«Vedendo la mia passione per i motori – e i miei giocattoli tutti collegati a questa disciplina – mio padre mi comprò un go-kart. Avevo quattro anni». Non è Fernando Alonso a parlare. Si chiama Aldo Festante, è un pilota di Capua ed è ancora minorenne. Adesso corre nel campionato italiano di Formula 4.
Ma solo dopo una lunga parentesi. «Dopo 2-3 volte, dovetti smettere per motivi d’asma». La passione è ritornata a 11 anni, per puro caso. Un amico lo aveva invitato su un go-kart da noleggio. Subito dopo, il primo go-kart con cui allenarsi seriamente.
Martedì 18 l’ho intervistato per www.cambiogomme.wordpress.it, l’altro blog per cui scrivo. L’intervista è stata veloce: tra coetanei ci si intende. «L’anno scorso abbiamo deciso che era il momento giusto per il grande passo» racconta Aldo quasi subito. Perché la Federazione internazionale dell’automobile pochi anni fa ha fondato una nuova categoria. La Formula 4, appunto. E l’Italia è stato uno dei primi Paesi ad attivare una propria serie nazionale.
Per adesso, Festante ha 1 punto all’attivo e il 32° posto in classifica (ma su oltre cinquanta concorrenti). «Il potenziale era ed è molto più alto di quello che è stato mostrato fino adesso. Ho subito molto la mia inesperienza, ho fatto molti errori per questo». Ma non si piange certo addosso. Anzi. «Tutto sommato penso che soprattutto in gara ho raccolto tantissima esperienza, che penso che mi servirà moltissimo il prossimo anno».
Il salto dal go-kart alla monoposto non è facile. «La prima cosa che cambia è la frenata. Col kart la frenata finisce prima di iniziare a sterzare. Con la macchina, essendo molto più pesante e avendo sospensioni e ammortizzatori (cose che il kart non ha), bisogna aiutare lo spostamento dei pesi con i freni. Il grip dipende dal modo in cui freni e dal modo in cui acceleri». Ma non è solo questione di tecnica. Anche duellare è diverso, quando tra le mani si ha una Formula 4. «Magari con i kart si poteva essere molto più istintivi per un sorpasso. Con la macchina bisogna calcolare molto bene, bisogna essere molto più attenti. Soprattutto si poteva spingere o appoggiarsi al paraurti del kart davanti, mentre con la macchina no, è molto pericoloso». E pensare che non ha nemmeno la patente! «Ho il patentino! Quello che in gergo si chiama il 125…» scherza.
Le giornate di un pilota, anche se molto giovane, rimangono dense. Si allena molto spesso: palestra e cardio. Sport di gruppo e individuali, braccia e gambe. E in più «mi alleno nella palestra di casa mia con Skype, in diretta coi ragazzi di ProPerformance, che mi fanno provare esercizi nuovi o cose del genere». E una corsetta ogni mattina, per non farsi mancare niente – tranne quando il calcetto della sera prima si fa sentire…
Ma la scuola? Aldo dovrebbe frequentare il terzo superiore. «Questo è il primo anno che ho lasciato la scuola». Farà da privatista gli ultimi tre anni. È perfettamente in regola, ha frequentato scuole pubbliche senza intoppi. «L’unico problema non riguardava i voti, bensì il tempo». Perché il motorsport ti assorbe.
Lanciatissimo verso i prossimi mesi, ritiene di avere tutte le carte in regola per «metterci lì davanti». Dopotutto la F4 è una serie molto formativa, piena di briefing tecnici e di incontri con i giovani piloti. Anche per questo è rinomata a livello internazionale. «Entrarci è davvero una bella sensazione». È anche un bel nido in cui crescere, visto che l’ambiente non è severo. Anche in squadra si trova bene. «Sì, a conoscerli tutti, li conosco tutti. Quanti sono? Una ventina? Uno di più, uno di meno…».
L’ultima gara si corre a Monza, il 30 ottobre. «Una pista bellissima, e avere l’ultima corsa là la rende ancora più speciale». È molto fiducioso per quel weekend. E siccome il suo miglior risultato quest’anno è stato il decimo posto, l’obiettivo minimo è la nona posizione. Ma chissà…
Al futuro ci pensa? «(l’idea è) seguire il percorso che tutti pensano sia giusto. Il famoso 4-3-2-1». Dalla Formula 4 alla Formula 1. Passando per la Formula 3 europea? «No, non ne ho idea! Sinceramente non ne ho idea! Pensiamo sempre all’evento subito successivo, per il futuro c’è tempo per decidere!».
E va bene, un passo alla volta! Cresceremo con te vedendoti correre, e sarà anche più divertente.
