risorse tali da permettere azioni di riequilibrio per risanare in parte i danni subiti”.