AL DI QUA DELLO STIGE, COLLOQUIO CON ORAZIO

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LUCIO TUFANO

LUCIO TUFANO

DI ESSENZE, DI PROFUMI E DI VINI (1)
L’odore inebriante di mirto e calamo pervade la sala circolare dei marmi, perimetrata di colonne. Lungo il colonnato e al centro di essa sono installati tripodi e are che emanano vapori. Una figura in tunica e sandali dal fondo della sala ci invita a seguirlo. Riconosciamo in lui il nostro poeta Orazio. Varchiamo sommessi ed incuriositi la soglia di una sala più grande, 220px-Quintus_Horatius_Flaccuspiena di piante, di tavole imbandite e di triclini. Un’aria fresca e olezzante spira da ogni parte, un’aria che non è nostra. Il forte chiarore provocato dalle cento torce applicate alle pareti illumina il labile confine tra la morte e il sogno. Abbiamo la sensazione di essere altrove, in un altrove indefinito, al di qua degli inferi.
Sono appena usciti dal tepidarium. L’espressione di benessere traspare dai volti. Orazio, malizioso e cordiale come sempre, ci impone subito di tacere e di non fare domande: Leggeremo le vostre domande ancor prime che voi le formuliate. A noi che stiamo per chiedergli il perché di quel delicatissimo odore che emana anche dalla sua persona, ci fa osservare come per Plutarco i profumi ritemprino il corpo, come Eliogabalo amasse le misture di rosa e assenzio e Caligola ne facesse cospargere le pareti del suo bagno … è così forte l’uso dei profumi presso di noi che nell’assimilare rapidamente la religione dei greci, sotto Crasso, una legge attribuì ad ogni divinità un profumo personale: il costus a Saturno, la cassia e il benzoino a Giove, il muschio a Giunone, l’aloe a Marte, lo zafferano a Febo, il mastice a Febe, il cinnamomo a Mercurio e l’ambra gialla a Venere. E poi …? Non è con gli odori che finiscono tutti? Gli essere, i paesi e le cose? Tutte le avventure umane non se ne vanno attraverso il naso?
20035Mentre ci dirigiamo in direzione di alcune tavole e degli appositi triclini, dopo una breve pausa, riprende con mestizia: Non v’è bisogno che voi vi accingeste a guadare lo Stige, ch’è noi ci siamo spinti oltre di esso, presso di voi per trascorrere con voi un po’ di quel tempo che per noi è eterno. Ho abbandonato i campi elisi ove trascorre monotona la mia immortalità e quella di tanti altri. Ho ripercorso l’Erebo attraverso i nembi e gli umori dello Stige, ed ho preferito questo luogo per incontrarvi, ancora intatto tra storia e irreale, un luogo metafisico che i registi della notte hanno eretto e gli architetti di Roma hanno rifatto per il mio bimillenario e dove vi ospito tra melodie e rituali per farvi le mie confidenze, per conservare con voi che avete insistito per vedermi ed avete il senso indefinito dell’imperturbabile fluire del tempo. Qui vi è gente che indugia da millenni con me. Avrei potuto farmi accompagnare a questo incontro da qualche amico fraterno. Ecco lì che conversa, Catullo, poeta dolce e raffinato, con alcune matrone, e Ovidio, più in là solo e mesto, e ancora, tra tutta quella gente, ecco Virgilio, che ripete i suoi sublimi versi ad alcuni amici … Con il permesso dei Superi, abbiamo potuto portarci fin qui, presso di voi, a celebrare le nostre feralie e prima di partecipare a questo incontro conviviale i servi hanno passato le nostre vesti sopra bracieri di resine oleose.
Effluvi delicati ci accolgono nella vasta sala piena di voci e di gente. Orazio e un suo accompagnatore ci fanno accomodare ad una tavola. Prima delle portate una schiava passa da un triclino all’altro e versa da un’anfora acqua aromatica nelle mani dei convitati. E i cibi che arrivano, appena si distinguono tra le nebbie.
Si è vero – afferma a noi, storditi da tutto quel frenetico effluviare di aria, di persone, uomini e donne giovani, personaggi e matrone, di vasellame ed anfore – la organizzaz0560_03ione dei banchetti assume talvolta forme spettacolari.
Alcuni schiavi hanno già versato essenze sui piedi dei commensali quando, con profonda sorpresa di tutti, il soffitto si apre, liberando ghirlande, gioielli e ampolline di odori, subito distribuite agli ospiti. Qui Orazio ci racconta come, nel palazzo di Nerone, il soffitto della stanza da pranzo, composto di tavolette di avorio animate, lasciasse lentamente scendere sui convitati fiori ed essenze varie.
Alla domanda sui vini, Orazio risponde che i più pregiati sono quelli aromatizzati all’assenzio e alla rosa, severamente tassati da Diocleziano perché afrodisiaci: Ma, detto fra noi – continua – come posso io fare a meno del vellutato e gustoso Aglianico, buono per innaffiare l’arrosolata cacciagione e il capretto appena spruzzato di olio e aceto, rosmarino e origano, il mitico vino i cui vitigni affondano le radici nelle asciutte pozzolane del Vulture che dorme il suo sonno perenne, il vino rosso rubino, di sapore pieno e morbido, o del Falerno, da Plinio considerato il miglior vino dei campi Flegrei? Voi vorreste anche che io confermi quanto stessero a cuore le fave, le laganum e il cacio pecorino, le verdure, a me seduto davanti al focolare negli anni della mia adolescenza e nei lunghi inverni della mia infanzia fiabesca.
E l’appetito vienimages14US5JR8e stimolato con tutti questi aromi? – gli chiedo.
Non di sicuro – risponde – ma quello erotico certamente sì. Infatti non vi farò rimpinzare bensì, ancora svegli e leggeri di stomaco, vi farò aggredire da superbe schiave macedoni dalle cosce levigate e dai seni turgidissimi e dirò loro di genuflettersi alla ebbrezza lasciva delle vostre carezze.

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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